IL TRICOLORE SU GORIZIA

Pietro Badoglio

Alla fine di novembre il tenente colonnello Pietro Badoglio fu assegnato alla 4ª divisione in qualità di capo di stato maggiore ed abbracciò con entusiasmo il progetto elaborato da Montuori ed ormai approvato anche dal comando della II ª armata. A metà di dicembre iniziarono su larga scala i lavori di sistemazione del terreno di avvicinamento per l’attacco al Sabotino, destinati a proseguire per oltre sei mesi. Gli uomini della brigata Livorno tracciarono i primi camminamenti e ricavarono nella roccia i primi rudimentali ricoveri. Secondo le indicazioni di Montuori i lavori non interessarono tutta l’estensione del fronte del Sabotino, ma si concentrarono in tre punti: in alto attorno al “Dentino”, nella zona dei “Massi rocciosi” a quota 239 difronte al “Fortino” e più in basso a ridosso delle linee austroungariche oltre il “Fortino”. Questa originaria impostazione fu notevolmente ampliata, sino ad interessare l’intero campo di battaglia, a partire dal febbraio 1916, quando Badoglio assunse l’incarico di dirigere e sollecitare i lavori d’assedio.

Le circostanze che portarono alla nomina piuttosto insolita di un ufficiale come Badoglio, proveniente dall’artiglieria e capo di stato maggiore di divisione, al comando di un reggimento di fanteria in prima linea non sono ancora oggi del tutto chiare. Secondo alcune fonti sarebbe stato lo stesso Badoglio ad insistere con il generale Montuori per avere il comando del 74° fanteria schierato nel settore dell’alto Sabotino a ridosso delle linee austroungariche; secondo altre invece la destinazione di Badoglio in prima linea con il compito di coordinare i lavori di assedio sarebbe stata caldeggiata dal “generalissimo” Cadorna, favorevolmente impressionato dalla lucidità tattica dimostrata dal giovane ufficiale di stato maggiore. Qualunque sia stato il processo decisionale che gli conferì il comando del 74° fanteria, Badoglio diede prova di energia e di determinazione. A facilitare il suo compito contribuì anche il riassetto dei reparti impegnati sul Sabotino, in particolare il passaggio della 4 ª divisione dal II corpo d’armata al VI, comandato dal generale Luigi Capello, un ufficiale dinamico ed intraprendente, destinato a diventare il mentore di Badoglio sino a Caporetto.

Per la progettazione e l’esecuzione dei lavori di sterro Badoglio ebbe la fortuna di poter contare sulla competenza del maggiore del genio Vincenzo Carotenuto che ideò un efficace sistema di protezione e di avanzamento degli scavi. Durante la notte una catena umana composta da migliaia di fanti faceva affluire dalle retrovie alla prima linea sacchetti di terra che venivano posizionati in testa ed ai fianchi del tracciato di scavo costituendo una valida protezione contro il tiro della fucileria e soprattutto contro l’osservazione nemica. Durante il giorno compagnie di minatori, affiancate da fanti che nella vita civile avessero maturato esperienze come sterratori, si mettevano al lavoro con il piccone e la dinamite contemporaneamente su tutti e tre i chilometri del fronte, in modo tale da evitare la concentrazione del fuoco austroungarico, ostacolato anche dall’accensione di numerosi falò fumosi e dal tiro di controbatteria italiano.

Il compito degli sterratori era di praticare dei fori nella roccia, spettava poi ai “caricatori” riempirli di esplosivo, giungevano infine gli “accenditori” per far brillare le cariche. Dopo l’esplosione compagnie di “paleggiatori” si incaricavano di rimuovere i detriti e di consolidare le difese. In un solo giorno potevano brillare sino a 2500 mine, disorientando il comando austroungarico che si trovava impotente nel contrastare giorno dopo giorno, notte dopo notte l’incessante avanzata degli italiani per linee parallele, attraverso la “terra di nessuno” in tutti i settori del fronte.

Il fiume Isonzo e, a sinistra, la città di Gorizia

Il tenente colonnello Badoglio aveva assunto da poco più di una settimana la direzione dei lavori d’assedio quando gli giunse la notizia che la 4ª divisione sarebbe stata impegnata a breve in una azione offensiva. Il 21 febbraio 1916, dopo un’imponente fuoco di preparazione di oltre 1200 cannoni, i tedeschi avevano sferrato l’attacco alla fortezza di Verdun. Alle truppe del Kaiser erano bastati tre giorni di aspri combattimenti per penetrare in profondità nelle linee francesi, annientare il XXX corpo d’armata e catturare oltre 16000 prigionieri. Difronte alle dimensioni del disastro il capo di stato maggiore Joffre si era visto costretto a gettare nella mischia tutte le riserva di cui disponeva per chiudere la pericolosa falla apertasi nel suo schieramento, poi aveva fatto appello agli alleati russi ed italiani affinché imbastissero delle offensive sui loro fronti, in modo da alleggerire l’incessante pressione tedesca sulla Francia e scongiurare l’eventuale trasferimento di truppe austroungariche nel settore di Verdun.

Il generale Cadorna non negò il suo appoggio ed improvvisò, intorno alla metà di marzo, un’azione contro le teste di ponte di Tolmino e di Gorizia. L’imperversare del maltempo e l’insufficiente preparazione dell’offensiva trasformarono la quinta battaglia dell’Isonzo in un gesto puramente simbolico, tuttavia la tenacia del generale Montuori riuscì nel settore del Sabotino a conseguire limitati, ma significativi successi. Il 74° fanteria sotto la guida di Badoglio strappò al nemico il margine orientale del “Bosco quadro”, avanzando di quasi 300 metri, sino a premere sul caposaldo austroungarico di quota 520. Nel basso Sabotino furono occupate e tenute saldamente alcune posizioni dette Casa Comi, Casa Molino e Casa Abete. A quota 188 i granatieri si impadronirono della linea della Madonnina, fortificandola grazie all’edificazione di una robusta rete di reticolati. Cessata l’offensiva, da tutte queste posizioni avanzate iniziarono i lavori di scavo con la direzione tecnica di Carotenuto e la supervisione di Badoglio. Dal margine orientale del “Bosco quadro” prese avvio la costruzione di una robusta trincea, denominata la “parallela del 74°”.

In aprile dopo oltre quaranta giorni di servizio in prima linea la brigata Lombardia, di cui il 74° faceva parte, fu inviata nelle retrovie per un periodo di riposo e sostituita dalla brigata Bari, comandata dal generale Caviglia. Tale avvicendamento di routine non scalzò Badoglio dal suo ruolo di supervisore, assunse infatti il comando del 139° fanteria, che si impegnò nella costruzione, in prossimità del “Dentino”, di un’altra parallela, tanto avanzata da correre ad appena venti metri dalle mitragliatrici asburgiche. Genieri, artificieri e sterratori non conobbero tregua neanche nel basso e nel medio Sabotino. Nella zona dei “Massi rocciosi” il 140° reggimento costruì una parallela da cui battere le trincee nemiche in Val Peumica.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.