“Panoplia”…e che parola sarà mai questa. In effetti finchè anch’io non mi sono interessato di certe materie mai l’avevo sentita nominare, dato solo chi si interessa di specifiche argomentazioni storiche sa il suo significato esatto. Comunque sia per coloro che come me erano ignari di questo termine, ecco che “panoplia” è una parola di origine greca composta da “pan” (tutto) e “hoplon” (arma), letteralmente armatura completa. In parole povere e meglio comprensibili a tutti, questo vocabolo è usato per indicare l’insieme delle armi di offesa come la spada, la lancia e lo scudo, ma non solo dal momento che ci può descrivere anche l’elmo e la corazza che proteggeva il corpo. Gli studiosi e gli appassionati di questa branca della storia studiano tutte le armature antiche da quelle esistenti da prima della nascita di Cristo a quelle medievali, rinascimentali fino a quelle più moderne. Nelle memoria collettiva di tutti se si parla di armi e armature ci vengono subito in mente quelle dei valorosi legionari romani o quelle dei coraggiosi gladiatori, per non dire di quelle classiche in stile cavalieri della tavola rotonda. Rimane il fatto che non solo le grandi armate o i grandi eserciti che abbiamo studiato sui libri di scuola hanno avuto i loro valorosi guerrieri descritti di tutto punto dagli storici e dai film che tutti conosciamo, anche in Garfagnana abbiamo avuto i nostri valorosi combattenti che avrebbero difeso fino alla loro estinzione le proprie terre.

Un fante ligure disegno di Jhonny Shumate

Mi sento dunque di rendere omaggio al guerriero apuano conosciuto si di indole fiera e caparbia ma altrettanto poco conosciuto da un punto di vita prettamente circostanziato. Facendo questo anche noi finalmente ci potremo immaginare com’erano questi coraggiosi soldati.
Cominciamo con il dire che qui il lavoro degli storici è stato immane, mentre per tutti gli altri eserciti che hanno avuto maggior risalto nella storia è stato facile trovare documentazioni e descrizioni, per il popolo apuano gli studiosi hanno potuto fare riferimento a pochi storici antichi che sommariamente descrivevano armi, armature e quant’altro, in questo caso molto hanno aiutato anche i ritrovamenti nelle tombe di oggetti atti alla difesa come pugnali e punte di lancia.
Tutto cominciò(in questo senso) con questa frase:“Adeversus Liguras tunc primum exercitus promotus est” ovverosia:

“Allora per la primavolta fu inviato un esercito contro i liguri”, qui Tito Livio (storico romano) ci parla del 238 a.C, di quando Roma mosse ufficialmente per la prima volta guerra contro le popolazioni liguri ed è da questo momento che gli Apuani entrano di prepotenza nelle fonti letterarie latine, illustrandoci non solo le gesta belliche di questo popolo, ma anche le loro armi. A dire il vero già una stele del VII e VI secolo a.C rinvenuta a Lerici (La Spezia) nel 1992 ci descriveva il guerriero ligure d’elite con una spada ad antenne simile ad un giavellotto, una lancia, un elmo a calotta e uno scudo tondo, con i secoli però il corredo di guerra sarà destinato a cambiare, le influenze romane modificarono sostanzialmente l’armamento e il guerriero che andremo a descrivere e di cui parlano gli storici antichi è quello che visse sulle nostre terra tra il III secolo e il II secolo a.C. Diodoro Siculo (altro storico dell’epoca) ci dice che: “I Liguri hanno un armamento, per struttura, più leggero di quello dei romani; li difende infatti uno scudo ovale lavorato alla moda gallica ed una tunica stretta in vita, ed attorno avvolgono pelli di fiera (n.d.r: animale selvatico) ed una spada di media misura”. Da questo punto di vista le fonti sono tutti concordi nel dire che gli Apuani avevano un equipaggiamento leggero (hostis levis) adatto al combattimento in luoghi montani, uno scontro fatto d’imboscate e scaramucce repentine. Gli Apuani non disdegnavano neanche lo scontro in campo aperto, proprio perchè abituati all’asprezza e alla morfologia della loro terra, sempre fonti latine citano la capacità di resistenza nel corpo a corpo, scontro a loro prediletto, dove dimostravano grande caparbietà: “Un nemico armato alla leggera, quindi veloce e mobile che non permetteva in nessun luogo di trovare un momento di tranquillità o una posizione sicura” (Tito Livio).

Andando più nel particolare analizziamo quali erano gli elementi principali del guerriero apuano.

