Il dilemma delle carte da gioco…Perchè le “piacentine”? Come mai le “fiorentine”? E la storia dei giochi più famosi

Paul Cézanne

Sfido chiunque… In questi mesi di segregazione sociale dovuta alle note vicende, almeno una volta, almeno un giorno, sono convinto che dai nostri cassetti almeno una volta il mazzo di carte è uscito, magari per passare qualche momento di serenità familiare, forse per vincere la noia. Se si vuole è stato pure un passatempo per tenere impegnati i bambini, per insegnarli qualche gioco di carte, bene o male anche questo è un modo per preservare le vecchie usanze ed un momento in più da condividere con i più piccoli… Altro che playstation ! Certo quando si giocava a carte nelle osterie e nei vecchi bar garfagnini era un’altra cosa, d’altronde questo svago era uno dei pochi (o forse l’unico) che i nostri avi si concedevano.

La sera dopo cena o nelle giornate di festa gli uomini si ritrovavano in questi “baracci”, avvolti da nuvole di fumo denso delle sigarette, pronti a giocarsi il fiasco di vino in memorabili partite a briscola, tresette e magari anche a scopa. Per chi ha vissuto quei bar, nelle proprie orecchie saranno rimasti quel “fiorire” di moccoli che facevano tremare il crocefisso sulla parete, oppure quelle “bussate” vigorose sui tavoli che ti facevano sobbalzare sulla sedia e che dire poi delle urla e delle arrabbiature per una giocata un po’ troppo avventata del compagno? Ad ogni modo anche in questo campo la storia ha voluto dire la sua e questi giochi e le carte in genere (storicamente parlando)sono un passatempo piuttosto recente, la larga diffusione si è avuta tra il 1700 e il 1800 e anche qui la Garfagnana seppe differenziarsi…

Come ben si sa di carte da gioco esistono varie tipologie che si suddividono per ogni zona d’Italia, ci sono quindi le carte napoletane, le bergamasche, le trevigiane, le siciliane, insomma regione che vai carte che trovi. Ma non crediamo però, che sia l’invenzione della carte da gioco che quella dei loro semi derivi da italiche pensate, tutt’altro, tutte queste carte “regionali” hanno la genesi da tre ceppi (principali) originari che sono ripartiti in carte con semi francesi (cuori, quadri, fiori e picche),

Semi francesi

queste carte e questi simboli sono quelli più usati e quelli riconosciuti in modo internazionale, esistono poi le carte con semi germanici

Semi tedeschi

(ghiande, foglie, cuori e campanelli)e quelle con semi latini o per meglio dire spagnoli (spade, coppe, denari e bastoni). In Garfagnana, nonostante che la nostra valle sia piccola e poco abitata giochiamo con due tipi di carte. La parte nord della valle gioca con le carte cosiddette “piacentine” (semi spagnoli)

Semi spagnoli

e la parte più a sud con le carte denominate “toscane”(semi francesi) e per spiegare questa stranezza e questa bizzarria bisogna appunto scomodare la storia, per chiarire il perchè queste carte da Piacenza giunsero fino in Garfagnana. Ad onor del vero tali carte quel viaggio non lo intrapresero mai, non arrivarono infatti dalla ridente città emiliana, ma vennero con le truppe napoleoniche, quando nel 1796 giunsero nelle terre garfagnine. Difatti fra una cosa ed un altra i soldati francesi nel loro tempo libero giocavano ad un gioco di carte chiamato “Aluette” (gioco di origine spagnola), questo divertimento era uno svago tipico delle zone contadine della Gironda e della Loira e si giocava proprio con carte con semi spagnoli(spade, coppe denari e bastoni). È giusto pensare che l’uso di queste carte fosse già ben conosciuto dai francesi e che in Garfagnana, almeno all’inizio, non abbiano dovuto inventare un bel niente. Con un piccolo sforzo d’immaginazione si può considerare che i primi (soldati) giocatori che portarono le carte nella valle avranno dato vita ad animate partite, probabilmente in qualche osteria.

Gli spettatori, incuriositi dalla novità, si saranno prima limitati ad osservare i nuovi giochi e poco per volta li avranno imparati, diffondendoli a loro volta. I fabbricanti, ed ecco che entra in campo Piacenza, visto l’aprirsi di un nuovo mercato, le avranno copiate e adattate nei disegni, secondo la loro fantasia e l’iconografia del paese in cui venivano utilizzate. Per farla breve, questi soldati, le medesime carte  non le diffusero solamente in Garfagnana, ma anche nella Lombardia meridionale, nelle Marche, nell’Umbria, Lazio e sopratutto nelle province dell’Emilia e proprio a Piacenza la litografia Bertola ebbe occhio lungo e diversificò la sua produzione, cominciando a produrre anche carte da gioco (molto) simili a quelle che avevano importato i soldati di Napoleone, per questo poi con gli anni presero appunto la denominazione di carte “piacentine”. Ben presto furono adottate in buona parte della Garfagnana, poichè affini a quelle di napoleonica memoria. Il discorso cambia se guardiamo alla bassa Garfagnana.

