Il corridoio Adriatico – Baltico: nuovo polo di sviluppo per le imprese italiane

Il corridoio Adriatico – Baltico

nuovo polo di sviluppo per le imprese italiane 

PDF

 

I cinque stati indipendenti della costa balcanica (Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Albania) offrono eccellenti opportunità d’insediamento in agricoltura sostenibile, manifattura industriale ed artigianale, turismo e servizi.

Gli stati balcanici 

– hanno i benefici dei programmi comunitari U.E. e dei programmi per l’accesso, nonché programmi di finanziamento locali.

– Aderiscono tutti ai Trattati GATT e TRIPs e consento piena libertà di circolazione dei capitali.

– Le opportunità di partenariato locale sono molto interessate e motivate.

– I fondi sovrani non investono più in Italia ma lo fanno a piene mani nei Balcani.

– Le monete locali sono stabili nei confronti di tutte le principali divise estere.

– Il livello d’inflazione max. è del 2,4%

– I sistemi fiscali non chiedono il pagamento anticipato delle tasse sul reddito; hanno un regime fiscale per le aziende con tasse sui profitti dal 10 fino al 26%; costo della previdenza sociale max. fino al 16%.

– Un sistema bancario all’avanguardia posseduto da banche estere che operano in tutto il mondo.

-Benefici fiscali e incentivi finanziari per la costituzione di nuove attività produttive fino a 5 anni.

– Costi salariali minimi rispetto all’Italia.

– Manodopera qualificata da reimpiegare.

– La costa balcanica è più vicina al centro economico italiano di molte stesse regioni d’Italia.  Il corridoio Adriatico Baltico accorcia di ben 5 giorni il trasporto in Germania per le navi che provengono da Suez.

– Opportunità di sviluppo enorme, mentre in Italia tutti i mercati sembrano maturi o addirittura in recessione.

Il nostro programma

Contiamo di portare nella Costa Baltica circa 150.000 imprese italiane.
– Croazia = 100.000
– Bosnia Erzegovina = 10.000
– Montenegro = 10.000
– Albania = 30.000
Queste si portano appresso almeno 1 milione di persone, che hanno bisogno di almeno 350.000 nuovi alloggi.
Albania, Montenegro, Bosnia e Penisola Istriana hanno bisogno di infrastrutture di trasposto (gomma).
La mole di lavoro da svolgere è immane.
Forse sarebbe il caso di costituire delle società di capitali nei vari stati per questo sviluppo.
Io ho avuto modo di verificare che le imprese italiane hanno tutte la sua stessa opinione e non aspettano altro che cambiare aria.
Sto organizzando con tutte le Amministrazioni Regionali Croate incontri con i sindaci delle città per preparare un Consolidate Business Plan a Piani Settoriali.

Il vostro apporto
La Vostra collaborazione è utilissima nei seguenti argomenti:
a) Segnalazione di imprese italiane interessate a partecipare
b) Costruzione di Project Financing per la costruzione di  infrastrutture in
b.1) Trasporti marittimi, aerei e terrestri (gomma e ferro)
b.2) Alloggi (si prevede di costruire circa 300.000 nuovi alloggi)
b.3) Turismo (ampliamenti e nuove costruzioni per 100 milioni di Euro)
b.4) Costruzioni di nuovi stabilimenti produttivi nei nuclei industriali già designati
b.5) Costruzione e ristrutturazione di cantieri nautici e di porti turistici
b.6) Produzione di energia (convenzionale e rinnovabile)
c) Accesso ai Fondi UE
d) Preparazione di progetti per la compartecipazione di Fondi Sovrani.

