Personalmente, mi considero apolide da più di un decennio, quindi non mi interessa granché discettare su temi come questo. Mi chiedo però se possa esistere un diritto di cittadinanza passiva che non sia corredato, a sua volta, da ampi diritti di cittadinanza attiva.
       Quando mia moglie, anni fa, venne perseguitata per settimana davanti al supermercato dove si serviva da una banda di neri “non per caso”, ebbe la cattiva idea di rivolgersi ai carabinieri del luogo e per tutta risposta si sentì dire – con fastidio, se non proprio con scherno – che gli extracomunitari di cui sopra stavano esercitando il loro diritto alla sopravvivenza.
       Quando, sempre mia moglie, almeno una quindicina di anni prima, venne sbattura dapprima violentemente contro un muro e poi a terra da un suo alunno, poi diventato un delinquente locale e infine trovatosi ad un fatale incontro, non molti anni dopo, con la pallottola ben mirata di un benzinaio, che pose fine all’istante alla sua peraltro promettente carriera, lo sforzo della preside di quella scuola fu solo ed esclusivamente quello di occultare tutto e ci volle l’intervento di un benemerito senatore amico del sottoscritto, con un interrogazione parlamentare al ministro della Pubblica Istruzione dell’epoca, per ottenere l’invio di commissari ministeriali, la cui inchiesta si concluse ovviamente con una totale minimizzazione dell’incidente e la tesi – invero ricorrente – che la professoressa (mia moglie) si era trovata sfortunatamente sulla strada di questo alunno (particolarmente robusto) impegnato in una giocosa rincorsa di compagni al momento del suono della campanella dell’intervallo e la di lei fragilità strutturale aveva favorito il verificarsi dell’incidente, ovviamente del tutto casuale e involontario, stante la differenza di massa corporea tra i due soggetti coinvolti.
     E su questo tono si potrebbe continuare ad infinito, debordando nella società civile: se ho un vicino rumoroso che suona musica a volume da discoteca alle tre del mattino, la colpa è mia che ho quel vicino, mica può la polizia intervenire per riportare un po’ di ordine. Hanno altro da fare, magari alla caserma Diaz…
      Se mi tagliano un mio albero dal giardino, per un eccesso di zelo dei giardinieri del vicino, non è mica colpa loro, sono io che abito lì che non avrei dovuto esserci. Eh che diamine, come faccio a non capirlo?
      E si può andare anche nel privato: se ti ho fatto comodo per un certo numero di anni, ma ora mi sei venuto a noia e ti sbatto via a calci nelle terga, non provare a reagire, perché il tuo è un crimine… Ho diritto ad annoiarmi ed a scalciare, anche in malo modo. Tu a reagire no! Subisci la tua sorte e allarga le terga…!
       Come ho scritto in un articolo precedente, tutto ruota intorno al tema del rapporto tra azione e reazione. Se la prima è ammessa in ogni caso, e la seconda no in alcun caso, la risposta – a ben guardare – è semplicissima: passare sempre e costantemente all’azione, così sarà chi reagirà a mettersi dalla parte del torto. Ma farlo tutti, farlo sempre e comunque, e lasciare che giuristi e politici si dedichino alla pratica a loro più nota e meglio amata: quella dell’onanismo, possibilmente NON con i genitali altrui, però, e neppure al riparo da robuste scorte H-24. Altrimenti, da sudditi quali siamo attualmente (perché parlare degli italiani come cittadini fa semplicemente sorridere), arriveremo al definitivo completamento della situazione che ormai ci coinvolge tutti: quella di schiavi. Per fortuna e per notoria considerazione polemologica, grandi ingiustizie creano le basi per grandi violenze. Occorre solo far maturare i tempi storici, poi arriveranno, fatte da noi o da gente che viene da molto lontano e che ha un senso di giustizia di gran lunga superiore al nostro, che sa ancora bene che, se i tuoi diritti NON ti vengono riconosciuti, TE LI DEVI SEMPLICEMENTE ANDARE A PRENDERE, IN QUALSIASI MODO. Che la legge funga da semplice usbergo al potere, anche il più iniquo, non l’ho certo scritto io per primo.
Il diritto di cittadinanza.. considerazione polemologica was last modified: maggio 12th, 2017 by Piero Visani

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