I Monument’s Man furono coloro che durante la II guerra mondiale salvarono il patrimonio artistico dalle grinfie dei nazisti. I nazisti su ordine di Goering avevano anche il compito di trafugare le opere d’arte di tutta Europa, d’Italia e quindi anche della Garfagnana , che presto fu messa in allarme da questi pericoli. Chi furono dunque i Monument’s Man garfagnini? Come furono salvate le opere d’arte nostrane? E pensare che ancora oggi in provincia di Lucca mancano ancora all’appello opera d’arte rubate dai tedeschi nel 1944. Ecco allora l’elenco…

Erano trecentocinquanta valorosi, sia uomini che donne, appartenenti a tredici nazioni diverse che fra il 1943 e il 1951 prestarono servizio presso la “Monuments Fine Arts and Archives” (M.F.F.A). Hollywood pochi anni fa fece passare alla storia queste persone con un bel film e così le stampò nella memoria di tutti. Al mondo erano e sono  conosciuti come i “Monuments Man”. Un gruppo di persone colte ed appassionate, la maggior parte di loro non aveva nessuna esperienza militare dal momento che erano per lo più restauratori, archivisti, direttori di musei e archeologi, prestarono servizio negli eserciti alleati durante la seconda guerra mondiale e vennero presto inviati nella martoriata Europa con una precisa missione: recuperare e salvare i capolavori dell’arte. L’intento principale era quindi salvare dai bombardamenti e dalle distruzioni varie le migliaia di capolavori sparsi per tutto il continente, un tesoro non solo di puro valore economico, ma un tesoro culturale che rischiava seriamente di essere perso per sempre. Altro compito se si vuole ancor più difficile era recuperare le opere d’arte ancora intatte e già trafugate. Ma trafugate da chi? Com’è noto le armate tedesche mentre invadevano un Paese dopo l’altro razziavano in modo sistematico dipinti, sculture ed altre innumerevoli opere d’arte, la maggior parte di questi razziatori agiva nel nome del maresciallo del Reich Hermann Goring (numero due del partito nazista), che senza mezzi termini nel 1942 ebbe a dichiarare: “Una volta si chiamava saccheggio. Ma oggi le cose devono avere un aspetto più umano.

Hermann Goring “il razziatore”

Ad onta di ciò, io intendo saccheggiare e intendo farlo in maniera totale” . Era una vera e propria corsa contro il tempo, la guerra volgeva al termine, gli eventi si stavano susseguendo uno dopo l’altro, i Monument’s Man vennero sparsi rapidamente per tutta Europa. A Parigi per svuotare e mettere in sicurezza tutte le opere del Louvre ci vollero ben sei settimane, ma il vero “colpo gobbo” dei Monument’s fu in Austria, nella miniera di salgemma di Altaussee(nelle vicinanze di Salisburgo) furono rinvenuti ben 6500 quadri, statue (fra le quali la Madonna con bambino di Michelangelo del 1503), mobili, libri antichi, monete e altri oggetti preziosi, ma non solo, in Turingia (regione della Germania) fu rinvenuta l’intera riserva aurea nazista e un notevole numero di altri capolavori.
E in Italia? In Italia questi anomali eroi sbarcarono in Sicilia nell’autunno del 1943, erano in ventisei, pronti a tutto (o quasi) pur di proteggere, ristrutturare e recuperare il ricchissimo patrimonio artistico italiano. La strategia era chiara, man mano che i territori venivano liberati si interveniva immediatamente per preservare i monumenti danneggiati e mettersi a caccia dei tesori rubati. Queste operazioni portarono nella sola Sicilia a mettere in sicurezza decine di siti e iniziare la ricostruzione di monumenti importantissimi ormai perduti come la Cattedrale di Palermo.

Le chiese di Palermo con i loro tesori devastate dai bombardamenti

Quando la guerra si spostò in continente le cose furono più difficoltose. Gli alleati si aspettavano di risalire in un batter d’occhio tutta la Penisola, ma finirono intrappolati in estenuanti battaglie. Finalmente il 4 giugno 1944 gli americani liberarono Roma e trovarono una città quasi intatta, il “solo” quartiere di San Lorenzo era stato bombardato. Il bello però doveva ancora venire. L’ultima fase nella campagna estate-inverno 1944 fu la più importante, gli alleati stavano per entrare in Toscana e i Monumen’s sapevano che qui non sarebbe stata una “passeggiata di salute” come a Roma. In effetti molto di ciò sarebbe dipeso dai tedeschi e da dove avrebbero deciso di attestare il fronte. Il fronte per disgrazia dei garfagnini e della Garfagnana (e non solo) si fermò sulla costituita Linea Gotica, su quel fronte di 300 chilometri la guerra si fermò per circa nove mesi.
La Garfagnana non sarà Firenze in fatto di monumenti e opere d’arte, ma il suo patrimonio artistico da difendere ce l’aveva, eccome se ce l’aveva. Parliamoci chiaro, qui i Monument’s Man non arrivarono mai, vuoi perchè la Valle del Serchio era considerata zona ad alta pericolosità, ma sopratutto perchè come tutti ben sappiamo la vita è fatta di priorità e tale priorità fu data alla salvaguardia della culla del Rinascimento: Firenze e in effetti qui il lavoro era tanto.

