In Italia ci sono riformisti e riformatori. Quelli del PD e loro “antenati politici” menano vanto di essere riformisti ,cioè di aver preso politicamente le distanze tanto da ogni velleità rivoluzionaria  quanto dal conservatorismo più ostinato . Ovviamente, il riformismo all’italiana delle formazioni politiche che si definiscono di sinistra, è una via di mezzo e quindi queste si dannano l’anima per mantenere lo status-quo europeo che reca norme regressive per i cittadini (dall’impoverimento delle famiglie  generato dal cambio lira-euro in avanti). Ciò vale a dire che con il sorgere dell’Europa unita, così come si è poi palesata, il balzo indietro nel tempo è stato siderale, laddove si pensi che siamo tornati allo schiavismo, ai servi delle gleba, allo sfruttamento più bieco, al trionfo della finanza sull’economia, al dieci per cento di individui che posseggono da soli la ricchezza del restante novanta per cento della popolazione mondiale. Più conservatorismo di così esisteva al tempo dei faraoni. La possono raccontare e narrare come vogliono, ma questa ammucchiata di stati, questo tipo di Unione Europea, è un amore molesto. L’Europa da continente è divenuta totem e di conseguenza tutto ciò che ne implica la messa in discussione è tabù. Persino desiderare di indire un referendum per uscire dalla Unione Europea è tabù; immaginarsi cosa capita a non venerare esplicitamente il totem. Sicchè le parole tabù sono divenute sovranismo, populismo, nazionalismo, ma anche fascismo. Con tali aggettivi in Unione Europea sono definite le formazioni politiche che dissentono dai sistemi messi in atto da quella entità politico-finanziaria. Nell’ordine temporale, a Bruxelles  temevano che i greci tentassero con Tsipras di uscire dalla UE, di disconoscere il totem ed è finita che quel popolo è stato reso schiavo, come ai tempi in cui i re persiani mandavano satrapi a chiedere ai greci acqua e terra. La strizza è stata terribile allorchè si è votato in Francia nel 2017. L’ascesa al potere della populista, nazionalista e sovranista Marie Le Pen sembrava cosa fatta. E invece venne   Emmanuel  Jean-Michel Frédéric Macron, uscito dalle “sagrestie” della UE come Giulio Andreotti uscì a suo tempo da quelle della Chiesa cattolica. In Italia si temevano i contraccolpi del disastro provocato dal PD e da Metto Renzi, ma nessuno avrebbe mai giurato che gli italiani avrebbero scelto seriamente l’alternativa politica rappresentata dalla Lega di Matteo Salvini e dal Movimento 5 stelle. Vacilla dunque il totem, ogni giorno di più e le opposizioni politiche, interne  ed esterne, i mezzi di informazione e le corporazioni, accomunate da un fine comune, insieme sono divenuti fronte reazionario. Quel fronte così inviso e avversato dalle forze progressiste di un tempo, cui si richiamava la sinistra.  Il vulnus per l’Unione Europea è dunque diventato l’Italia, ancorché la Gran Bretagna ed è quindi chiaro che se pure Luigi di Maio e Matteo Salvini si mettessero a camminare sulle acque oppure a moltiplicare pani e pesci dal nulla, essi rimarrebbero dei  pericolosi sovranisti, populisti, nazionalisti. Tra i provvedimenti, alcuni dei quali discutibili, che il Governo Lega-5 Stelle sta ponendo in essere, ve ne è uno piccolissimo, di cui poco si parla, ma che pure è vitale per le famiglie, esso è il “Trattamento di fine rapporto” liquidato contestualmente al collocamento in quiescenza. In tempi mesti, desolati e tristi come quelli che attraversiamo, l’unico bagliore di luce, per chi ha un lavoro e anzianità lavorativa, è dunque il fatidico TFR (o TFS). Esso corrisponde a uno stipendio per ogni anno lavorato e arriva con il collocamento a riposo dei lavoratori. Arriva, ma non prima di due anni dopo che uno è andato in pensione. Con quei soldi gli italiani medi sanno già che, se tutto va bene, avranno il gruzzolo necessario per pagarsi le esequie senza lasciare l’incombenza ai superstiti; per aiutare i figli; per mettersi i denti. Ecco; nella Legge finanziaria varata dal Governo Lega- 5 Stelle è stabilito che il TFR debba essere corrisposto ai lavoratori che lo hanno maturato e che vanno in pensione il giorno successivo a quello di fine servizio.. FINALMENTE ! E’ resa giustizia per tutti quei pensionati che hanno fatto prima a morire, a vedersi arrivare il prete in casa, che a godersi, pochi, maledetti e subito,  i sacrifici di una vita. Lo hanno reso possibile quelli del Governo Giallo-Verde. Non sarà una storica riforma, ma già questo può dare nuova forma alla dignità degli esseri umani, caduti dalla padella della seconda guerra mondiale alla brace di una Europa senza anima il cui “amore” per i cittadini è divenuto troppo molesto.

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Antonella Policastrese
1995-1999 Redattrice della redazione giornalistica, con contratto di collaborazione libero-professionale presso “Radio Tele International” (R.T.I S.a.s) di Crotone. 1997-1998 Docente di Storia del Giornalismo nei corsi di formazione istituiti dalla Regione Calabria e svolti dall’Associazione “San Filippo Neri” O.n.l.u.s di Crotone. 1985-2000 Collaboratrice, con contratti di prestazione d’opera, presso le seguenti testate giornalistiche: “Calabria” mensile del Consiglio regionale della Calabria “Il Crotonese” trisettimanale di informazione della provincia di Crotone “Gazzetta del Sud” quotidiano di informazione della Calabria “Il Quotidiano” quotidiano di informazione regionale della Calabria. Apprezzate e recenzite inchieste giornalistiche televisive e a mezzo stampa per le testate per le quali ha collaborato e collabora. Suoi articoli e dossier sono stati riportati e menzionati da quotidiani e periodici di tiratura nazionale, quali Il Giorno, Stop, Raitre Regione e molti altri. Autrice inoltre di novelle e racconti. Articoli

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