Il caso Elisa Lam

La tragica vicenda che ha visto protagonista Elisa Lam, giovane ragazza canadese in viaggio a Los Angeles nel gennaio 2013, presenta un numero di anomalie talmente elevato da ergersi a pietra miliare nei casi di scomparse anomale.

 

Il primo elemento a balzare agli occhi è il luogo in cui scomparve Elisa Lam: il Cecil Hotel, albergo di Los Angeles con un passato a dir poco inquietante.

Tra il 1984 e il 1985 fu ospite fisso della struttura Richard Ramirez, alias “The Night Stalker”, assassino responsabile della morte di tredici persone in quel biennio. Ramirez durante il processo fece riferimento alla matrice rituale satanica dei suoi omicidi.

Nel 1991 Jack Untweger, cittadino austriaco, giunse a Los Angeles e si fermò al Cecil Hotel. Durante la permanenza di cinque settimane nell’albergo uccise tre prostitute proprio in stanza.

Nel 1994 Goldie Osgood venne violentata e assassinata nell’hotel ma non si scoprì mai l’assassino.

Negli anni ’50 e ’60 si ebbero ben tre suicidi nell’hotel: nel 1954 Helen Gurnee si buttò da una finestra, seguita nel 1962 da Julia Moore, mentre sempre nel 1962 Pauline Otton si gettò dal nono piano e cadde su George Giannini, uccidendolo all’istante.

Questi casi mostrano come il luogo fosse già noto per una concomitanza di eventi raccapriccianti.

La vicenda

Elisa Lam era una ragazza di 21 anni, studentessa di psicologia presso la British Columbia University di Vancouver.

La ragazza aveva deciso di fare un viaggio in California e arrivò in treno a Los Angeles il 26 gennaio 2013.

Prese una stanza al Cecil Hotel e, come risulta dal suo profilo Facebook, fece alcuni giri in zona, andò allo zoo di San Diego e partecipò al Conan O’Brien show, un talk show molto famoso negli Stati Uniti.

Stando ai racconti dei suoi amici, Elisa non fumava né beveva mai. Chiamava i genitori ogni giorno, raccontando loro dove stesse andando e cosa avesse visitato.

I suoi ebbero notizie fino al 31 gennaio. Non sentendola, capirono subito che doveva essere accaduto qualcosa, per cui contattarono la polizia di Vancouver, la quale si mise in contatto con la polizia di Los Angeles per chiedere di cercare la ragazza presso il Cecil Hotel.

La polizia losangelina si recò immediatamente in hotel e parlò con receptionist e manager: costoro non vedevano Elisa dal 31.

Furono subito portati cani molecolari che fiutarono la stanza per cercare di raccogliere tracce olfattive, senza esito. Si recarono anche sul tetto ma non trovarono nulla.

Il 6 febbraio la polizia rese pubblici alcuni dettagli, chiedendo espressamente aiuto nel caso qualcuno avesse visto la ragazza e potesse fornire informazioni utili per ritrovarla.

Il 14 febbraio la polizia rese pubblico un video di una telecamera dell’hotel in cui si vedeva Elisa mentre entrava nell’ascensore. Indossava shorts neri, una t-shirt rossa e dei sandali. La ragazza dentro l’ascensore inizia a premere vari pulsanti per i piani. Le porte non si chiudono ed Elisa si posiziona in un angolo dell’ascensore, come preoccupata. A poco a poco Elisa si avvicina alla porta dell’ascensore e guarda fuori con circospezione, come se pensasse che ci fosse qualcuno nel corridoio, ma non si vede persona viva. Nuovamente la ragazza esce dall’ascensore e guarda nel corridoio, alzando il braccio destro. Torna nell’ascensore con le mani vicino alle orecchie e riprende a premere i bottoni ai piani. Le porte rimangono aperte.

Elisa esce e muove le mani leggermente piegata, come se cercasse di toccare qualcuno e gli stesse parlando. A un certo punto la ragazza si allontana verso sinistra.

Il 19 febbraio alcuni residenti dell’hotel si lamentarono del fatto che la pressione dell’acqua dei lavandini fosse troppo bassa.