Domande frequenti

– quale tipo di sostegno offre alle aziende per aiutarle ad esportare? 
Innanzitutto l’azienda, grande o piccolissima deve imparare ad internazionalizzarsi, che non è solo vendere fuori del proprio Stato, ma collocarsi fuori dal proprio Stato, e mettere in competizione tra loro tutte le opportunità che una vera internazionalizzazione concede. Questa è la vera rivoluzione silenziosa che l’imprenditoria deve compiere, la vera cultura imprenditoriale che vogliamo diffondere.
Direttamente, o tramite aziende collegate, possiamo offrire al cliente ogni tipo di aiuto, dal marketing inteso come analisi del mix di domanda e come capacità dell’azienda di dare risposte, all’innovazione di prodotto intesa sia come nuova tecnologia o nuovo uso del prodotto stesso.
Aiutiamo le imprese nello start-up, nel consolidamento o ristrutturazione, nella crescita del profitto, come indice di valore dell’utilità dei loro prodotti con strumenti finanziari Della U.E., locali, e di venture o financial capital.
Offriamo aiuto nel migliorare la produzione, la qualità, le relazioni umane aziendali e con l’esterno, e l’efficienza di tutte quelle azioni che servono per adeguarsi ai nuovi mercati. Offriamo assistenza contabile e fiscale tramite professionisti locali.
Offriamo al cliente contatti con nuovi clienti sia per la vendita con scambio di moneta sia in barter.

– qual è il profilo dell’azienda PMI italiana che oggi dovrebbe pensare seriamente all’export? 
Tutte le aziende devono poter esportare, ma soprattutto internazionalizzarsi nel senso prima espresso. Il barista ad esempio e tutte le attività stagionali in generale possono esercitare il loro mestiere all’estero e fermarsi o continuare in patria a stagione finita. La PMI si stabilisce, così, in un regime più favorevole e da li continua a lavorare in piena libertà anche in Italia. La grande impresa diventa multinazionale quando stabilisce uno o più regime favorevole quale sede dei propri affari.

– nella sua esperienza quali sono i più frequenti errori delle PMI che vogliono esportare? 
La qualità italiana è riconosciuta ed imitata in tutto il mondo. Il “made in Italy” comunque, non deve indicare solo che un prodotto è fatto in Italia, ma che è fatto con la “qualità italiana”, anche se fatto in un altro qualsiasi luogo geografico fuori dell’Italia. Troppe PMI (costruzioni, artigianato, commercio, servizi) rimangono dell’idea “apro bottega ed appendo il cappello, aspettando il cliente”. Questa mentalità non ripaga più. Non si può esportare con la mentalità del muratore, del fabbro, del bottegaio, dell’avvocato o del notaio.

– quali di questi NON vanno commessi assolutamente? 
Aprire bottega, appendere il cappello ed aspettare il cliente.

– che cosa dovrebbe invece fare una azienda che vuole esportare? ci può dare i 5 punti chiave? 
Usare il marketing come filosofia d’impresa, sia nella sua forma di marketing mix per le aziende di manifattura, sia nella forma di marketing max per le aziende di know-how.

– il corridoio del Baltico: perché è interessante? ha qualche dato che aiuta a capire il valore di questo mercato? 
Le merci, che entrano nel Mediterraneo da Suez, impiegano cinque giorni in meno ad arrivare al Baltico passando dal corridoio adriatico. In Italia invece si continua con la TAV Lione-Torino solo per distribuire mazzette e non per un vero e proprio valore economico. Il corridoio adriatico per il Baltico coinvolge sette paesi sovrani in via di sviluppo, ben dieci se includiamo anche Italia, Grecia e Turchia, e ben quindici se includiamo anche Austria,l Ungheria, Rep. Ceca, Slovacchia e Germania. Si tratta di un’area di ben 250 milioni di persone.

– quali prodotti hanno maggior mercato in quelle aree?
I prodotti di qualità. Ferrero vende in tutto il mondo non per il prezzo, ma per la sua qualità. Lasciate il prezzo ai Cinesi che, primo o poi pagheranno amaramente la loro politica economica e commerciale

– che cosa viene apprezzato dell’italianità?
La qualità, lo stile, la fantasia, l’estro.

– come parlare a questi mercati?
Questi mercati conoscono già tutto dell’Italia. In Albania parlano tutti italiano perché vedono solo la TV italiana. In Croazia la mortadella è più buona che a Bologna. In Montenegro i bimbi aprono tutti con stupore e voglia l’ovetto Kinder. Non c’è bisogno di parlare, ma di approfittare della loro voglia di collaborare con le imprese italiane. In questi paesi la criminalità è quasi inesistente perché i loro delinquenti sono già tutti in Italia da tempo.

