Quello che sto per raccontarvi potrebbe realmente capitarvi…Se vi dovesse succedere di fare una passeggiatina nei pressi di un cimitero nel buio della notte potrebbe accadere di vedervi all’interno fra una tomba e l’altra improvvise e fugaci fiammelle, mi immagino la paura e la fuga a gambe levate che prendereste…ecco, questo è quello che succedeva ai nostri nonni. Questa è stata una delle più grosse paure della Garfagnana che poco (anzi niente) aveva di esoterico ma tanto di chimico. A dire il vero adesso questo fenomeno conosciuto come fuoco fatuo perlomeno nei cimiteri non accade più, potrebbe succedere ancora nei pressi di fiumi, laghetti o acque stagnanti. Ma tutto questo al tempo non si sapeva, ed ecco allora un fiorire di leggende e credenze garfagnine su una paura questa volta vera e tangibile, qui non si parlava di streghi, buffardelli o esseri magici a cui volendo si poteva credere o non credere perchè esseri creati dall’immaginario popolare, a differenza il fuoco fatuo esisteva veramente, era presente, si poteva vedere, non era un mito, una favola o un sentito dire, c’era (e c’è), eccome!. Il fenomeno si manifesta sopratutto nelle sere estive in luoghi particolari, che come abbiamo visto possono essere paludi, stagni e cimiteri, difatti la combustione del metano e del fosfano (gas che si liberano da materiale organico in decomposizione) crea queste fiammelle color bluastro che vagano in qua e la, appena al di sopra del suolo portate in giro dal movimento dell’aria.

Fotomontaggio

Nel caso dei cimiteri sarebbero ovviamente i corpi in decomposizione a creare questi gas e succedeva sopratutto al tempo dei nostri avi, quando le bare non venivano sigillate e zincate come oggi si fa. Al tempo la cassa chiusa a stagno faceva aumentare la pressione interna alla bara, a tal punto da far uscire i gas da saldature fatte in qualche maniera, questi una volta fuoriusciti raggiungevano l’aria sovrastante che a contatto con l’ossigeno si incendiava dando luogo ai misteriosi fuochi fatui. Per quanto riguarda le acque ferme ciò è dovuto dalla presenza di animali morti. Questa è la spiegazione scientifica, ma una volta la scienza non era di casa in Garfagnana, la gente non studiava e ciò che non si spiegava o era frutto di Dio, del diavolo o dell’ignoto. Le credenze e le leggende sui fuochi fatui sono molte, si pensava infatti che queste fiammelle fossero la prova dell’esistenza dell’anima e si diceva che più una persona era stata buona in vita, tanto più la sua anima si illuminava dando origine appunto ad una fiamma, da qui anche il nome alternativo e più popolare di “corpi santi”. Naturalmente tutti i racconti tradizionali non davano la solita spiegazione e c’era anche chi credeva che fossero si delle anime, ma anime perse che avevano bisogno di preghiere per uscire dal purgatorio, o anche che fossero gli spiriti dei bimbi morti prematuramente(che all’epoca erano moltissimi), deceduti senza aver ricevuto il battessimo. Ma c’era chi, in ciò trovava il male e credeva che fossero spiriti malvagi che sviassero i passanti in luoghi pericolosi, come le paludi o in genere corsi d’acqua. Una Leggenda di Vagli ricalca questa credenza. I fatti si svolgono nel dopoguerra e racconta di un fabbro che non voleva far credito a nessuno. La guerra aveva distrutto oltre che le case anche gli attrezzi da lavoro: zappe, vanghe, martelli, falci. I soldi la povera gente ne aveva pochi e a questo fabbro ciò non importava, o soldi o niente!. Ma arrivò anche per lui il momento della fine dei suoi giorni, quando era sul letto di morte gli comparve San Pietro e gli dette l’ultima opportunità di pentirsi della sua avidità, ma neanche in fin di vita volle redimersi e fu condannato a vagare sulla terra con in mano un solo carbone ardente della sua fucina. Fedele alla sua cattiveria con questo carbone ardente si raccontava che aveva l’abitudine di attirare gli inconsapevoli viaggiatori conducendoli dal lago del paese nelle selve soprastanti dalle quali era impossibile uscire. Un’altra spiegazione che si da dell’esistenze di questi fuochi e del loro apparire sopratutto nelle acque è una credenza gallicanese, nata all’epoca del passaggio della strada romana Clodia Nova e diceva che alla confluenza della Turrite con il Serchio compariva spesso un fuoco fatuo che non era altro che l’anima delle persone non battezzate, che attirava i viandanti verso l’acqua nella speranza di ricevere il battesimo. Un altra leggenda invece ci porta a Palagnana e ci narra di un ricco proprietario terriero che oltre alla sue di terre voleva anche quelle dei modesti contadini e dei pastori vicini. Un bel giorno sul far del buio mentre si recava da un pover’uomo a riscuotere l’affitto giunse in prossimità di un fiumiciattolo dove vi trovò schierati sopra ad u ponticello una moltitudine di fuochi fatui. Lì per lì pensò ad uno scherzo di qualche buontempone, ma all’avvicinarsi si accorse che le fiamme stavano a mezz’aria. La paura lo prese e più camminava e più queste fiammelle lo seguivano, la sua fuga diventò incalzante e precipitosa, il panico era tanto poichè i fuochi erano sempre più vicini. L’uomo si rifugiò nel bosco, ma niente, queste fiammelle erano sempre li, la situazione poi peggiorò quando volle fuggire verso il torrente, infatti le fiammelle aumentarono. Allora decise di riprendere la strada di casa, ma queste entità non lo mollavano, gli turbinavano d’intorno fino a sbarrargli la porta della sua dimora. In qualche maniera l’ingordo uomo riuscì ad entrare in casa, ma fu preso da febbri altissime e ciò lo fece ripensare a tutte le sue cattiverie e alle sue angherie fatte nei confronti della povera gente del suo paese, decise così di chiamare un prete e di confessargli tutto, desiderò inoltre restituire i terreni maltolti, facendo tornare così la pace nelle Alpi Apuane.
Tutte le credenze come visto ruotano intorno alla paura e alla superstizione. La paura è la principale fonte di superstizione e la superstizione in fondo è la più tangibile delle fedi…

 



Bibliografia

  • “Dizionario dei simboli dei miti e delle credenze” di Corinne Murel, Giunti editore anno 2016
  • Cicap enciclopedia di Luigi Garlaschelli
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Paolo Marzi
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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