Un tempo si diceva: “si parva licet componere magnis“, vale a dire “se è lecito paragonare le piccole cose alle grandi”. Magari non succedeva, ma il Festival di Sanremo (che in Italia è cosa grande) ha indicato e aperto una via per la politica e la democrazia (che in Italia sono cose piccole e poco importanti).
       Come si fa a prendersi gioco del voto popolare? Basta escogitare un meccanismo di voto in cui (ah, tragedia, tragedia!!) “uno non vale uno”, ma ci sono “gli ottimati” il cui voto vale di più, in quanto “unti e bisunti” non più da “madonna democrazia”, ma da “madonna aristocrazia”. Con questo semplice meccanismo, è facilissimo fare vincere chi si vuole, in particolare chi sia più conforme alla cultura dominante e al pensiero unico.
       Nessuno stupore da parte di chi – come chi scrive – ha un’opinione della democrazia un po’ inferiore a quella della meno gettonata delle peripatetiche o conosce come si è fatto, per decenni, in Irlanda del Nord a fare vincere gli unionisti e non gli indipendentisti (qualcuno ricorda la democraticissima pratica del gerrymandering…?).
       In fondo, come tutti i principi, anche quello di “un uomo, un voto” è modificabile. Quando lo si poteva gestire con il monopolio metapolitico, uno sforzo del genere non era necessario: ci pensavano il sistema mediatico e le altre componenti di una strategia dell’egemonia. Ora che quel monopolio è rotto, o forse addirittura infranto, serve altro, serve un “moltiplicatore di forza” per chi non è più così forte come un tempo, ma non vuole comprensibilmente perdere una fettina di potere. I “democrats”, quando li metti alla prova, si scoprono sempre una via di mezzo fra autoritari e totalitari, ma a loro quella posizione per nulla democratica è consentita in quanto detentori – per grazia ricevuta – di una enorme “superiorità morale” di cui noi, poveri underdog, non siamo in alcun modo depositari.
       A Sanremo, in definitiva, è stato riportato in auge un modello di voto che serve a salvare un regime quando è in crisi e che è sintetizzabile à la marchese del Grillo: “io sono io e voi non siete un c…o”. Quanto profondo pensiero “democratico” trasuda questa splendida affermazione, nella sua infinita chiarezza! Per fortuna, almeno il nuovo presidente della Rai pare essersene accorto. Notazione per chi fa politica: lo “spoils system”, in una democrazia dell’alternanza, è la primissima cosa che serve. Tutto il resto viene dopo. Altrimenti vinceranno sempre gli stessi.

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