IL “TOTAL ASSET” DELL’AZIENDA AGRICOLA.

IL “TOTAL ASSET” DELL’AZIENDA AGRICOLA.

 

Il termine inglese “asset” indica, in generale, qualsiasi tipo di proprietà o possesso (tangibile o intangibile), che abbia un valore monetario o che frutti un reddito, e che possa essere quindi usata in pagamento di un debito.

Gli “asset accounts” indicano i conti elementari che nel sistema patrimoniale vengono accesi agli elementi attivi del patrimonio e accolgono i valori relativi al denaro, ai crediti, alle cambiali, alle merci, ai mobili, agli immobili, ai brevetti, ecc., di una qualsiasi impresa o altra organizzazione.

L’espressione “asset an liability management” indica negli Stati Uniti la gestione da parte di una banca delle proprie attività e passività in maniera da trarne il massimo vantaggio possibile. Tale pratica prevede l’investimento di parte delle attività in maniera che consenta una rapida convertibilità in contanti e parte in maniera da fruttare alti tassi di interesse in quanto impiegata in mutui a più lunga durata.. La gestione delle passività, invece, avviene attraverso l’emissione di certificati di deposito trasferibili in tagli minimi. Quando una banca ha bisogno di fondi offre un tasso di interesse su questi certificati lievemente superiore a quello delle altre banche e ciò consente l’afflusso di fondi. Quando viene raggiunto l’ammontare voluto, la banca riduce il tasso di interesse in modo da fermare l’afflusso di moneta. Mediante questo sistema le banche sono in grado di gestire anche le loro passività a seconda delle loro necessità di fondi.

In particolare il termine inglese indica i beni (il patrimonio) di proprietà di una persona fisica, o la moneta che gli è dovuta da altri; nel primo caso si parla di “real asset”, nel secondo di “financial asset”.

Il “real asset” è un qualsiasi tipo di bene immobile (terreni, edifici e simili) e nel linguaggio della contabilità indica, più in generale, un qualsiasi tipo di proprietà diverso dalla moneta.  Il real asset include, oltre agli immobili,  anche macchinari, brevetti, licenze, diritti, ed altri tipi di beni mobili).

Pertanto, in caso di indebitamento, di alienazione, di fusione, o altra attività patrimoniale, la valutazione della consistenza aziendale va fatta su questi parametri. Non sempre unaa banca riesce o vuole vedere la consistenza patrimoniale alla luce di quanto abbiamo descritto, e purtroppo altrettanto spesso l’imprenditore non è nella capacità di descrive appieno il valore patrimoniale della sua azienda.

Innanzitutto la proprietà o il possesso può essere tangibile o intangibile. Molte volte l’asset intangibile non viene neanche presentato dall’imprenditore, che lo considera non valutabile proprio perché intangibile, vale a dire che non cade sotto il tatto o la vista.

Questo è certamente un errore a cui l’imprenditore potrebbe porre rimedio valorizzando e proteggendo i suoi beni intangibili attraverso il deposito di marchi o brevetti, ma soprattutto attraverso una più accorta ed appropriata politica di marketing.

Inoltre, l’asset deve fruttare un reddito, o deve avere un valore monetario: in poche parole, deve poter essere utilizzabile in pagamento di un debito: in una parola deve essere “scambiabile”; in mancanza di questo requisito il suo valore è nullo.

Questo argomento viene da noi tirato in ballo perché si vuole porre in giusta luce e dare la corretta interpretazione di quello che è il total asset dell’impresa agroalimentare.

L’azienda oggi non si occupa più solo di produzione agricola da ammasso, bensì e soprattutto, di:

Prodotti a denominazione controllata:

sono quei prodotti che riescono a raggiungere un livello qualitativo elevato, che l’azienda garantisce con il suo nome o con un suo marchio. Nome e marchio possono anche essere garantiti, tutelati e vigilati da una legge,  ma non è indispensabile, dal momento che lo stesso produttore può garantire, tutelare e vigilare il suo nome e marchio registrandoli e garantendoli con il suo “buon nome”. Personalmente ritengo che possa essere molto più efficace una garanzia data dalla trasparenza del processo produttivo, piuttosto che dalla tutela di legge. Per trasparenza del processo produttivo si intendono tutte quelle formalità che permettono a verificatori esterni (certificazioni di qualità di esperti del settore, open houses ai consumatori o alle loro associazioni di categoria, ecc.) di garantire la qualità della produzione. Una volta che si è raggiunto un livello qualitativo elevato, questo va conservato e tutelato, giacché è un asset, vale a dire una componente del valore globale d’azienda.

