§ 1: In principio fu il circolo degli Scipioni, intorno alla figura di Scipione Emiliano. Questi era figlio adottivo di Publio Cornelio Scipione, figlio a sua volta di Scipione l’Africano Maggiore, il vincitore di Annibale. Egli, figlio naturale di Emilio Paolo, quando fu adottato dagli Scipioni, mutò il suo nome di origine, assumendo l’intera onomastica del padre adottivo (Publio Cornelio Scipione), ed il suo nome di famiglia divenne un aggettivo, Emiliano appunto, secondo l’uso romano. Così è capitato con Ottavio, divenuto adottivo di Cesare: Caio Giulio Cesare Ottaviano, il futuro Augusto.

§ 2: Scipione Emiliano poi arricchì il proprio nome con la qualifica di “Africano Minore”, dove l’aggettivo ‘Minore’ non sta ad indicare una qualità inferiore a quella dell’Africano Maggiore, il vincitore di Annibale, ma solo l’età posteriore, come facciamo noi con ‘Senior’ e ‘ Iunior’. Perché quest’aggiunta? Perché nell’anno 146 a.C. distrusse Cartagine (terza guerra punica). Tredici anni dopo (133 a.C.) represse duramente una rivolta delle popolazioni iberiche, distruggendo la città di Numanzia. Intanto nel 146, mentre Scipione distruggeva Cartagine, un altro esercito romano, agli ordini del console Lucio Mummio, conquistava Corinto, città antica, straordinariamente ricca e molto potente, e poneva fine all’indipendenza della Grecia, trasformata nella provincia Acaia, con l’unica eccezione formale di Atene, per rispetto al suo posto nella storia e nella cultura.

§ 3: Dopo la conquista di Corinto, com’era tragica prassi (ma ancora lo è, sia pure con modalità aggiornate) il console Lucio Mummio fece bottino. Alcune cose le mandò a Roma, altre le mise all’asta. Vi parteciparono re e potenti del Mediterraneo orientale. E, quando fu battuto un quadro di particolare pregio, la gara d’asta si infiammò, fino al punto di arrivare ad un’offerta di denaro pari a circa 600 mila dollari di oggi. Il console romano (da notare che a Roma il console comandava l’esercito, ma in tempo di pace era la più alta carica civile: quindi non è da chiamarsi in causa la sacarsa dimestichezza culturale del rude soldato), di fronte ad un’offerta paradossale per lui, privo com’era di bagaglio culturale, sospettò che l’offerta fosse così alta perché il quadro di sicuro doveva essere magico. Lo tolse allora dall’asta e lo mandò a Roma. Questo era il livello culturale romano in quel tempo, se uno così era divenuto console, la più alta carica pubblica a Roma.

§ 4: Ben altro clima si respirava a casa Scipione. Circolava un modo di intendere le cose diverso da quello tradizionale. Va da sé che non era solo una questione di opinione, in quanto dalle opinioni poi scaturivano decisioni, la cui importanza era rilevante, trattandosi delle decisioni di Roma, la potenza egemone del Mare Nostrum. Le prime tracce di un modo diverso di intendere le cose le troviamo in Appio Claudio, operante a Roma un paio di secoli prima dei fatti che stiamo narrando. “Ognuno è artefice della propria sorte.”, diceva e scriveva Appio. A noi moderni magari può apparire una ovvietà, ed invece a quei tempi era un pensiero rivoluzionario e dirompente. “Ognuno” – dice Appio – non gli dèi, non la comunità, come fermamente credevano i romani. Insomma inizia a farsi strada una certa tendenza all’individualismo, che ai tempi di Appio era sentito come una amenità. Ma Appio non scherzava: fece costruire il primo tratto della via Appia, la Regina Viarum, che da lui prese il nome, a quel tempo da Roma alla Campania. L’iniziativa nasceva da esigenze militari, consentire rapidi spostamenti di truppe, ma era anche una dichiarazione di intenti: una strada non la costruisci, se i territori da quella attraversati non li consideri come tuoi in via definitiva. Quando Pirro mandò degli ambasciatori a Roma per chiedere la pace, Appio vecchissimo e cieco si fece portare in senato, e disse: “Se Pirro vuole la pace, esca prima dall’Italia!”. Chiaro? Dall’Italia, non dal territorio romano, che ancora non comprendeva tutta l’Italia (meridionale), ma si vede che nella testa di Appio quello era il suo destino. Ed è evidente che non era solo nella sua. Ecco, la famiglia degli Scipioni, come altre famiglie, hanno irrobustito quel primo filo appiano, ed ormai costituiscono il secondo polo dialettico della politica romana: tesi (i conservatori alla Catone), antitesi (Scipioni &C). Dialettica tra tesi ed antitesi, in attesa della sintesi. Intanto oltre alle strade diede inizio ad un altro tipo di attività architettonica, con la costruzione dei primi acquedotti.

