Le guerre

Tra i problemi più gravi che si hanno, quando si entra in guerra (e per di più in un gigantesco conflitto civile planetario), si annoverano i seguenti:
1) Ce ne siamo accorti?
2) In caso affermativo, come intendiamo combatterla, facendo riferimento a quelle precedenti o a quelle future?
3) Siamo consapevoli della natura assolutamente rivoluzionaria della nostra guerra (esempio clamoroso di totale incomprensione: la Germania del 1939-45, che combatté una guerra prussiana, non nazionalsocialista, e che perse TUTTE le occasioni possibili di farne una guerra rivoluzionaria, per il sempiterno problema del complesso di (infondata) superiorità che si porta dietro)?
4) Disponiamo degli strumenti per vincerla, o ci accontenteremo di un conflitto testimoniale?
5) Abbiamo compreso COME si combattono le nuove guerre, grandi o piccole che siano, o muoveremo all’assalto del nuovo che avanza con i “collaudati” strumenti del passato, quelli che almeno una garanzia la offrono: la sicura sconfitta?
       Poi ovviamente di interrogativi potrebbero essercene molti altri, ma uno almeno è dominante e immutabile: è chiaro che ci troviamo di fronte a una gigantesca guerra civile planetaria tra “beati possidentes” e “underdog”, oppure ambiamo a fare come i partiti socialisti del 1914, i quali – invece che fare riferimento al loro universo di valori, condivisibili o meno che fossero – si fecero ricattare dalle retoriche nazionalistiche della cultura dominante? Nel caso di specie, a individuare – ahahahahaha!! – nell’Islam il “nemico principale”. Magari lo sarà pure, ma lo è degli “occidentali”. Personalmente, il solo concetto di Occidente mi dà il vomito…
      Non sono quesiti da poco, e chi scrive non ha certo risposte definitive, ma porre il problema nella giusta luce è già una sia pur minimale forma di soluzione. Per contro, vedo solo guerre per poltrone. Tanto lecite quanto inutili, fatta eccezione per i glutei di coloro che vi poggeranno sopra.

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