Emmanuele Somma (exedre) risponde a Marco Calamari/Cassandra

Chi tace sul caso di Stallman…

Caro Marco, mi sento chiamato in causa dal tuo breve pezzo sul trattamento riservato a Stallman, perché non ho preso posizione su ciò come invece avrei potuto e dovuto fare. Non c’è molto da dire ad res oltre quelle 62 parole che scrivi in calce all’articolo. Questo è tutto ciò che è onestamente imputabile a Stallman. Ma la cosa non finisce qua. Il problema, io credo, sta in un fenomeno collaterale che ha poco a che fare con Stallman e i suoi meriti, specie la sua tendenza a non mediare le sue posizioni, che qualcuno non vedeva l’ora di levarsi di torno e ha fomentato questa ghiotta occasione.

Secondo un sondaggio condotto in Germania sappiamo ad esempio che due terzi dei tedeschi fanno “molta attenzione” agli argomenti sui quali esprimersi in pubblico. La Germania è infatti uno di quei paesi in cui sono state promulgate leggi per «impedire i discorsi di incitamento all’odio» o, in una parola, per la censura di chi non accetta il perimetro auto-definito dell’ortodossia politica in vigore, in definitiva siamo ritornati ad una situazione in cui su alcuni temi si ha paura di esprimersi, perché delicati, sensibili o tabù. Certamente non c’è bisogno di alcuna legge, in un paese come il nostro in cui il pensiero indipendente è stato sempre mal tollerato, per assistere a questi fenomeni di auto-censura. Il tema poi della «molestia sessuale» (per quanto qui non si stia affatto parlando di questo ma l’oscura commistione è già sufficiente) è di quelli che certamente non agevola un confronto rilassato, specialmente quando è tenuto in ostaggio da minoranze esagitate e fanatiche.

Qualche tempo fa mi capitò di scrivere un articolo su un fatto simile occorso a Jake Appelbaum del progetto Tor. Un caso che, visto con gli occhi del diritto, non è meno raccapricciante di quello di Stallman. Ma non è questo il punto. Il punto è che semplicemente aver scritto quell’articolo mi ha provocato problemi, solo perché non avessi dato per assolutamente scontata la colpevolezza di Appelbaum (come si voleva in certi ambienti), e anzi mi fossi impegnato a spiegare il retroterra culturale che aveva portato all’incriminazione, si sottolinei non ufficiale ma solo “social”, di questa asserita sexual misconduit. Dopo quell’articolo, a cui io preferii non far seguire altro, «il settimanale Die Zeit ha pubblicato una lunga indagine sulle accuse di stupro, comprese le interviste con tre persone presenti sulla scena del presunto stupro. Nessuno di questi testimoni ha corroborato le affermazioni fatte dalla vittima anonima. L’articolo riporta anche che una seconda vittima erroneamente identificata aveva richiesto che la sua storia fosse rimossa dal sito web anonimo.» (per non sbagliare riporto quanto scritto da Wikipedia in merito).

Non voglio giustificare nessuno, e meno che mai me stesso, per non aver commentato a caldo (a mia parziale scusante c’è che ormai non commento quasi più nulla a caldo), ma ti ringrazio per aver «riaperto il caso» adesso. Quello che dovrebbe farci riflettere, e forse inorridire, nel caso di Stallman come in quello di Appelbaum, non è tanto che frastuona l’Eco delle «legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar» (e che continuano a farlo, mentre Eco è ahimé morto), ma che persino quelli non-imbecilli sembrano avere difficoltà a conservare quel minimo di garantismo necessario a poterci considerare in uno stato di diritto. Avendolo si prescinderebbe persino dalla capacità di leggere con razionalità il «fatto» in sé, poiché il garantismo riguarda solo la forma con cui queste accuse sono state portate avanti, che è orrenda.

Tu sei un inguaribile ottimista Marco, e sai bene che io non condivido questa tua invidiabile generosità. Tu pensi che chi tace si è fatto un’idea che non esprime per «paura» di incrinare il proprio social-profilo. Sei toscano, allevato alla scuola di Nuti probabilmente: per te chi tace sta zitto.

Io sono invece un po’ più pessimista e ritengo che questa considerazione non tangle il fatto che oggi, sia chi parla a vanvera, sia chi sta zitto a buona ragione, non fa altro che essere attivamente arruolato nel dare un concreto sostegno all’abrogazione definitiva di ogni parvenza di stato di diritto al mondo, eventualmente sotto le belle bandiere di un “glittering marketplace” che coinvolge anche le no-profit (tutte rimaste in religioso silenzio) che vivono pure loro di liturgie moralistiche.

