Ormai è un mantra: “il calcio è un gioco semplice”; “la medicina è una cosa semplice” (con il corollario: “io me la sono studiata su Internet”…); “la scienza è una montatura”; e via vaneggiando. E’ tutto “semplice”, basta essersi “laureati alla scuola della vita” o – se va un po’, ma poco, meglio… – in Rete.
        Ora io non nego che ci siano delle componenti non infondate in talune affermazioni anti-culturali, del tipo “quello ha preso due laure ma non capisce assolutamente niente”. Chi scrive, ad esempio, potrebbe costituirne uno splendido esempio. Tuttavia, lo studiare tanto, oltre ad avermi fuso il cervello, mi ha anche fatto comprendere che di semplice, a questo mondo, esiste praticamente nulla e mi ha pure insegnato ad accostarmi ai problemi seguendo un metodo.
       Secondo testimonianze fornite ovviamente a posteriori (dirlo in altri momenti avrebbe messo a repentaglio carriere…), Gigi Maifredi, quando era allenatore della Juventus, esauriva il suo contributo tattico con una frase rimasta celebre: “Andate in campo e fategliene quattro!”. Sappiamo bene come andò a finire. Il molto più blasonato Massimiliano Allegri certo non proferisce una frase del genere (basta guardare come giocano solo in difesa le squadre da lui allenate), ma è un altro estimatore del fatto che “il calcio è un gioco semplice”: o segni oppure non segni. Il fatto che si arrivi a segnare, oltre che per un rimpallo sui glutei di qualche attaccante, anche adottando precise tattiche per portare i propri giocatori al tiro e per liberarli in modo da consentire loro di farlo nel migliore dei modi (problematica sulla quale sono state scritte centinaia di testi) è questione che neppure lo sfiora, a testimonianza che non pochi, tra i peggiori allenatori della storia del calcio, sono stati ex-calciatori…
       In ambiti un po’ più rarefatti, il problema si pone in termini analoghi: un cuoco dilettante, capace di fare un discreto arrosto, già si sente Paul Bocuse, per non parlare di chi discetta sul fatto che la politica è semplice (ma “che ce vo’, a farla”…) e sull’inevitabile corollario di questo atteggiamento verso la vita, perfettamente riassunto dalla frase: “uno vale uno”, quella per cui chiunque può fare qualsiasi cosa, non servono competenze, tirocini, esperienze, etc., e così porta al governo i Di Maio, i Salvini, i Renzi, i Berlusconi, etc. etc. etc.
In realtà, se solo si è un po’ vissuto, è facile capire che nulla è semplice: l’unica cosa semplice, forse, è coltivare nel proprio animo questo assurdo pensiero riduzionistico, che non fa troppi danni fino a che non ha bisogno (o motivo…) di confrontarsi con la realtà – quella vera, dura, aspra, difficile. Dopo, dal “Cholo” Simeone a tanti altri, in ogni campo, sono stati in tanti a insegnarci che “gli otto milioni di baionette”, se mai li avessimo avuti, sarebbero stati del tutto inutili in una realtà dominata dai carri armati, dai bombardieri e infine dalla bomba atomica. A meno che, come fece lo Stato Maggiore italiano nel 1939-40, sollecitato a studiare la Blitzkrieg germanica, rifiutò di aprire il dossier al riguardo perché si trattava di una dottrina in fondo “semplice”, di cui ci si sarebbe occupati dopo la guerra. Sappiamo come andò a finire, ma non ci ha mai insegnato niente, perché studiare è fatica, tanta. E non è per niente semplice…

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