Firenze: Essere ridotti al lumicino

In Piazza San Martino c’è una piccola chiesetta, una oratorio chiamato San Martino al Vescovo. Sembra risalga al X secolo e qualcuno sostiene che è il luogo dove Dante e Gemma Donati si sono sposati. Potrebbe corrispondere alla verità dato che sia la famiglia Alighieri che quella Donati patrocinavano questa chiesetta. Durante il basso medioevo il riassetto graduale delle parrocchie cittadine portò alla soppressione di molte piccole parrocchie compresa quella di San Martino al Vescovo.

Nel 1441 fu fondata la Compagnia dei Buonomini di San Martino con lo scopo di soccorrere i “poveri vergognosi”. Il fondatore fu Antonino Pierozzi oggi più conosciuto come Sant’Antonino da Firenze ( se ne può osservare il ritratto sopra la porta) il quale compose la Compagnia di 12 uomini che avevano lo scopo di raccogliere denaro per le famiglie benestanti cadute in disgrazia. Queste famiglie per vergogna non osavano chiedere l’elemosina pubblicamente, spesso famiglie nemiche de’ Medici. Questi uomini all’epoca vestivano di un manto nero ed un copricapo rosso in testa e seppero conquistarsi, per la loro opera, le simpatie di molti, tanto che gli fu affidata la chiesetta di San Martino al vescovo come sede. Il consenso che la Compagnia attirò su di se fu tale da essere menzionati da papa Eugenio IV come Angeli di Firenze e durante il periodo di governo della città da parte del Savonarola quest’ultimo riuscì a far avere alla Compagnia 3000 fiorini.

Veniamo al detto “essere ridotti al lumicino” che viene usato dai fiorentini per indicare che sono finiti i soldi. A primo ragionamento sembrerebbe che stia ad indicare la fine di una candela sottintendendo che sta per spegnersi la luce, ma nella realtà nasce da un rituale che la Compagnia dei Buonomini di San Martino mettevano in pratica. Quando i fondi della Compagnia stavano esaurendosi e quindi non potevano da li a breve adempiere alla carità che li contraddistingueva accendevano una candela che ponevano all’ingresso della chiesetta per far capire ai fiorentini che necessitavano di elargizioni. Da questo deriva il detto “Essere ridotti al lumicino”.

Oratorio dei Buonimini di San Martino. Interno

Di fianco alla porta un tabernacolo con San Martino che fa l’elemosina ai poveri realizzato da Cosimo Ulivelli e subito sotto la buca dove porre le elemosine.La chiesetta è visitabile in questi orari di apertura: dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 17:00. Domenica e venerdì pomeriggio è chiuso.

Sull’altare è presente un busto di Sant’Antonino attribuito al Verrocchio (Andrea di Michele di Francesco di Cione) ed è presente una tavola del ‘400 rappresentante la Madonna con il Bambino.

L’interno è caratterizzato da affreschi restaurati nel 2011. Le opere sono attribuite ad autori della bottega del Ghirlandaio, si pensa a Domenico di Giovanni soprattutto, ma non si esclude Francesco d’Antonio un miniaturista. Le 10 lunette raffigurano la storia di San Martino e rappresentano la vita comune della Firenze del ‘400 assumendo una grande importanza storica oltre che artistica.

La Compagnia ancora oggi è esistente e si basa sulle stesse semplici regole di 1575 raccoglie la carità e la devolve sempre in forma anonima ai bisognosi, tutelandone la dignità.

 

Jacopo Cioni

www.florencecity.it


 

Jacopo Cioni
Jacopo Cionihttp://www.florencecity.it
Nato a Firenze nel 1967 e quindi bagnato dall'acqua lezza dell'alluvione in fase embrionale. Cresciuto all'ombra delle generazioni fiorentine che mi hanno preceduto respirando sempre aria di Fiorenza. Dentista di professione, obbista per diletto come scribacchino. Il tutto sempre con una chiara ottica: La Libertà è dell'uomo. La Sovranità è del Cittadino. La Democrazia è dei popoli. Decisamente in perenne scontro con me stesso in quanto scopro di avere torto in continuazione e mi consolo vedendo che tanti altri hanno molto più torto di me ma non se lo confessano mai. Persona da non frequentare in quanto assume pillole rosse. Articoli

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