– il suo portale è molto interessante e ampio: quali sono i temi che tratta con maggiore frequenza?
Trattiamo soprattutto della “razionalità del comportamento umano nella produzione e nel consumo”, argomenti che la “sedicente scienza economica” confina solo nell’insulso “profitto monetario” creando perfino contraddizioni logiche.

– come siamo visti all’estero secondo lei?
Benissimo e con amore quando ci comportiamo da persone serie, con disprezzo quando ci comportiamo da idioti.

– quali altri mercati segue? quali altri aree geografiche andrebbero oggi privilegiate?

Tutte quelle aree dove esiste ancora l’impegno sociale, l’etica aziendale, l’amore per il prossimo: vale a dire tutti quei valori che hanno fatto grande l’imprenditoria italiana oggi mortificata da profittatori finanziari, politici nullafacenti e “nullavolentifare”.

Come internazionalizzare l’impresa nel corridoio adriatico baltico

Internazionalizzare l’impresa non vuol dire vendere in esportazione: se un cliente è italiano o estero, per l’azienda non cambia niente. Internazionalizzare l’azienda vuol dire liberarla dalla dipendenza da un singolo ordinamento giuridico e renderla padrona di stabilirsi nel sistema più efficiente e vantaggioso.
Oggi, ad es., costituire un’azienda “offshore” nello Stato di New York è facilissimo, rapidissimo e costa solo qualche centinaio di dollari.  L’azienda non paga tasse sui profitti perché queste sono pagate dai soci che ricevono utili, i quali pagano le tasse nel loro paese di residenza in misura di tasse su proventi finanziari.
Tutto questo è una truffa ai danni dello Stato italiano? Ebbene, allora perché il Governo italiano non accusa il Governo dello Stato di New York di truffa? Perché costui manderebbe al diavolo il Governo italiano, rispondendo che egli applica una sua norma sovrana nel rispetto del GATT, dei TRIPs e di tutti i trattati internazionali sul commercio.
Ora, insediare un’azienda in uno degli Stati balcanici (la costa orientale dell’Adriatico la cui distanza massima è come quella tra Milano e Bologna) comporta, come abbiamo rilevato nella nostra precedente e-mail, i seguenti vantaggi.

  • Le tasse sul reddito vanno dal 10% (Albania) fino al massimo del 26% (Slovenia).
  • Oneri sociali: 16%
  • La libertà di circolazione di merci e capitali è assoluta perché tutti gli Stati aderiscono al GATT.
  • L’accesso al credito è molto maggiore che in Italia, considerando che le banche italiane non fanno più credito alle PMI. In questi Stati sono disponibili i fondi europei, quelli per l’accesso all’Unione, i fondi nazionali d’incentivo, quelli delle banche commerciali e d’investimento locale, più gli interventi dei Fondi Sovrani, che in Italia non vengono più da qualche tempo, se mai sono venuti.
  • Disponibilità di manodopera: piena e qualificata
  • Possibilità di vendere in Italia: massima, come da affermazione sub c).

Per chi è fortemente raccomandata l’internazionalizzazione.

  • Studi professionali
  • PMI agroindustriali, artigianali, commerciali, di servizi.
  • Grandi imprese.
  • Quanti hanno bisogno di aria nuova per la propria azienda.

Alle aziende, che abbiano particolari motivi legati al territorio o all’impossibilità di rilocare la loro attività produttiva, consigliamo di creare una sede operativa (nuova ragione giuridica, costituzione di ramo d’impresa), che diventa “centro di profitto” e lasciare in Italia la pura produzione, che diventa “centro di costo”. L’azienda italiana produce per il suo centro di profitto, che avrà il solo scopo di fatturare e maturare profitti in un sistema molto più conveniente per l’impresa.

Noi possiamo assistervi in tutte le fasi di analisi, costituzione e amministrazione della vostra azienda, dai rapporti con le P.A. locali, a quelli con le banche, dalla richiesta di fondi U.E. ad ogni eventuale contenzioso anche con lo Stato italiano.  Di questa prassi nulla è contro legge. Solo troppe norme nazionali italiane sono contro la legge perché incostituzionali o contrarie al GATT e ai TRIPs, trattati internazionali preminenti persino alle norme europee.

 

Enrico Furia

 


Latest articles

Related articles

68 Comments

Comments are closed.