Firenze: Ponte Santa Trinita disegnato da Michelangelo distrutto dalle bombe

Ritirandosi dalla città del giglio i nazisti fecero saltare tutti gli storici ponti con esclusione di Ponte Vecchio, poichè leggenda (o verità) narra che quando Hitler visitò Firenze nel 1939 rimase totalmente affascinato da questo gioiello, tanto che dette ordine ai propri ufficiali di risparmiarlo dalla distruzione. Il  lavoro come detto era tantissimo e le opere d’arte erano un’enormità. I Monument’s Man giravano di quartiere in quartiere, di borgo in borgo catalogando le opere sparite dai musei che a sua volta erano state spostate altrove dai nazisti in attesa di espatrio. Furono ritrovati solamente a Firenze tremila casse di dipinti, sculture e interi archivi. Nei garagi di Villa di Torre a Cona (Rignano sull’Arno) furono trovate impacchettate di tutto punto statue di Michelangelo, altri centinaia di dipinti degli Uffizi e di Palazzo Pitti vennero invece rinvenuti nel castello di Montegufoni (Montespertoli). Come detto in Garfagnana questi eroi d’oltreoceano e d’oltremanicanon si videro. Non fummo però dimenticati in questo senso. Della nostra piccola realtà si occupò comunque un Monumet’s Man tutto italiano (e toscano) che si chiamava Rodolfo Siviero, che è bene dirlo con i Monument’s originali non aveva niente a che fare. Ma partiamo però dall’inizio e cominciamo subito con il dire che la maggior parte delle opere d’arte“garfagnine” sono nelle chiese…e le nostre chiese sono tante…

Rodolfo Siviero, vero eroe italiano

Pensiamo solamente che attualmente le  parrocchie dell’Arcidiocesi di Lucca sono 362 e immaginiamo ancora che non esiste paese, borgo o sperduta località garfagnina che non abbia almeno una chiesa antica con almeno un opera di pregevole valore. Questo era il panorama artistico con cui si doveva confrontare Siviero. Rodolfo Siviero nacque in provincia di Pisa, a lui si deve il recupero di gran parte delle opere che erano state trafugate dai tedeschi nel nostro Paese proprio durante la seconda guerra mondiale, il metodo rocambolesco con cui talvolta vennero recuperate queste opere gli valse il soprannome di 007 dell’arte e in effetti così era, oltre che essere uno storico dell’arte, era un agente segreto facente parte del Servizio Informazioni Militare. Fattostà che il patrimonio artistico garfagnino fu messo dall’intelligence di Siviero in una scala di messa in pericolo da uno a tre al numero due. Il pericolo maggiore non era che fosse sottratto, dal momento che i tedeschi a quel punto della guerra il loro ultimo pensiero erano le opere d’arte da rubare, per molti di loro sia ufficiali che soldati l’intento principale era di portare a casa la pelle, il vero pericolo veniva però dai bombardamenti alleati che potevano più o meno accidentalmente distruggere le chiese. A questo scopo, dal momento che lo stesso Siviero coordinava dei gruppi partigiani, dette mandato a loro di raggiungere i paesi garfagnini e di aiutare i parroci locali a spostare, a nascondere e mettere il più possibile al sicuro tutto quello che gli stessi parroci ritenevano di proteggere maggiormente, naturalmente fu spostato quello che si poteva spostare come quadri, statue, oggetti sacri e preziosi archivi, quello che era intrasportabile fu lasciato al suo destino e forse meglio dire in questo caso alla Divina Provvidenza, ad esempio le Pale Robbiane di Gallicano, Barga, Castelnuovo, Pieve Fosciana e molti altri affreschi disseminati per le pievi si salvarono grazie al fato.

