Il caso Zanfretta

Tra tutti i casi relativi a contatti con presunte entità non umane, quello che vide protagonista un giovane metronotte ligure, Pier Fortunato Zanfretta, nel corso degli anni Settanta, è certamente il più documentato e supportato da numerose prove atte a corroborare una vicenda ai confini della realtà.

Erano le 23.30 del 6 dicembre 1978, Pier Fortunato Zanfretta stava guidando per le colline vicino a Torriglia, un paese della Liguria. Era in servizio e si stava recando a Marzano presso l’abitazione di un famoso dentista del posto. Giunto in prossimità dell’abitazione, improvvisamente il motore e i fari della sua Fiat 127 si spensero senza alcun motivo apparente. Stupito, Zanfretta scese dalla vettura, nel tentativo di capire cosa stesse succedendo.

La prima cosa che notò fu che c’erano quattro luci che si muovevano nel giardino della casa. Subito pensò trattarsi delle torce di qualche ladro che stava entrando nell’edificio. Ragion per cui azionò la radio per avvisare la centrale che vi erano alcuni ladri e che si apprestava a entrare nella casa. Nessuno però rispose, la radio non dava alcun segno di vita.

Con non poco coraggio, Zanfretta si avvicinò alla casa, tenendo in mano la sua Smith & Wesson. Il cancello del giardino era aperto, Zanfretta si incamminò nei pressi del muro esterno, pronto ad affrontare i ladri. Con sua forte sorpresa, sentì toccarsi sulla spalla. Si girò di scatto e… ciò che vide era talmente al di là di ogni spiegazione da indurlo a scappare terrorizzato.

A mezzanotte e mezza, Carlo Toccalino, l’operatore telefonico della cooperativa Val Bisagno per cui lavorava Zanfretta, ricevette la seguente telefonata dal metronotte ligure, chiaramente alterato anche nei toni: “Mamma mia quanto è brutto”. Toccalino, non capendo bene a cosa si riferisse, domandò se aveva subìto un’aggressione, al che Zanfretta rispose “No, non sono uomini, non sono uomini”. A questo punto la comunicazione si interruppe e Toccalino avvertì immediatamente i Carabinieri.

In quei frangenti, il che rappresenta una forte prova a supporto della vicenda, almeno 52 persone (stando alle successive indagini dei carabinieri), videro un oggetto triangolare nelle vicinanze che emanava una forte luce e cambiava il proprio colore da bianco a rosso e viceversa.

Nel frattempo i colleghi di Zanfretta si erano subito messi cercarlo. Lo ritrovarono nei pressi della casa in stato di shock, continuava a ripetere “li ho visti, li ho visti!”. Il primo aspetto che destò apprensione nei colleghi fu come il suo corpo fosse estremamente caldo malgrado il suo essere all’aperto nella fredda notte.

Nei giorni successivi, Zanfretta raccontò ai colleghi e ai mezzi di informazione ciò che aveva visto. La creatura che gli aveva toccato le spalle era alta tre metri, con occhi giallastri triangolari e una strana pelle ondulata come se fosse grasso o vestisse una tuta troppo larga.

Colto da un terrore indescrivibile, corse via ma venne subito accecato da una luce estremamente intensa che proveniva da un grandissimo oggetto triangolare che prese il volo vicino alla casa.

I media reagirono con una certa comprensibile incredulità a questo resoconto. Gli amici e i colleghi di Zanfretta, conoscendolo bene e sapendo come non fosse una persona avvezza a inventare, gli consigliarono di sottoporsi a una seduta di ipnosi regressiva in modo che alcuni aspetti nascosti nel suo subcosciente potessero riemergere e fornire un quadro più dettagliato di quanto accaduto.

Zanfretta decise che poteva essere una buona idea e il 23 dicembre prese un appuntamento con il dottor Mauro Moretti. Quanto segue è un estratto di ciò che disse Zanfretta durante l’ipnosi.

