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Elezioni e rappresentanza politica

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Elezioni e rappresentanza politica

 

 

Introduzione

Il lavoro analizza il concetto di rappresentanza, e l’oggetto che deve essere rappresentato in maniera scientifica, usando il metodo statistico della definizione e scelta del campione.

E’ inoltre studiato l’universo su cui bisogna costruire il campione, cercando di definire il grado di uniformità dell’universo, sia ricorrendo alla logica formale, sia cercando il supporto delle principali teorie filosofiche sull’argomento.

Le teorie di J.J. Rousseau sulla democrazia diretta e sulla disuguaglianza tra gli uomini sono parse le più appropriate da citare per sostenere e corroborare le nostre conclusioni.

Imfine, sono indagati i concetti di democrazia, oligarchia e pluticrazia, per concludere come nessune della tre possa costituie un metodo valido per garantire una buona rappresentanza politica dei cittadini.

 

La definizione dell’universo d’indagine

L’analisi della rappresentanza politica coinvolge come primo punto la definizione dell’universo da analizzare.

La politica è l’attività umana che gestisce l’amministrazione della “cosa pubblica”, la res publica romana, che gli antichi Greci identificarono nella polis. Essa pertanto, coinvolge tutti i cittadini di uno stato sovrano, che abbiano la capacità giuridica di agire, e che non sottostiano a limitazioni o costrizioni giurisdizionali.

Quindi, hanno capacità d’agire tutti imaggiorenni di qualunque sesso e condizione sociale, che non siano sottoposti a restrizioni di legge. Questo è l’universo della politica.

Mentre fino al 1997 tutti gli Stati potevano ancora dirsi “sovrani”, con la piena applicazione della normativa dell’U.E. in Europa, a con l’adesione al Trattato GATT in tutto il mondo che lo ha accettato, la sovranità degli Stati nazionali è stata notevolmente ridotta, anche se nell’aspetto relativo alla rappresentanza politica, questa può essere ancora intesa come tale. Ordinamenti giuridici sovrannazionali quali l’Unione Europea, e l’Organizzazione Mondiale del Commercio amministrano, in modo autonomo e come fonte primaria del diritto, la gestione economica degli Stati membri e, per quanto riguarda l’U.E., anche buona parte della vita sociale e dei diritti individuali.

 

Il supporto scientifico della scienza statistica all’argomento

In statistica, quando bisogna analizzare un universo molto esteso si ricorre alla campionatura, in modo da rendere l’operazione economicamente accettabile per quanto concerne i costi e la mole di lavoro da svolgere.

Per essere rappresentativo dell’universo, il campione statistico deve contenere, in egual proporzione, tutti gli elementi qualitativi e quantitativi contenuti nell’universo.

Orbene, se l’universo è composto da elementi tutti uguali (una linea di produzione di automobili dello stesso modello), l’operazione da fare è molto semplice: basta scegliere un numero di elementi a caso estratto con il ricorso ad una tabella di numeri casuali. In questo caso, la sola scelta che bisogna effettuare è basata sul numero di elementi da prelevare, giacchè questo ci dà l’attendibilità della campionatura. Questo procedimento statistico molto semplice può essere applicato anche all’universo politico, qualora si consideri che i cittadini abbiano tutti lo stesso “valore politico”, vale a dire che ognuno sia simile all’altro per quanto riguarda la sua “importanza politica”.

Se, al contrario, non si considerano tutti i cittadini come elementi “simili politicamente”, allora questo metodo di estrazione del campione non è valido, giacchè esso non tiene in considerazione la ponderazione dei vari elementi. Qui, per effettuare la campionatura, occorre uno studio sul “peso” (ponderazione) che ogni singolo elemento ha all’interno dell’universo. A questo punto l’indagine diventa pesante, se non impossibile statisticamente.

Per questo motivo la politica, che non possiede certamente metodi d’indagine superiori a quelli della statistica chiama gli elettori (elementi dell’universo) a scegliere loro il loro campione rappresentativo, tramite l’elezione dei suoi membri.

A questo punto, qualunque sia il metodo che si sceglie (democratico, aristocratico, plutocratico, ecc.) è falso per definizione.

Il metodo è falso per definizione, giacchè gli elettori (considerati anch’essi disuguali per definizione), sono portatori tutti di un unico voto (uguale per tutti), per cui il loro peso (ponderazione) non corrisponde alla realtà così come è stata definita.

 

Il concetto di rappresentanza: comparazione del metodo statistico col metodo politico.

La politica non ha mai accettato questa teoria (per convenienza), ma non è stata neanche mai capace di confutarla. Eppure il metodo statistico è perfettamente scientifico, perfettamente accettato in tutti i casi di scelta del campione, e funziona sia per campionature di tipo matematico, che di tipo tecnico.

La scelta del campione, quando l’universo è considerato “uniforme”, presuppone solo una scelta casuale, giacchè tutti gli elementi sondo uguali per definizione.