La Pala Robbiana nel duomo di San Jacopo a Gallicano

Così le cantine, i metati, i fienili e le stalle dei paesi delle valle per un po’ di tempo diventarono dei veri e propri musei, opere attribuite alla scuola di Matteo Civitali, tavole di Giuliano Simone da Lucca del 1389, statue lignee del XIV secolo attribuite all’ambito di Tino Camaino, opere del 1500 di Giuseppe Porta detto il “Salviati” e tanti altri tesori erano sparsi per le selve della valle. Comunque sia non tutti i nazisti  erano come il loro supremo maresciallo Goring e un po’ di sensibilità artistica almeno nella Valle del Serchio la dimostrarono. Questa vicenda ricalca similmente la storia narrata poche righe sopra che riguardava Ponte Vecchio, simile sorte toccò anche al Ponte del Diavolo di Borgo a Mozzano. Oramai le mine naziste erano piazzate il celebre ponte con i suoi mille anni di storia era pronto a saltare in aria. Le truppe germaniche erano pronte a ritirarsi verso nord e bisognava quindi tagliare ogni via di comunicazione all’esercito alleato che era sempre più vicino, rimane il fatto che non si sa bene come e perchè, quando ormai mancava solamente l’ordine di farlo esplodere, l’ordine fu annullato.

Il Ponte del Diavolo a Borgo a Mozzano scampato alle mine naziste

Per quale ragione ciò accadde ancora non è chiaro, questo forse trova ragione in una teoria non documentate ma secondo me veritiera e dice che probabilmente nel comando tedesco ci sia stato qualcuno che aveva una sensibilità particolare per il patrimonio storico e culturale, sopratutto collegato al fatto che tale ponte non fosse ritenuto idoneo per il passaggio dei mezzi militari, a conferma di questo il “Ponte Pari“, alcune centinaia di metri più a sud fu fatto saltare inesorabilmente in aria. Rimane il fatto che grazie ai nostri Monument’s Man nostrani: Siviero e i preti locali, il patrimonio artistico garfagnino fu salvato o quanto meno messo in sicurezza.
L’opera di recupero di Siviero e dei Monument’s Man continuò anche dopo la guerra e tutt’oggi molte opere trafugate dai nazisti non sono state ancora ritrovate. E’ notizia di alcuni giorni fa del ritrovamento di un opera di inestimabile valore economico e culturale: “Il Busto di Cristo“, realizzato da Matteo Civitali nel 1470 e trafugato dai tedeschi dalla chiesa di Santa Maria della Rosa in Lucca, nella notte fra il 7 e l’8 febbraio 1944.

“Il Busto di Cristo” di Matteo Civitali ritrovato dai carabinieri restituito alla città di Lucca

L’opera era  stata catalogata alla fine degli anni trenta dalla Sopraintendenza di Firenze con due fotografie conservate oggi agli Uffizi di Firenze e segnalata in una nota del 1947 come“asportata dalla truppe tedesche”, successivamente queste informazioni confluirono nell’archivio Siviero e poi dopo nella banca dati del Ministero dei Beni Culturali. Di quest’opera nonostante questi minuziosi passaggi si era persa ogni traccia, fino a che nel dicembre 2017 i carabinieri nell’ambito della complicatissima operazione “Jackals” hanno restituito il capolavoro alla città.

“San Giorlamo penitente” del Perugino rubato dai nazisti a Capezzano nel ’44 e non ancora ritrovato

La Garfagnana invece, anche grazie alla preventiva azione descritta sopra non subì (almeno io non ho notizia) nessuna ruberia artistica da parte delle truppe tedesche, ma come abbiamo visto stessa sorte non toccò alla provincia di Lucca. Dopo 73 anni ci sono ancora opere che ancora non hanno fatto mai più ritorno. Nella Villa Borbone delle Pianore a Capezzano Pianore vicino Camaiore i nazisti della XVI Divisione Corazzata delle SS nella primavera 1944 razziarono gran parte della collezione Borbone Parma, dipinti come “Veduta 

degli Schiavoni verso est” del Canaletto, “San Girolamo Penitente” del Perugino, “Il Redentore” di Dosso Dossi e di molti altri ancora ne sono state perse da tempo immemore le tracce. Anche Viareggio fu colpita dalle “mani lunghe” naziste il dipinto“L’Imperatore Guglielmo a cavallo calpesta un cumulo di teschi” di Lorenzo Viani sparì sempre in quel maledetto 1944.
Ancora oggi questa storia non è finita. L’italia e la Toscana in particolare hanno ancora fuori (e non si sa dove sono) centinaia di opere. Una filosofia di guerra criminale questa, studiata non a caso, che trovava il suo credo in un pensiero espresso bene da un Monument’s Man:
Puoi sterminare un’intera generazione, bruciare le loro case e troveranno una via di ritorno. Ma se distruggi la loro cultura è come se non fossero mai esistiti. E’ questo che vuole Hitler ed è esattamente questo che noi combattiamo”.

 


Bibliografia

  • “Chi li ha visti? I tesori d’arte della Toscana ancora prigionieri di guerra” Giannella Channel. A cura di Salvatore Giannella
  • “La vera storia dei Monument’s Man” L’undici Informazione Pura di Mara Marantonio
  • Museo Casa Rodolfo Siviero -Archivio Siviero-

 

I Monument’s Man was last modified: gennaio 22nd, 2018 by Paolo Marzi

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