Flussi migratori, o tattica d’occupazione?

di Antonella Policastrese

 

Medio_Oriente

I flussi migratori hanno da sempre interessato il Mediterraneo. Fa parte della storia dei popoli cercare nuovi territori per insediarsi, mettere radici e dare corso a nuove culture, integrandosi nei luoghi prescelti, a volte conquistando i nativi del luogo, con guerre o lotte tribali ,per affermare il proprio predominio. In un saggio di Maurice Aymard, si legge che già sin dal lontano 1880, gli esparti interessarono realtà come gli Stati Uniti, il Canada, l’America latina, l’Australia e quando le ondate migratorie divennero di grosse proporzioni, quei paesi chiusero le porte,o le lasciarono aperte solo a metà.Dal 1880, ad oggi cosa sta succedendo in Europa? Perché c’è l’assalto all’occidente da parte di popolazioni musulmane che cercano da noi la Terra promessa? La causa scatenante è senz’altro la guerra. Siria, Iraq, Libano, adesso la Libia sono diventate polveriere pronte ad esplodere e quando interi villaggi e città vengono distrutti, la popolazione civile cerca scampo altrove. Urge quindi abbandonare i propri paesi, in quanto attualmente si vogliono riscrivere i confini di quelle zone ricche di materie prime, necessarie per le super potenze che cercano oltretutto l’ accesso al Mediterraneo e penetrare facilmente in Europa. Guerre senza quartiere, che grazie ad una crisi senza precedenti sta sconvolgendo gli equilibri interni di Paesi come l’Italia, sottoposta all’arrivo continuo di popoli in fuga, con bambini, anziani al seguito.Nessuno mette in discussione che l’accoglienza debba essere attuata al meglio, ma è altrettanto chiaro che l’Europa non può farsi carico di milioni di profughi che danno l’impressione di un’invasione. Ogni emigrazione è uno sconvolgimento di vite, sia per chi arriva che per chi accoglie ed a ben analizzare a fondo la questione intorno al discorso dell’accoglienza, si stanno generando nuove forme di economie oltre che una nuova forma di mafia, legata ai traffici dei profughi. Imbarcarsi per arrivare sin sulle coste europee comporta spese e soldi da pagare ai nuovi negrieri, che non si fanno scrupolo di chi imbarcano e che tramite queste entrate si finanziano l’acquisto di armi per poter combattere ed avanzare in Occidente. Si chiama Isis la nuova formazione islamista, con tanto di organizzazione statale, che sta attaccando paesi come la Francia con atti terroristici così ben congegnati, come quello al Bataclan, che ha registrato la morte di numerosi giovani presenti, per ascoltare un concerto. Gente vestita di nero, fanatici che in nome di un Dio, non esitano a sgozzare, farsi saltare, per affermare il loro credo. Mentre la globalizzazione ha solleticato gli appetiti della finanza e delle banche le milizie dell’Isis vogliono globalizzare l’occidente in crisi di valori, privo di identità. In pratica avere un numero di musulmani parcheggiati nei nostri paesi, permetterà loro di rinserrare le fila e quando il giudizio finale arriverà, i musulmani chi aiuteranno, i loro fratelli o noi occidentali che intanto ci stiamo arricchendo sulle loro teste? Questa Europa fallita, non solo non riesce ad avere un quadro preciso di quanto avviene, ma è solo protesa a far arrivare richiami d’infrazione, sollecitarci per far rientrare il debito ed attuare riforme che significano tagli delle pensioni, cancellazioni di enti istituzionali licenziamenti selvaggi, affari extra, con altre economie come quella tunisina che distruggono le nostre eccellenze. In pratica chi integrerà chi? Fa specie vedere albergatori che cercano profughi da ospitare, centri d’accoglienza che nascono come funghi , mense e cooperative che si organizzano per fornire pasti, mentre noi occidentali siamo condannati a perdere lavoro e case. La disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli altissimi. Vedere quindi che i soldi per l’accoglienza ci sono, mentre le società rimangono al palo acuisce i contrasti, crea contraddizioni ed alla fine ci si chiede a chi giovi tutto questo. Senz’altro non a noi italiani che siamo stati privati del diritto di curarci, di protestare, per non essere marchiati come razzisti.Mondi strapieni che rischiano di implodere, città che sono diventate tendopoli a cielo aperto, muri che diventano sempre più alti, con milioni di persone aldilà del filo spinato che vorrebbero sfondarlo, per continuare la loro marcia e ritagliarsi uno spazio proprio dove far vivere la tradizioni, con Moschee per pregare ed un’identità così forte da modificare il nostro vissuto. Quando le masse da assorbire sono enormi non c’è nulla da integrare a meno che ovunque non si voglia dar vita alle bidonville per relegarci gente considerata monnezza , con culture violentate e disagi sempre più crescenti.

 

[team_manager category=’external_colloborators’ orderby=’menu_order’ limit=” post__in=’8712′ exclude=” layout=’grid’ image_layout=’rounded’ image_size=’thumbnail’]


 

Antonella Policastrese
Antonella Policastresehttp://blogdiantonella.altervista.org
1995-1999 Redattrice della redazione giornalistica, con contratto di collaborazione libero-professionale presso “Radio Tele International” (R.T.I S.a.s) di Crotone. 1997-1998 Docente di Storia del Giornalismo nei corsi di formazione istituiti dalla Regione Calabria e svolti dall’Associazione “San Filippo Neri” O.n.l.u.s di Crotone. 1985-2000 Collaboratrice, con contratti di prestazione d’opera, presso le seguenti testate giornalistiche: “Calabria” mensile del Consiglio regionale della Calabria “Il Crotonese” trisettimanale di informazione della provincia di Crotone “Gazzetta del Sud” quotidiano di informazione della Calabria “Il Quotidiano” quotidiano di informazione regionale della Calabria. Apprezzate e recenzite inchieste giornalistiche televisive e a mezzo stampa per le testate per le quali ha collaborato e collabora. Suoi articoli e dossier sono stati riportati e menzionati da quotidiani e periodici di tiratura nazionale, quali Il Giorno, Stop, Raitre Regione e molti altri. Autrice inoltre di novelle e racconti. Articoli

Latest articles

Related articles

Leave a reply

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.