Fu subito mandato un manutentore per controllare le botti d’acqua del tetto, per vedere se fosse tutto a posto. Prese una scala, aprì la porta che conduceva al tetto, spense l’allarme e si avvicinò alle quattro taniche di questa piattaforma sita a un metro e mezzo sopra la cima dell’albergo. Ciascuna tanica è larga un metro e venti per 2 metri e quaranta di altezza. L’unico modo per guardarvi dentro è arrampicarsi sulla cima di ciascuna, aprire una chiusura ermetica e a quel punto sollevare il portellino.

Con la scala, l’addetto salì in cima e aprì una delle quattro taniche, non credendo ai propri occhi. C’era infatti il corpo di una donna asiatica nuda che galleggiava a faccia in su: era Elisa Lam.

Il manutentore contattò immediatamente la polizia e i vigili del fuoco, che accorsero entro pochi minuti.

L’apertura della tanica era troppo stretta per poter rimuovere il cadavere, per cui dovettero procedere aprendo un ulteriore buco in cima alla tanica stessa.

Estrassero il corpo e videro che non c’erano segni di traumi evidenti. I sandali erano anch’essi nella tanica, insieme ai vestiti.

Il corpo venne portato subito dal coroner per un’autopsia accurata.

Gli investigatori non riuscivano a spiegarsi le modalità dell’accaduto.

Per il 20 febbraio era prevista un’intervista con alcuni funzionari della polizia di Los Angeles per discutere delle circostanze del caso ma venne annullata all’ultimo perché dall’alto era arrivata comunicazione di non parlare dei dettagli della vicenda.

Un articolo del 22 febbraio sull’Huffington Post riportò i risultati preliminari dell’autopsia: “i risultati si sono rivelati inconcludenti, così il coroner ha detto che dovrà attendere i test tossicologici per determinare la causa di morte di Elisa Lam”.

I mesi trascorsero, senza che nulla si sapesse di questi esami.

Finalmente, il 20 giugno 2013 il coroner pubblicò i risultati dell’autopsia: morte accidentale per annegamento.

Come è possibile parlare di incidente in un caso simile?

Occorrerebbe, secondo questa linea di pensiero, credere che la ragazza sia andata volontariamente sul tetto, sia riuscita in qualche maniera a non far scattare l’allarme presente sulla porta che collega al tetto stesso, sia riuscita a salire in cima alla tanica alta due metri e mezzo, abbia potuto aprire la tanica (operazione non subito portata a termine dal manutentore né dalla polizia, il che indica quanto fosse ai confini dell’impossibile per la ragazza), si sia tolta i vestiti, sia entrata nella tanica e abbia richiuso il coperchio.

Come poter credere a simile ricostruzione? La polizia ha escluso il suicidio, la ragazza non aveva dato alcun segno di depressione nel corso del viaggio. Cos’è accaduto?

L’autopsia ha impiegato tre mesi per essere pubblicata e, non essendovi segno di alcuna intossicazione, i ricercatori hanno dovuto escludere ipotesi autolesive.

Non solo. Nell’autopsia di legge che vi era scarsa quantità di sangue per poter svolgere certi esami: altro punto inspiegabile, dato che la ragazza non aveva ferite e non aveva perso sangue.

Elisa Lam/Lam-Elisa: una coincidenza incredibile?

Il corpo di Elisa era stato trovato nella tanica il 19 febbraio. Due giorni dopo, il 21 febbraio, un articolo sul Los Angeles Times riportava la notizia di un’epidemia di tubercolosi in città, la più estesa degli ultimi dieci anni. L’articolo in questione spiegava come i medici avrebbero fatto utilizzo di uno specifico test per acclarare se le persone con i sintomi della tubercolosi avessero realmente contratto la malattia. Ecco, il nome di questo test è proprio Lam-Elisa, dove Lam sta per Lipoarabinomannano, antigene glicolipidico della parete cellulare micobatterica, ed Elisa è un acronimo derivato dall’espressione inglese “enzyme-linked immunosorbent assay” (saggio immuno-assorbente legato ad un enzima).

Pertanto, nei giorni in cui veniva utilizzato questo test Lam-Elisa, una giovane ragazza di nome Elisa Lam muore e viene ritrovata nella tanica di un hotel.

Coincidenza? In che misura? Quello che preme sottolineare non è tanto ipotizzare un improbabile piano di qualcuno (chi?) che abbia cercato una Elisa Lam per ucciderla proprio in quei giorni (e, anche in questo caso, sarebbe una coincidenza non da poco che proprio una Elisa Lam si trovasse a Los Angeles) bensì pone molte domande su come si verifichino gli eventi e quali connessioni insondabili abbiano tra loro, seguendo trame che, quando emergono come in questo caso, lasciano a dir poco interdetti, come se esistesse una sottotraccia nella verificazione del reale.

