Idee a rotoli … di Gianfranco Carignani

IL PENSIERO – idee a rotoli

Franco_Carignani

di Gian Franco Carignani

In altro mio intervento, ho avuto modo di esternare il mio pensiero sopra il concetto di “opinione”, il che mi stimola ad esprimere parallelamente la mia opinione sul concetto di “pensiero”, scusandomi coi lettori per il chiasmo che apparentemente potrebbe sembrare solo un divertito esercizio di retorica.

Molto si potrebbe dire sulla principale attività della mente, quella cioè che caratterizza l’uomo e lo distingue dagli animali, assumendo per dato scontato che gli animali non pensino, (in questa affermazione sono confortato anche dal padre Dante che scrisse testualmente nel “Convivio” – Trattato II: “…perocché il pensiero è proprio atto della ragione, perché le bestie non pensano, che non l’hanno…”), e in effetti molto è stato detto e scritto dall’antichitá a tutt’oggi, se solo pensiamo che la Filosofia, che del pensiero è la scienza, si è sviluppata nei secoli proprio “sul” e “grazie” al pensiero che ne ha costituito l’oggetto, la materia prima speculativa, e al contempo il motore.

Non credo assolutamente che la “persona comune” si sia mai resa conto di che cosa in effetti sia il pensiero, qual sia la sua dinamica, pur essendo di fatto un prodotto della sua mente, un processo che si realizza nella formazione delle idee, dei concetti, delle sue decisioni, che gli fa magari dire “penso che fra poco pioverà”, analizzando ed elaborando dati empirici percepiti dai suoi sensi: un processo mentale, quindi, che produce giudizi, elabora critiche, genera desideri, provoca emozioni, induce comportamenti e infine in senso più lato, determina il carattere dell’individuo. Si rende conto certamente di tutti questi che sono gli effetti, i prodotti del pensiero, ma non dell’attività mentale che li genera, valuta la validità di un’idea, quindi la elabora, ma non ha la percezione del processo mentale che ne ha reso possibile la generazione.

Dico questo anche se qualcuno insiste nell’affermare che esista un pensiero conscio ed uno inconscio. Secondo me, esiste una attività mentale volontaria e una involontaria, o per meglio dire automatica, che è quella che rappresenta l’insieme di archetipi di carattere prevalentemente morale, che, in parole povere, chiamerei tout-court “valori”: sono capisaldi etici generati dal nostro vissuto, dalle nostre esperienze elaborate e assimilate, dalla nostra educazione e dal complesso processo che genera la nostra cultura, ivi compresi gli aspetti etnici, religiosi e via discorrendo.

Al massimo, tralasciando di considerare tutte le elucubrazioni oniriche e fantasiose prodotte sull’argomento dall’Idealismo tedesco dei vari Kant, Fichte, Shelling e Böhme, posso essere d’accordo col buon Schopenhauer quando riteneva inconscia la volontà di vivere, ma non lo seguo più quando pretende che questa assurga addirittura a Volontà Universale, trasportandola ex abrupto sul piano di una contrapposizione fenomeno / noumeno e pretendendo cosí di derivarne una teoria pantagenetica, col riproporre il vecchio pensiero neoplatonico di un atto inconscio originario dal quale avrebbe origine la vita. Vagamente fantasiosa la teoria.

Descrivere come il pensiero sia stato considerato dai vari filosofi nel corso dei secoli equivarrebbe a scrivere un nuovo trattato di filosofia o meglio ancora una nuova Storia della Filosofia universale, che richiederebbe una quantità notevole di tempo e fatica per chi scrive e centinaia di pagine da sorbirsi da parte dei miei lettori. A salvaguardia della mia e della Vostra integrità mentale, me ne astengo volentieri, non vi preoccupate. Mi limiterò a fare soltanto qualche considerazione, a ruota libera, come del resto sempre ho fatto.

È forse solo una mia impressione, ma credo che il pensiero sia veloce per lo meno quanto la luce, o forse più, colla differenza che quest’ultima è facilmente percepibile tramite i nostri sensi, il pensiero invece è occulto, dato che nessuno ha un display sulla fronte che lo palesi, e occulti lo sono pure i suoi effetti, le idee, che si fanno percepibili solo al momento della loro estrinsecazione o concretizzazione in azioni, reazioni, espressioni, comportamenti: cioè, in una parola, i pensieri generano idee che devono essere “tradotte” affinché risultino efficaci, servano a qualcosa, o come si dice comunemente, siano tradotte in pratica. Altrimenti uno se le tiene dentro e nessuno saprà mai che sono esistite, pur anco per un attimo fuggente.

Difatti, dietro ogni azione, anche la più banale, c’è un pensiero che si concretizza nella volontà di agire, nella valutazione della convenienza, della eticità dell’agire, e questo riguarda sia le azioni dinamiche che le espressioni verbali, le quali più di altre sono sottese e supportate dalla principale caratteristica del pensiero, la rapidità. Mentre parlo io penso: a quello che voglio o che devo dire, allo sviluppo delle mie idee che sto traducendo in elementi percepibili e comprensibili, le parole, raccolgo segnali di gradimento e consenso, di disagio o di dissenso da parte del mio interlocutore, e mentre penso io parlo: il mio cervello mi permette la (quasi) contemporaneità fra l’elaborazione del processo mentale e la sua traduzione in elementi tangibili e percepibili dall’altrui apparato sensoriale: ergo, comunico.

Non ricordo chi l’ha detta, ma è una grande frase: “”Le idee nascono per essere condivise””… e magari, chissà quanto ci ha pensato!


Gianfranco Carignani
Gianfranco Carignanihttp://francoartes.comunidades.net
Pescia1949, Martina Franca 2017. Toscano DOCG col salmastro dell’amata Versilia nelle vene. Musicista si puó dire da sempre (a 4 anni giá suonava la fisarmonica): Organista con particolare predilezione per gli antichi organi a trasmissione meccanica e per la musica italiana antica (secc. XVII e XVIII). Direttore di Coro, fondatore e direttore dell’Ensemble Vocale “Climacus” alla guida del quale ha tenuto concerti in varie città d’Italia; Compositore e arrangiatore di musica vocale e strumentale, vincitore del 1° premio nel Primo Concorso Internazionale “La canzone napoletana in polifonia” con l’arrangiamento per coro a 4 voci miste della brano “ I’ te vurria vasà “; è stato membro della Commissione Artistica dell’Associazione Cori della Toscana, interessandosi in particolare, oltre che dei problemi della didattica vocale rivolta a gruppi non professionistici, alla ricerca e al recupero degli eventi musicali di tradizione orale popolare sopratutto toscana. Innamorato dell’italico idioma, e supportato da una cultura classica basata sulle letterature greca, latina e italiana, storia dell’arte e della musica, si dedica volentieri allo studio delle tradizioni popolari che coinvolgano la musica assieme agli aspetti storici, antropologici e geoculturali, ricerca questa che si è rivitalizzata particolarmente una volta che si è trasferito stabilmente in Brasile, Paese fertilissimo in questo terreno culturale. Il est bel et bon (tra 1500 e 1700) Ensemble vocale e strumentale Climacus Articoli

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