“Canguro dalla 68, Canguro dalla 68… le luci della macchina, come mai? Le luci della macchina si sono spente. Canguro, mi porto dentro la villa, ci sono dei ladri. Chi c’è? Che succede? Mamma… . Madonna… Perché dovrei venire con voi? Cosa volete farmi? Cosa sono tutte quelle luci? Non voglio. Voi non siete esseri umani. Via! Cosa mi mettete sulla testa? Via! Non voglio…Lasciatemi stare… Non voglio che tornate. Non posso dirlo? Sì… farò come voi volete… Datemi una prova… Non mi crederanno… Quante luci… Via! Via! Via quel coso dalla testa. Aspetterò che tornate… Che caldo. Via quel coso dalla testa… Via. Siete dei mostri… Voglio andare a casa. La mia pila”.

Poi il dottor Moretti gli chiese come riuscisse a comunicare con queste entità e Zanfretta rispose che utilizzavano una sorta di apparecchio di traduzione istantanea. Questa fu l’ultima domanda di Moretti.

Proprio come le entità avevano comunicato a Zanfretta, ritornarono.

Era la notte tra il 27 e il 28 dicembre, Zanfretta era di turno come al solito, quando l’operatore radio della Val Bisagno sentì il seguente messaggio provenire da Zanfretta con una voce alterata: “Sto passando attraverso una fitta nebbia, non vedo niente! Non so che fare!”. Erano le 23.46. Quattro minuti più tardi, Zanfretta richiamò, in uno stato totalmente calmo e molto diverso da poco prima: “L’auto si è fermata, vedo una luce brillante, ora scendo”.

L’operatore mise subito in moto le ricerche, memore di quanto accaduto il 6 dicembre. L’auto di Zanfretta venne vista un’ora dopo su una stretta stradina. Elemento molto inconsueto, il tetto era perfettamente asciutto malgrado la pioggia. Zanfretta venne ritrovato all’1 e 25 di notte. Era bollente, le sue orecchie rosso fuoco e i suoi vestiti completamente asciutti proprio come il tetto della sua vettura. Tremava e continuava a ripetere che lo volevano prendere e portare via molto lontano.

Il giorno dopo i Carabinieri trovarono alcune impronte gigantesche (circa 60 cm) vicino all’auto, tutti elementi che furono riportati nella relazione del brigadiere Nucchi il 3 gennaio del 1979.

Dopo questo secondo avvenimento, molti iniziarono a pensare che, malgrado la buona reputazione di Zanfretta, fosse comunque necessario stabilire le sue condizioni psicofisiche. Per questo motivo, la società per la quale lavorava come metronotte lo obbligò a sottoporsi ad alcuni esami condotti dal professor Giorgio Gianniotti dell’ospedale San Martino di Genova, il quale stabilì che Zanfretta era in perfette condizioni psichiche e neurologiche e non presentava alcun sintomo di alterazione mentale o di malattia psico-sensoriale, concludendo che riteneva Zanfretta perfettamente idoneo al suo lavoro e non bisognoso di alcuna terapia né di qualsivoglia periodo di osservazione.

Essendo un dottore molto rinomato e stimato, il parere del dottor Gianniotti ebbe una forte eco sui mezzi di informazione.

I mesi trascorrevano e, come spesso accade, il clamore prodotto dalla vicenda Zanfretta stava a poco a poco calando di intensità, fino a quando l’inaspettato non fece nuovamente breccia nella vita di Zanfretta.

Era la sera del 30 luglio del 1979, Zanfretta stava compiendo un turno di lavoro a Genova (infatti, visti i precedenti, non l’avevano più mandato in zone collinari) quando all’improvviso scomparve, non era più reperibile e non si sapeva dove fosse. Fu trovato due ore più tardi, sulla cima del monte Fasce. Dato che vi è un’unica strada di accesso alla sommità della montagna, tutti si chiesero come avesse fatto a raggiungerla senza la moto. Una sessione di ipnosi avrebbe fornito poi la risposta: era stato portato lì da un raggio fuoriuscito da un disco volante che l’avrebbe condotto a bordo e lasciato sul monte.

