Firmatari ratifica COP21

di C.Alessandro Mauceri

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Da giorni tutti i media parlano del successo storico dell’incontro di New York nel quale sarebbe stati “ratificati” gli accordi sottoscritti a Parigi in occasione del COP21.

Con l’ultima firma, i leader dei vari paesi (molti dei quali si sono fatti ritrarre con in braccio un bambino – a simboleggiare che stavano pensando per il futuro delle nuove generazioni) avrebbero dovuto dare il via alla fitta scaletta di incontri per arrivare, non subito (badate bene) ma entro il 2020, a cominciare ridurre il surriscaldamento del pianeta. “Siamo in una lotta contro il tempo” ha detto il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon.

Per giorni, le Nazioni Unite hanno rinviato la pubblicazione della lista dei paesi firmatari, limitandosi a dire il numero totale. Alla fine, però, quando non hanno più potuto procrastinare, le previsioni più pessimistiche sono state confermate: a sottoscrivere l’accordo sono stati 175 paesi, ma a “ratificare” quanto previsto a Parigi sono stati solo quindici paesi: le isole Marshall, Nauru, Palau, la Somalia, lo Stato di Palestine, le Barbados, Belize, le isole Fiji, Grenada, Saint Kitts and Nevis, le Samoa, Tuvalu, le Maldive, le isole di Santa Lucia e le Mauritius). http://newsroom.unfccc.int/media/632121/list-of-representatives-to-high-level-signature-ceremony.pdf

Ma non basta. Gli accordi di Parigi, per diventare validi, avrebbero dovuto essere firmati da un plenipotenziario, ovvero da persona che aveva ricevuto questo mandato dal proprio governo. Ebbene, anche sotto questo profilo i “buchi” presenti nel rapporto somigliano più a delle voragini: dei paesi che hanno ratificato l’accordo solo quattro hanno presentato copia di un documento in cui era attestato che erano autorizzati a siglare e ratificare gli accordi (in totale, considerando anche i paesi che hanno solo firmato gli accordi, sono stati una trentina i paesi che hanno presentato copia di un documento che li autorizzava a farlo e la maggior parte in copia e non in originale – come sottolinea il documento ufficiale diffuso dalle NU). E quelli che hanno presentato questa autorizzazione in originale sono stati una ventina!

Inutile dire che, come più volte ripetuto (e scritto a chiare lettere sul documento firmato a Parigi), l’accordo non avrà alcuna validità se non sarà firmato e ratificato da almeno 55 paesi legalmente rappresentati. Paesi che dovranno essere responsabili di almeno del 55% delle emissioni globali.

I numeri contenuti nel rapporto appena diffuso (ma senza alcun clamore) dalle NU sono molto importanti, forse ancora di più di quelli sbattuti sulle prime pagine dei giornali subito dopo la manifestazione (“hanno firmato 175 paesi”, un “record”).

Sono questi i numeri che confermano che, alla maggior parte dei paesi del mondo, non importa affatto del surriscaldamento del pianeta. E cosa più importante di tutte, non importa ai paesi maggiori responsabili dell’innalzamento delle temperature. Gli unici a cui importa realmente qualcosa sono quelli (a cominciare da molte delle isole del Pacifico) che saranno i primi forse a subire gli effetti dell’aumento del livello dei mari (non è un caso se sono stati loro i primi e unici a ratificare l’accordo di Parigi).

Gli altri hanno solo sfruttato l’occasione per fare delle belle foto, magari tenendo la propria nipotina sulle ginocchia (come ha fatto il segretario di Stato americano John Kerry), e pronunciare belle parole e poi…… nient’altro.

C.Alessandro Mauceri

C. Alessandro Mauceri
C. Alessandro Mauceri
Da oltre trent’anni si occupa di problematiche legate all’ambiente e allo sviluppo sostenibile, nonché di internazionalizzazione. È autore di diversi libri, tra cui Moneta Mortale e Finta democrazia. Le sue ricerche e i suoi articoli sono pubblicati su numerosi giornali, in Italia e all’estero. Articoli

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