IL MISTERO SVELATO DEI GEROGLIFICI EGIZI

Rosetta_Stone

Fu la stele di Rosetta, rinvenuta nel 1799, a permettera la decifrazione dei geroglifici.
Questa è una pietra su cui è inciso un testo in triplice carattere: geroglifico, demotico, greco.

L’autore della decifrazione fu un francese, Jean Francois Chapollion (1790-1832).
Questi giunse a schiudere il mistero dei geroglifici nel 1882, avvalendosi di una riroduzione della stele a Torino (l’originale si trova al British Museum di Londra), dove si stava allestendo il museo egizio.

Champollion comprende che i geroglifici non racchiudono simboli misteriosi ma sono segni che esprimono una lingua un tempo parlata.

Il francese si avvale anche dei copiosi materiali già raccolti nella città e della conoscenza del copto (la lingua dell’Egitto cristiano) che costituisce una pià recente trasformazione di quella egizia antica.

Riprendendo la convinzione già da altri espressa, secondo cui nei papiri i nomi dei personaggi illustri sono posti in evidenza entro uno spazio circoscritto (il cartiglio), Champollion cominciò ad identificare i geroglifici componenti il nome del re Tolomeo.
Quindi, basandosi sulla traduzione greca del testo geroglifico, fa corrispondere ai segni egizi quelli greci, che vengono poi traslitterati in lettere latine.

Egypt_Hieroglyphe2

I segni così isolati sono poi ricercati nel testo restante, che viene tutto trascritto con l’ausilio di intuizioni particolarmente geniali e tradotto con il supporto della relazione in greco.
Tuttavia, ci vollero venti anni prima che si riuscisse a interpretare la scrittura degli egizi.

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