Mentre i nostri figli, pur molto qualificati, lavorano per quattro euro l’ora (perché ci vuole flessibilità, se si desidera essere moderni…), la stampa quotidiana e quella periodica ci raccontano del cursus studiorum dei “figli di…” (completare i puntini a scelta…): università prestigiose in giro per il mondo, dove gli studi costano vagonate di soldi; corsi di specializzazione e master di avviamento al lavoro, non propriamente come fattorini o sguatteri; elogi della globalizzazione; viaggi fatti in business class su aerei di linea, non propriamente su tradotte da pendolari. E’ l’eguaglianza, ragazzi!
       Sì, per loro è davvero il “migliore dei mondi possibile” ed è talmente “democratico” che non può neppure dire che a te fa schifo, perché sarebbe “invidia sociale”. Sei tu che non sei riuscito a “riciclarti”, forse perché non avevi “le conoscenze giuste”, anzi “la rete relazionale adeguata” o perché – cretino e idealista come eri e sei – avevi scelto di fare “l’esule in patria” (non che ti ci avessero obbligato; no, non sia mai, l’avevi scelto tu…).
      Sono avanti con gli anni, per mia fortuna, ma essere in esilio in certe patrie e rispetto a certe classi dirigenti, è pura estetica esistenziale. Non etica – credetemi – estetica. E senso della Storia: perché dopo l’Ancien Régime, quale che esso possa essere, viene sempre la Rivoluzione e occorre preparare le persone, quale che sia la loro età, a ricordarsi che “non sarà un pranzo di gala”. Hoc est in votis.

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