Innovazioni tecnologiche e Brevetti.

Molte tecniche vengono considerate scontate, mentre spesso rivestono carattere di unicità. Per molte produzioni tipiche si richiede troppo spesso una protezione di legge (che altrettanto spesso non arriva), mentre potrebbero essere tutelate da opportuni brevetti.

Queste tecnologie vanno opportunamente tutelate con brevetti (la cosa è ricorrente e normale nel settore industriale ad alta tecnologia), perché fanno sorgere dei diritti di concessione, di licenza, di royalty, ecc., che costituiscono asset. Così come nel settore industriale ad alta tecnologia non si tende a proteggere l’intero prodotto, bensì solo un particolare componente o procedimento, altrettanto si può fare nel settore agroalimentare, in modo tale da abbassare i costi di registrazione della protezione.

 

A questo punto, una volta che si è ben identificato il valore del proprio asset, l’impresa può passare ad un efficiente “asset and liability management” di tipo statunitense.

La tecnica più comune è quella di trasformare il real asset in financial asset (vale a dire in moneta), attraverso il ricorso al mercato finanziario, che può essere sia di tipo vigilato (la borsa, le banche, gli intermediari finanziari), sia di tipo non vigilato (tutte le altre attività non disciplinate da una norma giuridica).

Così come la banca, anche l’impresa agroalimentare può eseguire operazioni finanziarie di investimento del proprio asset o di sconto delle proprie passività. Ovviamente gli strumenti giuridici non sono gli stessi, ma certamente esistono, anche se non sono conosciuti, né tantomeno pubblicizzati.

E’ da tenere presente in linea di principio giuridico generale che tutte quelle attività finanziarie, che non sono espressamente vietate da una legge, sono ritenute lecite. Un prodotto finanziario è da considerarsi come un qualsiasi prodotto industriale, soggetto ad innovazione dettata dalla fantasia e dalla immaginazione degli imprenditori; pertanto, così come noi abbiamo fino ad ora discusso della creazione e della valorizzazione delle attività (asset), convenendo che in molti casi pur esistendo non vengono evidenziate, possiamo convenire che esiste per l’impresa agroalimentare (e per tutte le imprese più in generale) la possibilità di gestire le proprie passività, o la necessità di capitali finanziari necessari per i propri investimenti.

Ricordando che un prodotto finanziario è simile ad un qualsiasi altro prodotto, e che un qualsiasi prodotto può essere garantito da una norme di legge, o dal buon nome di chi lo produce, appare evidente che l’imprenditore può garantire col suo buon nome qualsiasi prodotto finanziario.

Egli può emettere prestiti obbligazionari, personali, ipotecari, ecc. garantendoli col proprio asset, oppure può investire il proprio asset sui mercati finanziari così come fa una banca, o una qualsiasi altra istituzione finanziaria. Questi argomenti, purtroppo richiedono uno spazio e una disponibilità che in questa sede non abbiamo. Qui era importante evidenziare come l’imprenditore possa fare per evidenziare il proprio asset, e che questo abbia la possibilità di essere utilizzato sui mercati finanziari. Per quanto concerne il come, ci riserviamo di affrontare l’argomento in altri momenti e restiamo a disposizione di chiunque voglia contattarci tramite l’ANGA per ogni eventuale approfondimento.

 

Un ulteriore asset che non può essere valorizzato dalla garanzia dall’imprenditore è quello costituito dall’attività stessa dell’impresa agroalimentare, la quale non si limita alla sola produzione, ma esegue altre funzioni di ordine sociale che non sono minimamente ricompensate, né riconosciute.

L’impresa, agendo su un territorio, ne costituisce al contempo il sorvegliante, lo cura, e quindi lo protegge.Il controllo ha significato sia per la prevenzione delle calamità naturali, che per la valorizzazione dell’ambiente naturale ed umano. Un imprenditore con il suo lavoro previene e controlla smottamenti, incendi, desertificazioni e quant’altro possa danneggiare la natura. Inoltre egli è il garante di un modo di vivere, che permette di evitare l’inurbamento, nonché di conservare quella cultura contadina che tanta parte ha avuto nella nostra civilizzazione.

Questi “assets”, purtrtoppo, dovrebbero essere evidenziati e valutati dalla legge, piuttosto che dall’ imprenditorie, ma anche qui con appropriati strumenti di marketing si potrebbe trasformare una passività (liability) in una attività (asset), proprio come l’imprenditore potrebbe fare con le altre attività patrimoniali descritte.

 

Enrico Furia.

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