Fonti energetiche alternative: facciamo due conti

Si parla spesso di risparmio energetico, di ricorso alle fonti energetiche alternative e di “solare”, ma raramente si guarda ai “numeri”. Ovvero quanta energia viene prodotta da fonti energetiche rinnovabili. E, soprattutto, quali sono i paesi più virtuosi e quelli meno rispettosi dell’ambiente.

Ebbene nonostante in questo paese la qualità dell’aria sia ormai irrespirabile e in barba al ricorso a centinaia di centrali a carbone, il paese che dispone del maggior numero di centrali solari fotovoltaiche sul pianeta è la Cina. Nel 2016, questo paese è diventato il primo produttore di energia fotovoltaica al mondo: si generano 77,42 Gigawatt di potenza installata. Un record che è stato possibile grazie alla realizzazione di nuove centrali che hanno praticamente raddoppiato la capacità produttiva (solo lo scorso anno sono stati realizzati impianti per 34,54 Gigawatt di potenza). Oltre alla Cina la crescita maggiore è stata registrata in Giappone (11 GW), Usa (7 GW), Ue (7 GW) e India (2 GW). Ma a farla da padrone in questa classifica è la regione Asia-Pacifico che da sola rappresenta il 59% del mercato globale dell’energia solare (in barba allo “sviluppo” dei paesi sviluppati).

Un record assoluto, quello cinese, ma che incide poco sul totale dei consumi di energia elettrica del paese: le centrali ad energia fotovoltaica con gli occhi a mandorla coprono solo l’1% della produzione energetica del paese (66,2 miliardi di kilowattora). Una percentuale decisamente inferiore a quella di altri paesi come gli Stati Uniti d’America o l’Unione europea. O l’Arabia Saudita. Il calo vertiginoso del prezzo del petrolio se, da un alto, ha consentito a questo paese di ridurre drasticamente la concorrenza e di conquistare nuovi mercati, dall’altro ha reso i margini di guadagno irrisori e ha creato una vera e propria voragine nei conti pubblici del paese. Per questo, da diversi anni l?Arabia Saudita cerca di diversificare la propria economia. E, nel 2015, ha varato il programma governativo Vision 2030, per accelerare la transizione verso il solare. Un progetto faraonico (il costo è di 2 trilioni di dollari) che è considerato una priorità strategica. E non solo come alternativa al petrolio: la transizione dalle fonti energetiche fossili alle rinnovabili dovrebbe servire anche ad aumentare la sicurezza energetica (un report del 2011, “Burning Oil to Keep Cool”, riferiva che l’Arabia Saudita potrebbe essere costretta ad importare petrolio anche per il consumo interno), ad incentivare lo sviluppo dell’industria locale e, ultimo ma non ultimo, ad abbassare le emissioni di CO2 nel paese.

Ma se invece di riferirsi ai valori assoluti, ci si concentra sulle percentuali di energia prodotta da energia fotovoltaica, ad essere in cima alla graduatoria si trova, sorprendentemente, l’Italia: l’energia solare copre l’8% dei suoi consumi energetici. Meglio di quanto facciano paesi come la Grecia (7,4%) e la Germania (7,1%). È il risultato di un cambiamento avvenuto per la maggior parte tra il 2007 e il 2012. un risultato che però non è frutto delle politiche degli ultimi governi ma di scelte precedenti. Il picco è stato raggiunto nel 2014 (43% includendo tute le fonti energetiche rinnovabili). Poi un lieve calo. A confermarlo sono i dati dell’ Agenzia internazionale dell’energia (IEA). Dopo Italia, Grecia e Germania, i paesi che utilizzano di più il fotovoltaico sono il Belgio e il Giappone (4%), la Bulgaria, la Repubblica ceca e l’Australia (3,5%). Nonostante i quasi 80 Gigawatt di potenza installata, la Cina è “solo” al 21esimo posto. Peggio gli Usa, al 25esimo posto (con meno dell’1%).

Nonostante la riduzione delcosto delle fonti energetiche fossili adottate dai paesi dell’OPEC, nel mondo la quantità di energia prodotta da fonti energetiche rinnovabili cresce anno dopo anno: a confermarlo è il rapporto Snapshot of Global PV Markets che riporta un aumento, nel 2015, di 50 GW (gigawatt) di potenza, arrivando ad almeno 227 GW.

Un risultato incoraggiante soprattutto se si pensa che i contributi concessi ai combustibili fossili, negli ultimi anni, sono cresciuti più di quelli concessi a fonti rinnovabili. Anche in Italia gli incentivi alle rinnovabili hanno dovuto subire un netto ridimensionamento in seguito ai tagli retroattivi voluti dal governo Renzi nel decreto Competitività. Tagli che “hanno contribuito a smorzare l’interesse degli investitori in Italia lo scorso anno” (come hanno detto i tecnici delle Nazioni Unite nel rapporto Global trends in renewable energy investment). Secondo i dati forniti dal Fondo monetario internazionale, petrolio, carbone e gas avrebbero ricevuto 13,2 miliardi di dollari nel 2014 (con un sensibile aumento rispetto ai 12,8 miliardi del 2013).

C. Alessandro Mauceri
C. Alessandro Mauceri
Da oltre trent’anni si occupa di problematiche legate all’ambiente e allo sviluppo sostenibile, nonché di internazionalizzazione. È autore di diversi libri, tra cui Moneta Mortale e Finta democrazia. Le sue ricerche e i suoi articoli sono pubblicati su numerosi giornali, in Italia e all’estero. Articoli

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