In questo Paese, esiste una categoria di soggetti, insediati in tutti gli strati sociali, che devono avere passato gli ultimi decenni all’estero, ma che fingono invece di essere stati in Italia e, nel guardarsi intorno con estrema degnazione, partono nell’elogio della “responsabilità”. Non so dove l’abbiano vista, questa benedetta “responsabilità”, ma devono essere soggetti o molto ricchi o molto stupidi (o entrambe le cose).
       Personalmente, tale degnazione mi urta e – siccome fin da bambino sono stato arruolato nella categoria degli “irresponsabili”, semplicemente perché facevo tutto di testa mia – vorrei portare un piccolo ma sommesso esempio di tale fantastica “responsabilità” che viene esibita in questo posto chiamato, non si sa perché, Paese: è l’esempio odierno di un piccolo imprenditore monzese, una trentina di dipendenti, operante nel settore della raccolta rifiuti e costretto a fallire perchè né lo Stato né gli enti locali si sono mai “ricordati” di pagarlo e pagarlo per tempo. Questo signore ha cumulato quattro milioni di debiti e ha dovuto fallire, mandando sul lastrico una trentina di famiglie, oltre alla sua, e oggi lo Stato intende pignorargli pure la casa. Assolutamente permissivo con se stesso (“pago quando mi pare, e non mi tediare con le tue richieste…”), lo Stato italiano diventa inflessibile quando occorre applicare la legge (legge…?) a chi è momentaneamente in condizioni di insolvibilità, ma vanterebbe milioni di euro di crediti nei confronti dello Stato stesso.
       Mi pare un fantastico esempio di comportamento “responsabile” e a queste cose penso ogni volta che qualche teschio di cazzo (è una volgarità, mi scuso, ma è necessaria per chiarire bene il concetto) mi parla di “responsabilità”. Qui c’è solo la responsabilità dei sudditi in procinto di diventare servi. Per i padroni, nulla di tutto questo: per loro, scatta solo il determinismo leguleio a carico di quelli che non possono difendersi.
       Avendo compreso che cosa sia la “responsabilità”, in questa infelice espressione geografica, sono lieto di essere definito, fin da bambino, un “irresponsabile”. Per me, confrontandomi ogni giorno con i “responsabili”, i loro apologeti e i loro leccaterga, questo è il più splendido dei titoli d’onore.

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