Che la diffusione di Internet e della miriade di informazioni che viaggiano sulla rete sia uno dei cambiamenti più positivi dell’ultimo secolo non è discutibile. È però altrettanto vero che, a fronte di un così gran numero di informazioni che raggiungono miliardi di persone senza alcun controllo, esiste il pericolo che una parte di queste sia poco veritiera se non del tutto falsa.

Le fake news, questo il loro nome tecnico, sono ormai un problema di cui bisogna tener conto ogni volta che ci si collega alla rete e si legge o si guarda qualcosa, che sia su un motore di ricerca o su un social network o su qualsiasi altro mezzo di comunicazione.

Il caso più ecclatante è quello dei vaccini che riempie media e rete da settimane. Tutti a sentenziare sulla validità o meno dei vaccini e sui possibili effetti collaterali, ma pochi anzi pochissimi (e a volte anche su siti istituzionali) dietro le loro affermazioni hanno eseguito direttamente studi o ricerche attendibili e affidabili: nel migliore dei casi si tratta di relata refero ovvero di riferimenti a ricerche fatte da altri e vengono riportate sul web, senza però aver prima effettuato i dovuti controlli sulla fonte e sulla attendibilità.

Nel peggiore dei casi, si tratta di opinioni e pareri privi di qualsiasi fondamento scientifico. Ad esempio, recentemente su un sito, per abbassare la febbre è stato consigliato di indossare per qualche giorno dei calzini bagnati nell’aceto (invece di ricorrere ai “tradizionali” antipiretici) . Una bufala che gira in rete e che è finita in una chat di mamme che hanno i bambini iscritti alla medesima scuola dell’infanzia. L’ennesima fake news che l’ Ordine dei Medici e l’Asl Città di Torino hanno cercato contrastare aprendo un portale dove vengono riportate e smentite notizie false spiegandone i motivi scientifici. Anche la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) sta facendo qualcosa di analogo.

Spesso queste fake news sono privi di fonti. Altre volte, gli autori di certe informazioni fanno riferimento a Wikipedia, una sorta di enciclopedia informatica con 284 edizioni in diverse lingue e più di 44 milioni di voci compilate, modificate. Una piattaforma per la condivisione del sapere, a cui tutti possono accedere e che tutti possono modificare: sono oltre 2 milioni i contributori volontari. La sola versione in italiano, consultata più di 14 milioni di volte al giorno, conta attualmente oltre un milione e 300mila pagine. Proprio Wikipedia è stata la prima a lanciare l’allarme sulla attendibilità dei contenuti che mette il rete. Il controllo delle fonti è cruciale: se è vero che chiunque ha l’occasione di aggiungere informazioni non verificate, rischiando di rendere Wikipedia un veicolo di diffusione di fake news, allo stesso modo tutti possono intervenire per correggere gli errori, voluti o meno.

“Scrivere la voce di un’enciclopedia ti obbliga alla verifica delle fonti da cui attingere” ha detto Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia. Il problema però è che non esistono criteri scientifici per valutare l’attendibilità delle fonti che girano sul web, ma ci sono alcuni indizi che possono aiutare a individuarle.

Ma gli effetti delle fake news sono notevoli anche in altri campi. Come la politica. La prova del danno che potevano produrre la si è avuta durante la corsa alle elezioni presidenziali degli USA, qualche mese fa. Impressionante la quantità fake news a favore o contro questo o quel candidato alla Casa Bianca che sono state messe in rete e che, volenti o nolenti hanno influenzato la scelta finale. Per questo molti social network. A cominciare da Google o da Facebook, dove Zuckerberg ha deciso di prendere misure contro le bufale. Ma controllare come propone Zuckerberg, in tempo reale i miliardi di informazioni che girano su questi siti non è facile: la verifica da parte di un team apposito richiederebbe troppo tempo e troppi soldi. Anche le misure proposte non servirebbero a molto: la rimozione del post non serve dopo che una notizia o un file o un video sono stati “condivisi”. Quanto ai provvedimento nei confronti del sito che ha generato la notizia intervenire su siti che partono da certi paesi non è neanche proponibile.

Senza contare che queste misure in molti paesi non sono neanche in programma: in Italia, fino ad ora, Facebook si è limitata a pubblicare un decalogo per verificare se una notizia sia falsa o meno. Niente di più. Anche la campagna #BastaBufale, voluta dalla Presidente della Camera Laura Boldrini (vittima anche lei di una fake news riguardante la sorella, morta in realtà da anni) pare non finora non avere ottenuto i risultati attesi.

Altro settore dove le fake news hanno avuto effetti devastanti è la finanza. Recentemente a sei banche è stata comminata una multa di 4,3 miliardi di dollari per aver manipolare il mercato dei cambi: sostanzialmente, le banche fornivano false informazioni per influenzare l’andamento di due tassi di cambio. Le informazioni fornite sono usate come parametri di riferimento per valutare le attività in valuta dei portafogli e, modificandole o anche solo fornendole in modo differito, i banchieri riuscivano a trarre profitto nei momenti cruciali. E se i 4,5 miliardi di dollari di multa possono sembrare tanti, basti pensare che il forex fa girare circa 5.000 miliardi di dollari ogni giorno. È bastata una “piccola” bugia per permettere ad alcuni grandi investitori di fare gli investimenti giusti e di guadagnare miliardi di dollari in pochi giorni.

In altri casi sempre nel settore della finanza, basta una notizia data al momento giusto per far guadagnare o perdere miliardi di dollari. Nel 2012 su un sito di finanza un analista rivelò che un’azienda quotata in borsa (ImmunoCellular Therapeutics, azienda farmaceutica californiana quotata a Wall Street), aveva scoperto un trattamento anticancro efficace ed economico. Scoppiò la corsa alle azioni della ImmunoCellular che in pochi mesi passarono da quota 42,8 a 155,2 dollari, con un balzo del 263%. Solo in seguito si scoprì che (come rivelò l’inchiesta della Sec, la Consob americana) quell’analista era stato pagato dalla ImmunoCellular Therapeutics per diffondere una “fake news”. La conseguenza fu un ulteriore balzo delle azioni che precipitarono a 1,5 dollari. Ovviamente a rimetterci furono gli investitori comuni che persero il 99% dei propri soldi. Ma la borsa è u gioco a numeri chiusi: per molti che perdono, pochi guadagnarono un bel po’ di soldi. E tutto grazie ad una “fake news”.

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