Guardare nella stessa direzione

Sono 23 le persone disperse nel disastro che ha colpito l’Hotel Rigopiano. I soccorritori lavorano incessantemente per tentare di riportare fuori dalla trappola del ghiaccio i superstiti, anche se le speranze si affievoliscono ogni giorno che passa. Chi l’avrebbe mai detto che una vacanza sulla neve si sarebbe trasformata in una vera tragedia?! Più si analizzano i fatti, più si passano al setaccio racconti, testimonianze, più le crepe diventano evidenti. Molte le domande che rimarranno senza risposta. A cominciare dalla costruzione di quell’albergo edificato sui detriti di un canalone proprio ai piedi della montagna, alla mancanza di intervento immediato per scongiurare l’epilogo drammatico dei fatti. Siamo tutti d’accordo che i terremoti non si possono prevedere, ma lasciare che metri e metri di neve si accumulino lungo le strade e nelle frazioni di montagna, questo non è concepibile. Cosa sta succedendo in questa Italia sventrata dal maltempo ma anche dall’incapacità dell’uomo nell’organizzare un minimo di servizi? Se non avessero sospeso le Province, riducendole solo a un poltronificio, svuotate delle loro funzioni, senz’altro si sarebbe attivato il servizio di protezione civile di stanza nelle province italiane. Ma è successo che, per risparmiare, si sono tagliati organismi vitali per i territori e la valanga dell’inefficienza si è riversata su comunità sfiancate non solo dal dramma del terremoto, ma da nevicate che erano state ampiamente previste dal servizio meteo.Se si fossero lasciati in vita i corpi forestali, ampliato il servizio alpino, forse l’epilogo sarebbe stato di natura diversa. Ma l’italia è uno strano Paese, vittima dell’incapacità di uomini che nella foga di tagliare ci hanno privato di servizi esiziali per tutti noi. Ciò che fa rabbia è l’incapacità di avere a disposizione spalanevi, trattori, mezzi necessari che se messi in funzione per tempo avrebbero lasciato le strade libere e permesso ai soccorsi di arrivare prima. E invece, come in uno dei romanzi dell’orrore, ci si è trovati nell’impossibilità di avere gasolio per mettere in funzione i mezzi o i gruppi elettrogeni per permettere alle popolazioni stremate di usufruire di un minimo di luce e riscaldamento. Da quanto raccontato in tv le comunità montane sono rimaste all’addiaccio per mancanza di corrente, poiché la neve cadendo copiosa sui pali della corrente ha interrotto il servizio di energia elettrica. Per non parlare degli allevatori che da agosto come Cassandra, avevano predicato il pericolo di un inverno freddo per l’arrivo della neve che da queste parti fa battere i denti per l’abbassamento repentino della temperatura. Un territorio fragile, un dissesto idrogeologico che rischia di compromettere la sopravvivenza di paesaggi violentati dalla mano dell’uomo, che in nome del turismo ha scoperto la vocazione del cemento per edificare anche dove non si potrebbe, e che purtroppo quando la natura si ribella non lascia in piedi pietra su pietra. A vedere la devastazione dell’Italia centrale a causa del terremoto e della neve che impietosa si è depositata ovunque, creando disastri ambientali, viene da chiedersi se siamo ancora un Paese o se ci stiamo trasformando in qualcos’altro. L’incapacità di avere una visione del futuro ci sta indebolendo e le nostre certezze sono come un aereo che si schianta al suolo o una nave che si inabissa tra le acque dell’oceano. Stiamo diventando come un branco di ubriaconi che bevono per dimenticare la vergogna di bere e sono sempre più gli uomini d’affari che contano le stelle perché pensano che siano loro. Abbiamo idea di cosa sta succedendo alle nostre coste, alle nostre montagne, l’abbiamo capito si o no, che stiamo diventando la caricatura di noi stessi?Pensiamo di essere capaci di comandare al sole quando deve sorgere, e poi basta una tormenta di neve per spazzarci via, o distruggere quel che rimane di quanto faticosamente costruito. Ora è il momento del dolore per chi non ce l’ha fatta o di tirare un sospiro di sollievo per le vite salvate, ma alla fine un bilancio si dovrà fare, dei provvedimenti si dovranno prendere, e soprattutto si dovrà capire che non è più il tempo di tagliare, che la vita degli umani non si può paragonare a un’intelligenza artificiale, programmata per ubbidire spingendo dei tasti, perché un individuo è fatto di carne e ossa, pensa e determina attraverso la propria operosità la bellezza di un luogo dove si stabilisce e vive. E’ tempo di cominciare a guardare nella stessa direzione.

 

Antonella Policastrese

 


 

Antonella Policastrese
Antonella Policastresehttp://blogdiantonella.altervista.org
1995-1999 Redattrice della redazione giornalistica, con contratto di collaborazione libero-professionale presso “Radio Tele International” (R.T.I S.a.s) di Crotone. 1997-1998 Docente di Storia del Giornalismo nei corsi di formazione istituiti dalla Regione Calabria e svolti dall’Associazione “San Filippo Neri” O.n.l.u.s di Crotone. 1985-2000 Collaboratrice, con contratti di prestazione d’opera, presso le seguenti testate giornalistiche: “Calabria” mensile del Consiglio regionale della Calabria “Il Crotonese” trisettimanale di informazione della provincia di Crotone “Gazzetta del Sud” quotidiano di informazione della Calabria “Il Quotidiano” quotidiano di informazione regionale della Calabria. Apprezzate e recenzite inchieste giornalistiche televisive e a mezzo stampa per le testate per le quali ha collaborato e collabora. Suoi articoli e dossier sono stati riportati e menzionati da quotidiani e periodici di tiratura nazionale, quali Il Giorno, Stop, Raitre Regione e molti altri. Autrice inoltre di novelle e racconti. Articoli

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