Un film …

Dopo il ritrovamento della giovane Elisa Lam, alcune persone hanno notato delle somiglianze con il film Dark Water, uscito nel 2005, a sua volta adattamento di un film giapponese che prendeva spunto da un racconto di Koji Suzuki dal titolo “Acqua Galleggiante” la cui trama è la seguente: una bambina di 5 anni vive con i suoi genitori in un piccolo appartamento. Un giorno i tre vanno sul tetto per lanciare alcuni fuochi d’artificio e scoprono una borsa di Hello Kitty. La figlia di lì a giorni inizia a parlare con un’amica immaginaria nella doccia e si verificano eventi misteriosi, fino alla scoperta del cadavere di una bambina proprio nella tanica dell’acqua posta sulla cima dell’edificio.

Le somiglianze nel ritrovamento sono evidenti, per quanto non indicative di alcunché.

Eventi anomali

Un aspetto di questo caso che lascia fortemente perplessi è il seguente: com’è possibile che i team di ricerca accompagnati da cani molecolari non siano stati in grado di seguire le tracce olfattive di Elisa quando sono andati a cercare sul tetto? La ragazza era davvero lì fin dall’inizio oppure la sua presenza in acqua è occorsa esclusivamente in un secondo momento?

Il caso è talmente sfaccettato che, nel tentativo di trovare una soluzione, non si può non cercare analogie che possano fornire un aiuto nel comprendere cosa sia successo.

L’aspetto principale di questa vicenda è riassumibile nel fatto che una ragazza sia stata trovata dentro una tanica dell’acqua secondo modalità non ben chiarite, dato che la razionalità non può non porre forti interrogativi sulle dinamiche.

Ecco, proprio nel ricercare parallelismi ci si è imbattuti in un caso, diverso eppur simile, che fornisce spunti di riflessione. Lo studioso Chris O’Brien, infatti, nel suo saggio Stalking the Herd in cui riporta vasta casistica di inspiegabili assalti a mandrie di bestiame, racconta quanto accaduto nel giugno 2002 in Argentina a Suco, paesino vicino al Rio Carto. Un allevatore stimato in tutta la regione ritrovò 19 bovini morti all’interno della enorme tanica dell’acqua del suo possedimento. Come erano finiti in questa tanica protetta da un recinto e, soprattutto, da un muro che avrebbe reso impossibile qualsiasi salto?

La stessa domanda si pone per Elisa Lam e non si è finora riusciti a trovare una risposta convincente, tenendo a mente la difficoltà ai confini dell’impossibilità dell’ipotesi che la vede suicida o comunque l’essersi volontariamente posta nell’acqua della tanica, superando in maniera ignota e inspiegabile l’allarme della porta sul tetto.

Non si dimentichi nemmeno la “coincidenza” dell’esame Lam-Elisa per la tubercolosi, il precedente del film giapponese e il caso degli animali nella tanica dell’acqua in Argentina, tutti punti di contatto il cui quadro complessivo, però, sfugge ancora oggi.

Umberto Visani
Umberto Visanihttps://www.facebook.com/visanium
Umberto Visani nasce a Torino nel 1983. Laureato con lode presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Torino è un ricercatore indipendente di ufologia, archeologia misteriosa e criptozoologia. Scrive per numerose riviste specializzate a livello nazionale e internazionale, tra cui “Mistero Magazine”, “Ufo International Magazine”, “Révista Ufo Brasil”, “Fate Magazine”. È stato più volte ospite della trasmissione televisiva “Mistero” in onda su Italia 1. Ha pubblicato nel 2012 il saggio “Mondo Alieno: Ufo ed extraterrestri nella storia dell'umanità”, edito da Arethusa Edizioni, seguito nel 2014 dal romanzo “Ubique”, nel 2016 dal saggio “Mai stati sulla Luna?”, per Uno Editori, nel 2017 dal saggio “I Misteri dell’Umbria”, con Morlacchi editore, nel 2018 dal saggio “Ufo: le prove”, Edizioni Segno e quest’anno è uscito “Ufo: i casi perduti”, Edizioni Segno.

Latest articles

Related articles

Leave a reply

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.