Fornaci di Barga

E nel 2016 saranno 100 candeline…Per tutti è meglio conosciuta, (specialmente nei decenni passati) come  “il fabbricone”. Negli anni ha cambiato più volte nome, L.M.I, K.M.E, Europa Metalli, ma per tutti rimane e rimarrà sempre la S.M.I (il suo nome originale) con il suo storico stabilimento di Fornaci di Barga che oggi come allora per la Garfagnana e la nostra valle ha voluto dire una parola sola: “PANE”. Lo stabilimento di Fornaci è un bene unico, racconta fra le altre cose la storia del Paese, i cambiamenti sociali,le guerre,i mutamenti industriali, partendo addirittura dal Risorgimento.

La storia della S.M.I di Fornaci parte dalla lontana Sicilia quando nei pressi di Palermo un “giovinetto” cominciò a lavorare nella piccola officina del padre, un officina per la produzione di attrezzi agricoli ed impianti per mulini, questo “giovinetto” si chiamava Luigi e nacque a Palermo il 2 marzo 1814, ma quello che importa di più non era il suo nome, ma bensì il suo cognome, il cognome era Orlando, colui che sarebbe diventato il capostipite della famiglia,quella famiglia che per quasi un secolo ha retto le sorti della S.M.I e non solo. Gli anni passavano e Luigi oltre al suo acume imprenditoriale sviluppò uno spirito patriottico, egli era un fervente anti borbonico,con i suoi fratelli Salvatore,Giuseppe e Paolo prese parte ai moti insurrezionali del 1848 contro i Borboni finiti purtroppo male da vedere così costretta una buona parte della famiglia all’esilio, decidendo di fatto di partire per Genova al tempo considerata una solida realtà operosa nel campo della meccanica. Gli Orlando si erano ambientati bene in Liguria tant’è che furono venduti tutti i loro beni in Sicilia e aprirono nel 1850, sempre a Genova una fabbrica di ferri da stiro e di letti di ottone siciliani, due anni dopo si ingrandirono ancora, i loro operai quadruplicarono da 30 a 120 e crebbe così anche la visibilità non solo imprenditoriale ma anche politica.

Le case operaie  a Fornaci costruite per i lavoratori (foto Bargarchivio)

Arrivò poi la svolta che ingraziò la famiglia nei favori del Conte Camillo Benso di Cavour (futuro primo presidente del consiglio dell’Italia unita) quando decisero di finanziare personalmente la Spedizione dei Mille, buttandosi così anche nella produzione di armamenti, alcuni cannoni furono donati a Garibaldi (che in vecchiaia restituirà il favore donando 100.000 mila lire ai cantieri Orlando in crisi). Nel 1866 gli Orlando imprenditorialmente parlando “volavano”, ad Italia unita (o quasi) si presentò la possibilità di intraprendere un’attività cantieristica su vasta scala, quando il governo dovette decidere a chi concedere in affitto il Regio cantiere militare marittimo di San Rocco a Livorno, superata la concorrenza francese, l’assegnazione a Luigi Orlando apparve ovvia (lì costruirà la prima corazzata militare italiana la “Lepanto”), insomma fu una vera e propria escalation industriale. Si lanceranno poi da pionieri nell’industria elettrica con la STET Valdarnoe nella telefonia con la TETI. La grande occasione arriverà all’inizio del nuovo secolo nel 1901 quando Luigi (non più il capo famiglia morto nel 1896 ma il figlio omonimo) fu nominato liquidatore della Società Metallurgica Italiana meglio conosciuta come S.M.I (un’azienda fondata nel 1886 a Roma la cui proprietà era in prevalenza francese),sorprendendo tutti con un abile intuizione invece di cederla la comprò per se per poi riconvertirla in industria di produzione di semilavorati e prodotti finiti per l’industria militare e quando l’Italia si tuffò nella Grande Guerra, colse l’occasione,ed ecco così che entra in scena Fornaci. In undici mesi sorge la fabbrica di Fornaci, che viene inaugurata nell’estate 1916 in una zona scelta con acume strategico: in quei tempi le fabbriche di munizioni andavano nascoste da occhi indiscreti, lontane dalla coste, protette dalle montagne e sopratutto dovevano essere ricche d’acqua,il ritratto perfetto della nostra valle.

Mussolini in visita alla SMI di Fornaci con Luigi Orlando

 

La nascita della fabbrica stravolge il tessuto economico della Garfagnana, fino ad allora solo agricolo.Decine e decine di contadini lasciavano i loro campi,i mugnai i loro mulini,i pastori i loro greggi,la montagna si spopolò per un salario più sicuro,le persone da contadini si trasformarono in operai. Altri lavoratori affluirono dal nord d’Italia per portare l’occupazione dello stabilimento ad alcune migliaia. La produzione di S.M.I si sestuplica: da 6.000 a 36.000 tonnellate annue. Dopo la guerra la fabbrica allargò la gamma della produzione ai settori civili, ma mantenne forte la fabbricazione di munizionamento,dai piccoli calibri ai proiettili per cannoni.Tra le due guerre il presidio si trasforma in “paese-fabbrica”. Nascono la scuola, il teatro, l’albergo, le strutture sanitarie, la stazione ferroviaria, i negozi e le abitazioni per ottomila dipendenti. E quando, nel 1933 Luigi Orlando muore, suo figlio Salvatore eredita un gruppo solido ma di cui deve gestire il difficile dopoguerra, la definitiva riconversione alla quasi totale produzione civile,poi ancora il rilancio. Dalla fine degli anni Sessanta sarà poi suo figlio, nuovamente un Luigi, a guidare l’espansione internazionale fino a guadagnarsi l’ appellativo di solo ed unico “re del rame”. Ed eccoci ad oggi…Tutti sappiamo com’è la situazione dello stabilimento di Fornaci. Piange il cuore vederla così…In quei 514.000 metri quadrati è racchiuso veramente un grande pezzo della storia della Garfagnana,ci sono racchiuse storie di uomini e donne fatte di gioe,dolori e sopratutto c’è racchiusa la speranza di un intera valle nel desiderio che questa maledetta crisi non ci porti via un altro pezzo della nostra vita.

La SMI di Fornaci nel 1924 (foto Bargarchivio)

 


 

Paolo Marzi
Paolo Marzihttp://paolomarzi.blogspot.de
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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