Elmo a calotta apuano ritrovato alla Croce di Stazzana (Castelnuovo G.naElmo a calotta apuano ritrovato alla Croce di Stazzana (Castelnuovo Garfagnana)

Partiamo dall’elmo (i cui ritrovamenti sono scarsi e sporadici), sicuramente era un’oggetto di prestigio ad appannaggio esclusivo dei militari, di solito i normali fanti erano dotati di un elmo in ferro o bronzo a calotta, simile al cappello di un fantino, il discorso cambiava per gli elmi cosiddetti “cornuti”.

Elmo apuano “cornuto”

Le corna avevano un significato particolare (e qui si entra nell’ambito antropologico)stavano a rimarcare la possenza virile e bellica di colui che lo indossava e molto probabilmente erano portati da individui di rango, da capi militari che sfoggiavano questo elmo come uno status symbol, sicuramente non erano usati in guerra visto il loro ingombro, l’utilizzo di questo accessorio era indicato sopratutto in cerimonie ufficiali. Un altro elemento importante era lo scudo, sono poche però le fonti latine che ci parlano delle fattezze dello scudo, comunque sia quelle poche notizie sono tutte concordanti nel dire che era di forma oblunga, perdipiù anche i ritrovamenti nelle sepolture sono inesistenti dal momento che era abitudine dei Liguri di bruciare i loro morti, questo faceva si che anche i resti in legno dello scudo andassero inceneriti. L’arma preferita dagli intrepidi apuani era la lancia, questo fra l’altro è un elemento che che viene ritrovato molto spesso nelle tombe. Era difatti l’arma principe con cui si poteva affrontare anche una cavalleria, gli apuani con questa lancia cosiddetta “da urto” con punte (o meglio detto in gergo esatto cuspidi) di oltre 45 centimetri potevano disarcionare dal cavallo e uccidere un cavaliere romano in men che non si dica, altri ritrovamenti in tombe ci fanno conoscere anche lance con cuspidi notevolmente più corte.

Riproduzione di spada lateniana

L’altro “pezzo forte” del corredo da guerra apuano era la spada; l’influenza e gli spostamenti dei celti in Italia mutò fisionomia anche a questa arma, venne così adottata quella che gli esperti chiamano “spada lateniana”, una spada a doppio tagliente (che incide da ambedue i lati), la lama era di circa 80 centimetri, ma la vera rivoluzione di questa fu quella di soppiantare la vecchia spada che era simile  per lo più a un lungo coltello, la “lateniana” invece aveva la forza dirompente dei fendenti d’ascia e la penetrazione letale delle corte lame.
Il “De mirabilibus auscultationibus” (n.d.r: un testo di aneddoti greco) racconta che: “… alcuni liguri tirano con la fionda così bene che quando vedono parecchi uccelli, stabiliscono tra di loro quale ciascuno debba prepararsi a colpire, perchè sono convinti di colpirli tutti facilmente”.

Fionda o frombola apuana

La fionda (o frombola) era l’arma più diffusa e a portata di mano a tutta la popolazione ligure apuana, veniva usata a scopo di caccia, oppure per la difesa propria.
Come qualsiasi altro rispettabilissimo esercito anche i liguri avevano le loro insegne militari, non raggiungeranno mai la fama del celeberrimo S.P.Q.R. ma a quanto pare Tito Livio non lascia dubbi su questo fatto: “Quando il console si accorse che le insegne dei liguri non si muovevano in nessuna direzione…ottantadue insegne militari furono conquistate“, purtroppo qui Tito Livio si ferma, senza addentrarsi in nessuna descrizione e quindi non abbiamo informazioni su cosa potessero rappresentare, nè tantomeno di che foggia o materiale fossero.
Popolo fiero ed indomito quello Apuano che aveva nel suo D.N.A la difesa della sua terra, che lo portò a scontrarsi con l’esercito più potente del mondo: i romani. Ma l’amore per quella che millenni dopo diventerà anche la nostra terra lo possiamo dedurre da queste parole degli storici: “…nello stesso tempo i Liguri, riunito un esercito con uno speciale giuramento sacro, di notte all’improvviso assalirono l’accampamento del proconsole Minucio”. Un giuramento che impressionò anche gli stessi romani. Una “lege sacrata”(giuramento sacro) che gli Apuani facevano fra di loro, una promessa solenne di difendere la propria terra e la propria nazione fino alla morte.

Bibliografia:

 

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Paolo Marzi
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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