IL “MELIONE” DI MARCO POLO

IL “MELIONE” DI MARCO POLO
LXXXI – Della moneta del Gran Cane

“Egli è vero che in questa città di Camblau ée la tavola1 del gran sire: ed è ordinata in tal maniera, che l’uomo puote ben dire che ‘l sire hae l’alchimia perfettamente2, e mostrerollovi incontamente. Or sappiate ch’egli fa fare una cotale moneta, com’io vi dirò. E’ fa prendere iscorza d’uno albore ch’ha nome “gelso”; ed è l’albero le cui foglie mangiano gli vermini che fanno la seta. E colgono la buccia sottile, ch’è tra la buccia grossa e l’albore, o vogli tu legno dentro, e di quella buccia fa fare carte,come di bambagia, e sono tutte nere. Quando queste carte sono fatte così, egli ne fa delle piccole, che vagliono una medaglia3 di tornesello piccolo, e l’altra vale un grosso d’argento da Vinegia, e l’altra un mezzo, e l’altra due grossi, el’altra cinque, e l’altra dieci, e l’altra un bisante d’oro, el’altra due, e l’altra tre; e così va infino in dieci bisanti. E tutte queste carte sono suggellate col suggello del gran sire; e hanno fatte fare tante, che tutto il suo tesoro ne pagherebbe.4 E quando queste carte sono fatte, egli ne fa fare tutti i pagamenti, e fagli ispendere per tutte le provincie e regni e terre dov’eglia hae signoria; e nessuno gli osa rifiutare, a pena la vita. E sì vi dico che tutte le genti e regni che sono sotto sua signoria sì pagano di questa moneta, d’ogni mercanzia di perle, d’oro e d’ariento e di pietre preziose,e generalmente d’ogni altra cosa. E sì vi dico che la carta, che si mette per dieci bisanti, non ne pesa uno; e si vi dico che gli mercanti le più volte cambiano questa moneta a perle e oro e altre cose care. E molte volte è recato al gran sire per gli mercatanti tanta mercatanzia in oro e ariento, che vale quattrocentomila di bisanti; e ‘l gran sire fa tutto pagare di quelle carte, e’ mercatanti le pigliano volentieri, perché le spendono per tutto il paese. E molte volte fa bandire il Gran Cane che ogni uomo che hae oro e ariento o perle o pietre preziose o alcuna altra cara cosa, che incontinente la debbiano avere presentata alla tavola del gran sire, ed egli lo fa pagare di queste carte, e tanto gliene viene di questa mercatanzia, ch’ée un miracolo. E quando ad alcuno si rompe o guastasi niuna di queste carte, egli va alla tavola del gran sire, e incontinente gliele cambia, ed ègli data bella e nuova; ma sì gliene lascia tre per cento. Ancora sappiate che, se alcuno vuol fare vasellamenta d’ariento o cinture, egli va alla tavola del gran sire, ed ègli dato per queste carte ariento qunat’e’ ne vuole, contandosi le carte secondo che si ispendono. E questa è la ragione perché il gran sire dee avere più oro e piue ariento che signore del mondo.

E sì vi dico che tra tutti gli signori del mondo non hanno tanta ricchezza quanto hae il Gran Cane solo. Or v’ho contato della moneta delle carte: or vi conterò della signoria della città di Camblau.”


 

1 La banca di Stato cui competeva l’emissione della valuta cartacea. Invenzione antichissima, perciò Kubilai kan si limitò a seguire, fabbricando banconote, istituzioni che risalivano alle anteriori dinastie cinesi, le quali vi avevano ricorso per necessità amministrative, adottando peraltro, non appena possibile, la moneta metallica.
2 Hae l’alchimia… Ha realizzato il fine dell’alchimia (di fabbricare l’oro, e per di più con la carta).
3 Il testo francese ha “merule”, che forse significa “metà”.
4 Tutto il suo tesoro… Il codice padovano meglio spiega il concetto asserendo: “el se porave comprar tuto el tesoro del mondo” (potrebbe comprarsi tutto il tesoro del mondo).

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