La politica considera non uniforme il campione giacchè riconosce unilateralmente che ogni individuo è diverso da ogni altro per cultura, gusti, aspettative, ignorando, però che ognuno acquisisce lo stesso “peso” politico con l’acquisizione della capacità giuridica d’agire. Pertanto, la rappresentanza politica scelte mediante “libere” elezioni è una finzione giuridica che non ha nulla a che fare con la scientificità del metodo.

 

Elogio della democrazia diretta di J.J. Rousseau

La volontaria partecipazione dei cittadini alle pubbliche assemblee è il segno, per Rousseau, di uno Stato ben costituito e veramente libero. Sotto un cattivo governo nessuno muove un passo per partecipare alle assemblee ma tutti, al contrario, intenti alle proprie faccende, sono disposti a pagare del proprio denaro pur di risparmiare la propria persona. In questo caso lo Stato è già perduto. Non si deve credere che un popolo sia libero giacché ha propri rappresentanti in Parlamento, perché la sovranità non può essere rappresentata. Essa corrisponde alla volontà generale e questa non si rappresenta, si esercita “o è la volontà generale o è tutt’altra cosa, non c’è via di mezzo”.

La rappresentanza parlamentare è dunque per Rousseau una grossolana mistificazione, perché col sistema rappresentativo il popolo è libero e sovrano solo nel momento delle elezioni dei membri del Parlamento; “ma non appena questi sono eletti è subito in schiavitù, è una nullità”.

Con ciò Rousseau respinge il modello liberale inglese e l’idealizzazione che ne aveva fatto Montesquieux ne L’esprit des lois.

E’ ben vero che il tipo di democrazia diretta che egli propone è realizzabile solo nei piccoli Cantoni della Svizzera ai quali si ispira, mentre è inattuabile nei grandi paesi, per i quali si dovrà necessariamente ricorrere all’”espediente” dei rappresentanti del popolo nelle assemblee della nazione. Ma in questo caso i cittadini dovranno almeno conservare il diritto di destituirli e revocarli a loro piacimento.

La polemica contro la rappresentanza parlamentare (e l’auspicio di una democrazia diretta) sarà ripresa nell’Ottocento dai movimenti libertari e anarchici di Proudhon e di Bakunin e collegata all’istanza del decentramento e dell’autogoverno locale.

 

La rappresentanza intesa come contratto di mandato

In questo capitolo si esamina se la figura della rappresentanza politica può essere intesa come un contratto di mandato ai sensi della legge civile.

Il C.C. al Capo IX, Sezione ! dispone sul contratto di mandato come segue:

Art. 1703: (Nozione) Il mandato è il contratto con il quale una parte si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto dell’altra [778].

Art. 1704: (Mnadato con rappresentanza) Se al mandatario è stato conferito il potere di agire in nome del mandante, si applicano anche le norme del Capo VI del Titolo II d questo libro.

Art.1708: (Contenuto del mandato) Il mandato comprende non solo gli atti per i quali è stato conferito, ma anche quelli che sono necessari al loro compimento.

Il mandato generale non comprende gli atti che eccedono l’ordinaria amministrazione, se non sono indicati espressamente.

Art. 1710: (Diligenza del mandatario) Il mandatario è tenuto ad eseguire il mandato con la diligenza del buon padre di famiglia[1176]; ma se il mandato è gratuito, la responsabilità per colpa è valutata con minor rigore[789, 798, 1768, 1812, 1821, 2030].

Il mandatario è tenuto a rendere note al mandante le circostanze sopravvenute che possono determinare la revoca o la modificazione del mandato.

Art. 1711: (Limiti al mandato) Il mandatario non può eccedere i limiti fissati nel mandato. L’atto che esorbita dal mandato resta a carico del mandatario, se il mandante non lo ratifica [1399, 1712, 2932].

Il mandatario può discostarsi dalle istruzioni ricevute [17322, 1739] qualora circostanze ignote al mandante, tali che non possano essergli comunicate in tempo, facciano ragionevolmente ritenere che lo stesso mandante avrebbe dato la sua approvazione [1712].

Questi ci sembrano gli articoli che in un certo senso possano aiutare a colmare la supposta “vacatio legis” della fattispecie. Tutti gli altri articoli del codice sembrano essere conformi ai comportamenti tenuti correntemente dai parlamentari nello svolgimento del loro incarico.

 

La rappresentanza politica nel disposto costituzionale

Nel precedente capitolo abbiamo analizzato la figura giuridica del mandato di diritto civile, in quanto la Costituzione nulla stabilisce circa la natura del rapporto che si instaura tra il rappresentante ed il rappresentato nei rapporti politici.

Infatti, al Titolo IV, Rapporti Politici, la Costituzione nulla stabilisce circa la natura giuridica del rapporto politico, limitandosi a definire il concetto di elettore (Art. 48), e la libertà di associazione in partito (Art. 49).

Nient’altro la Costituzione stabilisce circa le regole che debbano disciplinare la figura del rappresentante, per cui questi segue il disposto della legge elettorale che, a sua volta, nulla stabilisce circa il contenuto giuridico della figura del mandato con rappresentanza del rapporto politico tra elettore ed eletto.