§ 5: L’impostazione culturale del circolo degli Scipioni è nettamente filoellenica. Frequentano la casa dell’Emiliano personaggi greci di primo piano, come Polibio lo storico e Panezio il filosofo; ma anche romani, come Terenzio (commediografo) ed Ennio (poeta dalla multiforme attività); e poi Lucilio, autore di satire graffianti. Terenzio è il commediografo dei colti: la plebaglia accorreva a teatro alle rappresentazioni di Plauto, artista apparentemente facile e piano, ma incline a scatenare il divertimento anche sguaiato degli spettatori, abbastanza rozzi e di bocca buona; ma le opere di Terenzio erano più sorvegliate, pensose, a volte filosofiche, che al più provocavano il sorriso, e traevano ispirazione dalle commedie più raffinate della commedia nuova greco-alessandrina. Il personaggio terenziano è dotato di urbanitas, è pensoso del destino degli uomini, di ogni singolo uomo, indipendentemente dallo stato sociale. Insomma in Terenzio emerge chiara l’immagine della humanitas, uno dei doni più rilevanti della civiltà romana, secondo cui nessuno di noi può restare indifferente al dolore di un suo simile. Si vede che Salvini ed i suoi adoratori sono di epoca antecedente al 150 a.C. . E nella cultura greca i gruppi politici sociali e culturali trovavano i lineamenti di base della valorizzazione dell’individuo, iniziata con Appio. E questo contrastava con la tradizione (Catone). Di qui una corrente di pensiero ostile ai greci ed al loro mondo.

§ 6: Un giorno l’Emiliano dopo pranzato andò a fare il riposino pomeridiano. Ma, misteriosamente, lo ritrovarono morto. Ma ormai il dado era tratto, e l’incremento smisurato della ricchezza di pochi ed il contemporaneo immiserimento di molti orientavano la cultura romana verso il culto delle personalità, mentre la tradizione, sempre lodata e chiamata di continuo in causa, aveva sempre più il senso di un atteggiamento nostalgico ed un modo di dire teoricamente condiviso, ma solo teoricamente. Latifondismo ed urbanesimo si affermarono nell’impero, con la distruzione di un tessuto sociale fin dai tempi più antichi basato in economia sulla proprietà privata di piccoli fondi. A complicare il quadro ci fu la trasformazione dell’esercito, da milizia cittadina, a milizia stipendiata, che comportò un rapporto diretto e devoto da parte dei soldati non più verso Roma, ma verso il generale, che vince e ti salva dalla morte vincendo e distribuisce bottino e terre come buonuscita, con espropri e fondazioni di colonie. Se n’erano avveduti i tribuni della plebe Tiberioe Caio Gracco prima, e Druso più tardi. Ma morirono assassinati, dando il via ad una lunga stagione di sangue: Mario e Silla, Cesare e Pompeo, Sertorio, Sesto Pompeo, Antonio ed Ottaviano, solo per citare i principali protagonisti di una stagione di sangue. Il tempio di Giano per lunghi decenni mantenne le porte aperte, e questo era il segnale che da qualche parte nel mondo Roma era in guerra.

§ 7: A chiuderle quelle porte fu Caio Giulio Cesare Ottaviano (31 a.C.). il futuro Augusto. E pensò bene di creare intorno a sé ed alla sua ideologia del principato una rete di intellettuali, destinati con le loro opere a garantire una base ideologica e culturale alla sua rivoluzione, ultimo esito di una evoluzione iniziata almeno da Appio Claudio. Affidò al suo primo collaboratore, Cilnio Mecenate, il compito di realizzare l’opera. E la casa di Mecenate vedeva la frequentazione di Orazio e Virgilio, Livio e Varo…… Il circolo antico romano non è una istituzione formale, con statuto tessere e dirigenti, ma l’idea è resa meglio dal vocabolo cerchia.

§ 8: Al tempo di Cesare ci fu un’altra cerchia di intellettuali, di impostazione filosofica greca, in particolare pitagorica e stoica, il circolo di Nigidio Figulo. E poi ancora un altro circolo, quello di Messalla Corvino: benché politicamente non ostile ad Augusto, non si allineò, con ciò dimostrando una certa autonomia, ed il suo rappresentante più illustre fu Tibullo.

§ 9: Oggi i circoli culturali hanno confini evanescenti, si scompongono e ricompongo davanti alle telecamere delle TV, esibendo una umanità degradata, rissosa ed incolta, genericamente legata al potere, che dalla rozzezza delle persone trae la forza principale per consolidarsi.

Previous articleAşkın Ayrancıoğlu: Notizie
Next articleRodriguez: “Tlahuelilpan” – Esplosione del gasdotto
Fulvio Marino
Ex insegnante appassionato di cultura, specialmente classica, attento alla politica, innamorato della democrazia.“Càpita nella vita sia personale che comunitaria di avere la sensazione di aver fatto una corsa troppo veloce, di esere andati troppo avanti, al punto di non percepire più dove ci si trovi. Allora è saggio fermarsi, sedersi, e parlare con se stessi. Ed in questo ci aiutano le voci dei grandi del passato, e qui da noi sono stati veramente grandi e veramente tanti. Si recuperano così le radici del nostro essere, e si riprende slancio, dopo aver meditato un pochino e riflettuto. Ed è questo ciò che intenderei fare, offrire a chi li apprezza spunti di riflessione, angoli di astrazione dal presente, che proprio gratificante non è. Spero di fare cosa gradita.” Fulvio Marino (autore del libro"Il pifferaio tragico" ) Articoli

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.