E’ chiaro che la perdita della TAV o quella dell’uscita dal cartello per le future Olimpiadi invernali sono deprivazioni – per Torino – ben più gravi della fuga all’inglese (anche fiscalmente…) della Fiat-FCA. Di fronte a quest’ultima – un colpo davvero non lieve per il capoluogo subalpino – il silenzio dei non innocenti era stato quanto meno assordante, un po’ come quello dell’Agenzia delle Entrate di fronte a manovre elusive che – se le avesse fatte qualche società più piccola – sarebbero state fonte di infiniti guai.
        Mi sono sempre chiesto se la tanto sbandierata rivendicazione sabauda all’ubbidienza e alla gerarchia, alla disciplina e al rigido ossequio ai capi non sia frutto del fatto che, della classe dirigente della medesima, alle Forze Armate venissero destinati essenzialmente coloro che – da queste parti – vengono classificati con il termine “fulatùn”, che non pare propriamente destinato alle intelligenze più brillanti. Ora che le Forze Armate, grazie a questi “eccellenti” apporti, hanno visto riconfigurato il loro ruolo sociale e politico (la vittoria – si sa – ha molti padri, mentre la sconfitta è orfana), il termine non è scomparso dal vernacolo locale e pare adattissimo a qualificare il livello della borghesia torinese post-bellica (e anche di quelle antecedenti, invero).
       E, in ogni caso, in una città antifascistissima e molto “democratica”, questo culto dei capi che hanno sempre ragione, mentre gli altri un po’ meno, è fantasticamente amusant. Mi ricordo sempre, della mia giovinezza torinese, le frequenti domande su “Lei come nasce?”, prima di concedermi attenzione o un colloquio di lavoro. E ricordo altresì – con grande soddisfazione – lo stupore che si disegnava su certe facce (definitele voi, ad libitum) quando io, puntualmente, facevo riferimento al dipinto di Gustave Courbet, “L’origine del mondo“. Lo ammetto, non sono mai stato disciplinato. Così, non ho contribuito a fare disastri e fughe all’inglese, e a darne la colpa ad altri. Non ho un futuro, ovviamente, ma nemmeno un passato da millantare come encomiabile.
       Sarà un caso, ma il titolo originale de “Il silenzio degli innocenti” è “The Silence of the Lambs”. Ecco perché suggerisco sempre di guardare i film in lingua originale (con sottotitoli per chi ne abbia bisogno): chiarisce padronati, parentele, dipendenze, servilismi e connivenze…

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