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IL PARLAMENTO EUROPEO (Parte Seconda)

PremessaIn questa serie di articoli parleremo delle Istituzioni dell’Unione Europea, della loro costituzione e del percorso che le ha portate ad essere quello che sono. Il nostro obiettivo è spiegare alla gente MA IN PARTICOLARE AI GIOVANI (sia quelli che saranno chiamati a votare tra poche settimane che, in generale, quelli che diventeranno maggiorenni tra poco) quello che non sempre a scuola gli è stato detto. Il tutto, in modo ASSOLUTAMENTE APARTITITO e APOLITICO, senza alcuna indicazione che possa suggerire preferenze o scelte tra un partito e l’altro, tra questo o quel candidato.

Riprendendo il discorso avviato nel precedente articolo, quali sono i compiti del Parlamento europeo? Il Parlamento europeo è una delle sue sette istituzioni dell’UE, ma, inspiegabilmente, è l’unica i cui membri sono eletti direttamente dai cittadini europei. Nota degna di nota, a differenza di quanto avviene in tutti i Paesi membri dell’UE, il compito del Parlamento europeo non è quello di proporre le leggi ma di approvarle (compreso il bilancio a lungo termine, insieme al Consiglio dell’Unione europea). Il Parlamento europeo ha, inoltre, poteri di vigilanza sulle altre istituzioni dell’UE come, ad esempio, la Commissione europea. Tutte le cariche del Parlamento europeo (Presidente, Vicepresidenti, Questori, Presidenti e Vicepresidenti di commissioni e delegazioni) hanno una durata di due anni e mezzo. Quindi vanno rinnovate durante il mandato: le elezioni si tengono all’inizio e a metà della legislatura, che dura cinque anni.

I deputati europei dividono il loro tempo facendo avanti e indietro tra Strasburgo – dove il Parlamento europeo si riunisce in seduta plenaria 12 volte all’anno – e Bruxelles, dove partecipano a ulteriori incontri e a riunioni di commissione e dei gruppi politici. Una volta al mese, alla stazione di Strasburgo, in Francia, arriva un treno speciale proveniente da Bruxelles, in Belgio, dove ha sede il Parlamento Europeo. Una sede operativa solo per poco più di tre settimane al mese. Nei giorni che rimangono, migliaia di persone (parlamentari, assistenti, interpreti e funzionari) si spostano a Strasburgo. Una migrazione costosissima e, secondo molti, inutile visto che devono rimanerci circa 72 ore. Eppure, il Parlamento europeo continua a dividersi tra Bruxelles e Strasburgo dove ci sono due sedi quasi identiche: ogni europarlamentare ha a disposizione due aule, due uffici, due sale per le riunioni delle commissioni parlamentari, e così via. Una situazione che alcuni hanno definito “un circo itinerante”, non senza un pizzico di ironia. L’origine di questa decisione risale a molti decenni fa. Negli anni Sessanta, vennero creati il Consiglio dell’Unione Europea e la Commissione europea entrambi con sede a Bruxelles. Dato che gli europarlamentari lavoravano a stretto contatto con queste due istituzioni, nel 1997 col trattato di Amsterdam si decise che “Il Parlamento europeo ha sede a Strasburgo, ove si tengono in linea di massima 12 tornate plenarie mensili, compresa la tornata del bilancio. Le tornate plenarie aggiuntive si tengono a Bruxelles. Le commissioni del Parlamento europeo si riuniscono a Bruxelles”.

Inutile dire che si tratta di un modo di fare oltre che bislacco anche dispendioso e rischioso: una volta al mese, ciascun deputato deve trasferire a Strasburgo i documenti e i materiali che gli servono per eseguire il proprio mandato. Per farlo li mette in delle grosse valigie corazzate chiamate cantines, che un service del Parlamento europeo provvede a spedire avanti e indietro da Bruxelles a Strasburgo e viceversa. I deputati si sono espressi a favore della “sede unica”. Più di cento europarlamentari di vari partiti hanno anche lanciato la campagna Single Seat per utilizzare solo la sede di Bruxelles. Il motivo è semplice: secondo alcune stime, la decisione di avere due sedi ha un costo aggiuntivo che, a seconda delle stime, ammonta da 103 a 114 milioni di euro all’anno (di cui oltre 80 per spese di viaggio). Soldi che potrebbero essere spesi meglio. Eppure, finora, nessuno è riuscito a cambiare questo stato di cose. Del resto, non è affatto facile, dato che la doppia sede è prevista in un trattato ufficiale. Per cambiarla è necessario il parere unanime di tutti gli Stati. Inutile dire che per un Paese come la Francia rinunciare ad avere sul proprio territorio una sede così prestigiosa come Strasburgo è molto difficile.

E così sono i cittadini a pagare. Dal bilancio appena presentato, nell’ultimo anno, le spese generali ammontavano alla cifra stratosferica di 168,575 miliardi di euro. Di queste, poco meno di nove miliardi di euro sono destinati a spese amministrative delle istituzioni…E le previsioni prevedono un aumento di poco meno del 3% all’anno, da oggi al 2027.

Il trattato di Lisbona, entrato in vigore verso la fine del 2009, ha conferito nuovi poteri legislativi al Parlamento europeo e lo ha posto alla pari con il Consiglio dei ministri nel decidere i compiti dell’UE e in che modo spendere i soldi dei contribuenti europei. Ha anche cambiato il modo in cui il Parlamento lavora con le altre istituzioni e ha dato alle deputate e ai deputati al Parlamento europeo maggiore influenza su chi guida l’UE. Basti pensare che ha esteso i poteri del Parlamento europeo a “oltre 40 nuovi ambiti” come agricoltura e pesca, sostegno alle regioni più povere, sicurezza e giustizia, politica commerciale, cooperazione con i Paesi extra UE. Dal 2009 il Parlamento europeo è chiamato a pronunciarsi sulla totalità del bilancio (prima solo sulle spese “non obbligatorie”).

Ma soprattutto con il Trattato di Lisbona è stata ampliata la funzione di democrazia partecipativa: il Parlamento europeo ha facilitato le procedure di ascolto dei cittadini e si impegna a tenere audizioni sulle iniziative che abbiano raccolto un numero di firme sufficiente.

Ma il trattato di Lisbona non è l’unico accordo europeo importante…

 

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