Chi oggi non salta su ad indicare il male nel «linciaggio mediatico e dell’abbandono di cui Stallman è stato oggetto» ha deciso che i “social” sono la nuova adeguata forma del processo penale e che il giudice popolare del like è adeguato. E la sua per me non è “paura” ma al limite potrebbe essere ignoranza e incomprensione del fenomeno, perché la complessità delle forme moderne della società non è immediatamente riportabile a quelle conosciute. Ma in effetti neppure così ottimista. Io credo che si sa bene che ormai abbiamo perduto il controllo sui processi civili della società ad un livello ben più alto del social-profilo.

Così tanto abbiamo flirtato con il Monnalisa cyberpunk che oggi siamo perfettamente consapevoli che ci rinchiuda come una vergine di Norimberga digitale. E in quei casi è meglio non muoversi.

Tu hai la sensazione che non si vogliano dire cose scomode perché si perderebbe la faccia-social, io ho la consapevolezza che non si vogliano neppure pensarle scomode le cose, perché abbiamo così tanto collettivamente desiderato l’asocialità che oggi, confrontandosi con questo risultato, dovremmo tanto rimangiarci ogni nostra passata credenza che difficilmente rimarrebbe qualche ragione alla nostra vita.

Spero di non essere fuori tempo massimo per poter dire che chi tace, caro Marco, acconsente.

Emmanuele Somma

Umile programmatore della classe del ’68, si è laureato in ingegneria all’Università di Pisa e ha militato per profitto nelle file di alcuni dipartimenti governativi e autority, Emmanuele ha anche giocato per divertimento nella Computer Society e nella Free Software Foundation Europe. Nel 1994 ha scritto il manifesto della prima organizzazione italiana per la tutela dei diritti digitali (LE.CI.TI, la Lega dei cittadini telematici) e nel 2009 ha fondato Agora Digitale e oggi fa parte della crew di GlobaLeaks, il software libero di whistleblowing più noto al mondo. Ha pubblicato numerosi articoli tecnici e “No SCOpyright!” un libro sul caso SCO contro Linux, ha fondato e diretto il GNU / Linux Magazine e gestito altre riviste di programmazione e di Internet. È oggi segretario del Comitato per i requisiti del voto in democrazia. Nel corso del tempo si è divertito a citare in giudizio Business Software Alliance ottenendone la condanna; ha messo in atto una disobbedienza civile sul decreto del ministro Urbani decreto contro il peer-to-peer e poi ha denunciato il ministro per la violazione del suo stesso decreto; ha trovato la “Commissione Interministeriale sui contenuti digitali nell’era di Internet (e-content),” coinvolta in un plagio e altre amenità del genere. Attualmente si occupa di arte, religione, politica, scrive storie e fa altre cose che rendono la vita migliore.

 

Marco Calamari
Marco Calamarihttp://www.cassandracrossing.org
Cassandra ha iniziato a pubblicare videocommenti; anteprime di articoli in preparazione, commenti a quelli gia' pubblicati od al "fatto del giorno", persino storielle del mondo piccolo di Cassandra. Qualita' video molto bassa, niente green screen od animazioni, location dove capita, e cosi' via; speriamo che il loro contenuto giustifichi i minuti spesi per ascoltarli. Marco Calamari: ingegnere, classe 1955, talvolta noto come "Cassandra", a 18 anni dovette decidere se comprarsi una macchina usata od un pc. Scelse il pc e da allora non si e' ancora completamente ripreso. Lavora come archeologo di software legacy in una grande multinazionale, ma e' appassionato di privacy e crittografia in Rete, dove collabora a progetti di software libero come Freenet, Mixmaster, Mixminion, Tor & GlobaLaks. E' il fondatore del Progetto Winston Smith e tra i fondatori dell'associazione Hermes Centro Studi Trasparenza e Diritti Umani Digitali. Dal 2002 organizza il convegno "e-privacy" dedicato alla privacy in Rete e fuori, ed e' editorialista di "Punto Informatico" e "ZeusNews, dove pubblica la rubrica settimanale "Cassandra Crossing". Scrivere a Cassandra - @calamarim Le profezie di Cassandra: @XingCassandra Videorubrica "Quattro chiacchiere con Cassandra" Lo Slog (Static Blog) di Cassandra L'archivio di Cassandra: scuola, formazione e pensiero

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