Il buco che brucia da oltre mezzo secolo

Lo hanno chiamato “Porta dell’Inferno” o “Cancello degli Inferi”. Un nome che deriva dal posto dove si trova, Darvaza, in turkmeno «derweze», che vuol dire appunto cancello. É un cratere originato dal collasso di una caverna di gas naturale. Largo 60m e profondo 20m si formò nel 1971 in seguito di un incidente durante l’operazione di perforazione da parte di aziende sovietiche in Turkmenistan. Per evitare i pericoli legati alla massiccia fuga di gas metano gli venne dato fuoco. E da allora, brucia senza sosta.

A causa del continuo bruciare di gas, il bagliore che nasce dal foro è visibile anche di notte da chilometri di distanza. Questo, insieme alle sue dimensioni e al fatto che le fiamme non sono alimentate da nessuno, ha fatto sì che diventasse una fra le mete turistiche più visitate del Turkmenistan. Dal 2009, sono stati almeno 50.000 i visitatori. Molti di loro, nonostante il maleodorante odore di zolfo esalato dalle fiamme della “Porta dell’Inferno”, sono felici di campeggiare nella zona desertica circostante.

La prima persona a scendere nel cratere fu l’esploratore e “cacciatore di tempeste” George Kourounis, a novembre 2013, in una spedizione finanziata in parte dal National Geographic. Nel corso della missione, diverse le scoperte sorprendenti. Nei campioni di terreno raccolti vennero ritrovati batteri che sopravvivevano nonostante le condizioni estreme di temperatura.

Nel 2018, il presidente Gurbanguly Berdymukhamedov, che aveva vinto le elezioni del 2017 con il 97% dei voti, ordinò di ribattezzarlo “Shining of Karakum”. L’anno dopo, lo stesso presidente diede spettacolo guidando un’auto da raid attorno al cratere fiammeggiante.

Anni prima, nel 2010, Berdymukhamedov aveva già cercato di spegnere le fiamme della “Porta dell’Inferno”. Ma i suoi tentativi non avevano avuto successo.

Ora, dopo cinque decenni di devastazione ambientale, pare che sia deciso di porre fine agli incendi del cratere situato nel Deserto del Karakum, a 260 km a nord della capitale Aşgabat. A darne notizia lo stesso presidente Berdymukhamedov che ha ordinato al governo di “trovare una soluzione per estinguere l’incendio” che “influisce negativamente sia sull’ambiente che sulla salute delle persone che vivono nelle vicinanze”.

Il Turkmenistan è il quinto paese al mondo per riserve di gas naturale, ma per la maggior parte dei 6 milioni di persone del paese la vita rimane difficile. La carenza di beni di base e cibo è diffusa. Berdymukhammedov ha governato il suo paese con il pugno di ferro, tollerando poco i dissensi e isolandolo dal mondo esterno sebbene in una crisi economica che ha costretto molti in povertà. Secondo la rivista Bloomberg, il Turkmenistan è uno dei maggiori responsabili al mondo dell’inquinamento da metano, componente principale del gas naturale e tra i peggiori gas serra.

Il metano è 80 volte più potente dell’anidride carbonica come gas serra che riscalda il pianeta. Questo rende il controllo delle perdite da campi e dalle tubature un settore essenziale per combattere i cambiamenti climatici. Secondo la società di monitoraggio Kayrros SAS, il Turkmenistan sarebbe responsabile di 31 dei 50 rilasci di metano più rilevanti al mondo nelle operazioni di petrolio e gas onshore nel 2019.

Nel 2021, l’Agenzia internazionale per l’energia ha stimato che le emissioni complessive di metano del Turkmenistan erano superate solo da Russia, Stati Uniti, Iran e Iraq, tutti i principali produttori di petrolio e gas. Se ci si riferisce al tasso di perdita o al rapporto tra le emissioni di metano e il gas naturale prodotto, il Turkmenistan ha la seconda più alta intensità di emissioni di metano al mondo, un numero più di cinque volte più grande del primo produttore mondiale di gas naturale, gli Stati Uniti.

Stiamo perdendo preziose risorse naturali per le quali potremmo ottenere profitti significativi e usarle per migliorare il benessere della nostra gente”, ha detto il presidente.

In Turkmenistan, l’economia dipende dall’esportazione di gas naturale e metano. A dicembre, l’ambasciatore di Mosca in Turkmenistan ha annunciato che la Russia intende raddoppiare le sue importazioni di gas naturale (nel 2021 ammontavano a 10 miliardi di metri cubi). Ma il principale acquirente di gas del paese rimane la Cina: grazie al gasdotto lungo 7.000 chilometri che va dal Turkmenistan fino a Shanghai.

Se ingegneri e geologi riusciranno in qualche modo a trovare un modo per estinguere le fiamme sulla Porta dell’Inferno, questa attrazione turistica potrebbe andare perduta per sempre. Ma, in cambio, potrebbero essere molti i benefici per l’ambiente e per lo sviluppo del paese.

 

C. Alessandro Mauceri
C. Alessandro Mauceri
Da oltre trent’anni si occupa di problematiche legate all’ambiente e allo sviluppo sostenibile, nonché di internazionalizzazione. È autore di diversi libri, tra cui Moneta Mortale e Finta democrazia. Le sue ricerche e i suoi articoli sono pubblicati su numerosi giornali, in Italia e all’estero. Articoli

Latest articles

Related articles

Leave a reply

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.