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ESPERIENZE PREGRESSE

Quando mi occupavo del monitoraggio della stampa italiana per conto del Ministero della Difesa (1988-1996) e del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica (1990-1992, ultimo biennio della presidenza Cossiga), il mio compito consisteva nel visionare quotidianamente le rassegne stampa predisposte dai relativi servizi d’informazione e trarne – ogni 15 giorni – indicazioni sugli orientamenti esistenti in materia e fornire suggerimenti sul da farsi per favorire o contrastare certi movimenti d’opinione. Non c’erano ancora Internet né i social, e tutto era molto più cartaceo che telematico, ma posso dire che i miei referenti erano molto interessati ai movimenti d’opinione. Non dico che seguissero mai le indicazioni che fornivo, o al limite appena un po’, ma almeno le leggevano, in genere molto attentamente, e non erano rari i briefing collettivi sul da farsi in materia.

Oggi la telematica ha sicuramente accelerato il tutto e io non me ne occupo più da oltre un ventennio, ma – mentre dal Ministero della Difesa venni allontanato con una certa eleganza (considerato l’ambiente) – dal Quirinale dovetti lasciare con le dimissioni del presidente Cossiga.

Erano sicuramente altri tempi, ma ricordo bene che le opinioni ostili erano tenute molto di conto, studiate, valutate, analizzate, e non si improvvisava mai niente, in campo comunicativo. Certo, i tempi di reazione e di intervento erano più dilatati rispetto a oggi, ma – anche se non sempre ci si riusciva – l’obiettivo era costantemente quello di produrre una comunicazione che non rappresentasse una forma di eterogenesi dei fini delle politiche d’istituto.

Oggi mi pare invece che si navighi a vista, sotto la guida di ciechi e sordi, anche se resta da chiedersi se il terrorismo di massa comunicato via Coronavirus non abbia funto da voluta premessa preparatoria alla distruzione di un Paese e di un’economia. Sarò ben lieto di avere torto, ma qualcuno – ritenendosi più furbo di altri – può aver sicuramente accarezzato l’idea di “cavalcare la tigre”, magari a colpi di mandolino amplificati dalle reti Mediaset (tra le altre). Resta da chiedersi se ce la farà…

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