A quasi un anno di distanza dal primo scioccante evento, il 2 dicembre del 1979 Zanfretta scomparve nuovamente sempre nei pressi di Genova, mentre era di pattuglia con la sua Mini. In quella circostana, altri tre metronotte videro uno strano oggetto volante vicino all’auto di Zanfretta e decisero di aprire il fuoco contro il misterioso velivolo, ma non sortì alcun effetto.

Durante una sessione di ipnosi regressiva, Zanfretta raccontò di essere stato rapito un’altra volta e portato a bordo di un disco dove alcune creature gli dissero che avrebbero compiuto un volo da Genova alla Spagna e ritorno. Proprio il 4 dicembre, l’ANSA trasmise una notizia che ha dato molto da pensare. Infatti, il dottor Alfredo Sanchez Cuosta aveva raccontato che, mentre guidava la sua auto nei pressi di Guadalajara, in Spagna, era stato inseguito da un oggetto volante non identificato che emanava una forte luce gialla sopra la sua automobile, tale da fargli perdere il controllo del veicolo.

Ovviamente può trattarsi di una semplice coincidenza, così come, al contrario, potrebbe far parte del medesimo evento occorso proprio quella sera.

Il 4 febbraio del 1980, un altro contatto con l’ignoto. Come accaduto altre volte, Zanfretta scomparve improvvisamente. Un anziano allevatore raccontò di aver visto una massa luminosa fluttuante nel cielo, simile a un ovale da rugby. Zanfretta venne trovato più tardi vicino a un fossato, senza ricordare come vi fosse giunto.

Vi sono varie prove a supporto di quanto raccontato da Zanfretta e risulta davvero arduo ritenere l’intera vicenda una farsa o un’abile sofisticazione. Zanfretta non ha mai guadagnato nulla da tutto ciò, anzi, si è visto poco creduto anche all’interno della sua stessa famiglia.

Semplicemente si è trovato a dover fronteggiare un qualcosa di inspiegabile che egli ha cercato con molta onestà di descrivere, raccontando la propria esperienza in maniera sempre pacata. Medici stimati hanno mostrato come non vi fosse alterazione alcuna, così come il Pentothal, il siero della verità, ha rivelato che non stava mentendo.

Un fenomeno sfuggente, che il metronotte ligure ha provato a raccontare nel modo più chiaro possibile. Quale fosse la natura di quanto accaduto è difficile a dirsi, dato che è il fenomeno Ufo stesso a cambiare di aspetto a seconda delle epoche, in un continuo gioco di specchi in cui non è facile capire quale siano i connotati precisi di queste esperienze.

 

 

Umberto Visani
Umberto Visanihttps://www.facebook.com/visanium
Umberto Visani nasce a Torino nel 1983. Laureato con lode presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Torino è un ricercatore indipendente di ufologia, archeologia misteriosa e criptozoologia. Scrive per numerose riviste specializzate a livello nazionale e internazionale, tra cui “Mistero Magazine”, “Ufo International Magazine”, “Révista Ufo Brasil”, “Fate Magazine”. È stato più volte ospite della trasmissione televisiva “Mistero” in onda su Italia 1. Ha pubblicato nel 2012 il saggio “Mondo Alieno: Ufo ed extraterrestri nella storia dell'umanità”, edito da Arethusa Edizioni, seguito nel 2014 dal romanzo “Ubique”, nel 2016 dal saggio “Mai stati sulla Luna?”, per Uno Editori, nel 2017 dal saggio “I Misteri dell’Umbria”, con Morlacchi editore, nel 2018 dal saggio “Ufo: le prove”, Edizioni Segno e quest’anno è uscito “Ufo: i casi perduti”, Edizioni Segno.

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