 

Definizione di democrazia, oligarchia, plutocrazia.

La democrazia è stata definita come “governo del popolo”, nel senso che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita tramite i suoi rappresentanti.

Orbene, per quanto concerne l’esercizio della sovranità tramite rappresentanza, si ritiene che la teoria di Russeau menzionata possa essere elemento probante della falsità dell’affermazione. Per quanto concerne l’uguaglianza tra gli uomini, pur accettando le definizioni di Russeau, dobbiamo esprimere le nostre perplessità sulla ponderazione di ogni singolo cittadino per quanto concerne la capacità giuridica di agire. Se essa non è ugualmente accettata per tutti, allora dobbiamo giustificare condizioni aberranti quali il sopruso, la demagogia, e finanche la schiavitù.

L’oligarchia è definita come il “governo del migliore”. Questa definizione potrebbe anche essere accettata nel moderno sistema di elezione della rappresentanza, ma:

“Come può un cittadino “peggiore” identificarne uno “migliore” da nominare come oligarca, quindi come suo rappresentante? Come può il rappresentante sentirsi migliore di un altro, se è veramente un saggio?

La plutocrazia è stata definita come il “governo del più ricco”. A nostro sommesso avviso questa definizione (senza minimamente voler rivangare passate memorie) calza perfettamente ai correnti sistemi elettivi di rappresentanze, giacchè solo chi ha più fondi da spendere riesce ad essere più visibile, quindi ha più probabilità di essere eletto. Tristi memorie ne sono le elezioni statunitensi dove il candidato che raccoglie meno fondi elettorali da spendere si vede costretto ad abbandonare l’agone. L’ultima rielezione in Russia del Presidente Putin è stata criticata anche da organi ufficiali americani, ai quali correttamente risposto Putin con una frase che all’incirca suona del tipo “senti chi parla”.

Le elezioni nazionali sono gestite esclusivamente dai partiti politici che nominano candidati di loro scelta, imponendoli alle elezioni. Il povero elettore ingoia questi soprusi per paura, e fors’anche per convenienza. Ma chi si occupa di politica in maniera scientifica non può che rilevarne la falsità, o almeno l’incongruenza.

 

Conforto alla nostra tesi già espressa dall’On. Antonio Martino,  Ministro della Difesa,  in una sua conferenza tenuta a Roma il 20 luglio 2003.

Il relatore si rende conto di non aver riportato nessuna teoria rivoluzionaria sull’argomento, ma solo di aver cercato di tracciare un percorso d’indagine, che determini se la rappresentanza politica possa essere definita come “vera” o “falsa” seguendo i criteri della logica formale.

A conforto della tesi esposta citiamo l’intervento del Ministro della Difesa che in una conferenza pubblica arrivò alle stesse conclusioni.

Molti aspetti della vita di relazione sono basati su “convenzioni”, che non sempre sono basate su elementi scientifici, bensì su forzature, che riescono a resistere fino a quando le masse trovano conveniente osservare. Ma quando le forzature superano il livello minimo di convenienza, generano risposte violente, chiamate “rivoluzioni”.

Sorprendentemente da qualche tempo una nuova tendenza tende a sconvolgere il sistema sociale basato su questi presupposti. Questa nuova tendenza è la capacità di “innovazione tecnologica”, che genera rivoluzioni ancor più potenti di quelle di massa, ma del tutto silenziose.

L’ex Impero Sovietico è caduto senza guerre né gravi disordini sociali, in modo piuttosto silenzioso, perché l’innovazione tecnologica aveva cambiato il mondo, e la guerra fredda non aveva più nessun effetto.

La Cina, l’ultima grande potenza sedicente comunista, pur definendosi ancora tale, ha abbracciato il consumismo occidentale, accettando le regole del GATT, e con esso tutta la cultura sociale e finanziaria dell’Occidente.

Queste affermazioni non sono fatte per elogiare la cultura occidentale, ma solo per documentare come l’innovazione tecnologica costituisca ormai la forma rivoluzionaria più potente, proprio perché è silenziosa. Ci si accorge di averla subita solo quando è già terminata.

 

Conclusioni

Il nostro lavoro è strettamente limitato all’analisi della logica della figura della rappresentanza politica.

Le premesse che abbiamo esposto sono confinate ai seguenti aspetti:

Analisi scientifica del caso secondo le teorie statistiche.

Analisi scientifica del caso secondo le teorie giuridiche.

Analisi scientifica del caso secondo le teorie filosofiche.

 

Dalle premesse, usando gli argomenti logici connettivi  e/o, possiamo concludere:

L’elezione come metodo di nomina dei rappresentanti, sia che l’universo sia considerato omogeneo, o non omogeneo, è falso.

L’elezione rappresenta l’imposizione di potere del più ricco, forte, o potente, sul più debole.

L’eletto non stabilisce con il suo elettore un rapporto giuridico di mandato, ma di potere assoluto.

Esiste una vacatio legis sul caso, in quanto la Costituzione nulla prevede sul rapporto giuridico da instaurarsi tra elettore ed eletto.

 

 

Enrico Furia

 

 

 

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