Le prime carte piacentine

Qui l’influenza di questi militari fu sentita molto meno, l’impronta toscana del vicino enclave fiorentino di Barga era molto più forte, tant’è che si manifestò proprio e anche sul gioco delle carte. Qui, giust’appunto si usavano carte puramente francesi, quelle con cuori, quadri, fiori e picche e a quanto pare si usavano già da un po’ di tempo, tanto da considerarle già carte toscane o fiorentine (n.d.r: le fiorentine classiche sono di formato più grande in confronto alle toscane). A questo punto viene da domandarsi, perchè a Barga (fiorentina) e nei suoi dintorni (non fiorentini) si adottarono quel tipo di carte?

Prime carte da gioco toscane

Donare un mazzo di carte, creato per l’occasione di un matrimonio regale, per riempire le ore delle loro Maestà e al tempo stesso riprodurlo e metterlo in circolazione in tutto lo stato fiorentino, sarebbe stato sicuramente un bel gesto per ingraziarsi anche i favori del popolo, e a quello che sembra così fu e le occasioni furono molteplici visti i numerosi matrimoni fra la famiglia Medici e la nobilissima stirpe francese. Si cominciò nel 1533 quando Caterina de’ Medici andò in sposa ad Enrico II re di Francia, si continuò con Ferdinando I de’ Medici, nel 1598 convolò a nozze con Cristina di Lorena e ancora nel 1600 il terzo importante matrimonio franco- fiorentino fra Maria de’ Medici ed Enrico IV di Borbone re di Francia anche lui. In pratica dal matrimonio di Ferdinando in poi la Toscana sarà amica della Francia e subirà il suo fascino (non solo nelle carte da gioco), fino all’avvento della casata dei Lorena nel 1737.

Giocatori di carte di Paul Cezanne

Fra l’altro rimane il fatto che nemmeno i giochi tipici garfagnini non hanno nulla dell’inventiva locale, nè regionale e nemmanco nazionale. La briscola ad esempio è francese, la parola “briscola” sembrerebbe derivi dal francese “brisque”, che letteralmente significa “gallone”. Il gallone era il grado indossato sull’uniforme dei soldati francesi che amavano passare il tempo giocando proprio a questo gioco. Il “tresette” ha origine spagnole risalenti al XVII secolo e così anche la “scopa”. In Spagna era la “escoba”, svago questo molto in voga fra i soldati iberici, contrabbandieri e pirati, che si giocavano il bottino conquistato, un pretesto per “ripulire” l’avversario.

Come abbiamo letto, tutto ciò non ebbe principio in Italia, ma in men che non si dica la diffusione delle carte e dei loro giochi fu a dir poco rapida in tutto il Paese e vista la grande espansione  e popolarità lo Stato volle dire la sua…in che modo? Applicando sui mazzi di carte un bel bollo d’imposta. Nelle “piacentine” fino al 1972 era collocato sull’asso di denari, ed era posto sul ventre di quella bellissima aquila coronata, dapprima fu collocato sul quattro di denari, dove poi vi fu inserito lo stemma della città che aveva prodotto il mazzo. Nelle “toscane” il “privilegio” toccò all’asso di quadri. Ma le note negative purtroppo non finirono qui, si aggiunsero le lagnanze dei cosiddetti benpensanti che si lamentavano dei disordini che portavano questi immondi giochi: “Avviene in questa parrocchia, o sezione di Antisciana Comune di Castelnuovo che vendono acquavite anche senza i dovuti permessi,e, particolarmente in casa di uno, ove giocano alle carte e tante volte fino con disturbo e danno delle famiglie di ciascun giocatore, e alle volte hanno giocato anche in tempo delle funzioni parrocchiali. Onde sono a pregare la bontà sua se emetterà avviso proibente la vendita dei liquori e parimente il giuoco delle carte”… Era il 1853, erano passati solamente cinquant’anni circa dalla loro piena fama, ed era già cominciata la dura vita delle carte da gioco.




Bibliografia:

  • “Usanze,credenze,feste e riti e folclore in Garfagnana” di Lorenza Rosso, Banca dell’identità e della memoria anno 2004

  • “Il rosso e l’azzurro” di Euro Gazzei, Carlo Cambi editore, anno 2001

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Paolo Marzi
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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