Home Quattro chiacchiere con Cassandra Dumbo, l’autocensura ed il politically correct

Dumbo, l’autocensura ed il politically correct

Perché sorridere sul bollino rosso di Dumbo e degli Aristogatti è sbagliato

Cassandra si preoccupa spesso delle questioni tecnologiche e legali, ma è più preoccupata per le questioni legate alla cultura, ed ancora di più per condizionamento del comportamento, particolarmente se nascosto o poco evidente.

Ma prima il fatto: la Disney, compagnia nota non solo per la sua dimensione economica e la sua spregiudicatezza finanziaria, ma anche per essere estremamente conservatrice da tutti i punti di vista, ha ritenuto di dover creare, sulla sua piattaforma Disney+, un sistema di segnalazione per la presenza di scene inadatte ai minori, che ha colpito molti dei suoi “classici” dell’animazione, sconsigliandoli ai minori di 7 anni.

Se da una parte siamo abituati a considerare “normale” la censura di contenuti sessualmente connotati o violenti, certamente questo non può riguardare Dumbo, Romeo o Mowgli.

E’ meglio sgombrare subito il terreno da una questione che non si può liquidare con una risata.

Da un punto di vista aziendale o finanziario, l’iniziativa della Disney non sarà forse completamente azzeccata ma ha perfettamente senso; particolarmente negli Stati Uniti la “political correctness” è condizione necessaria per mantenere un “business” ed evitare anche costosissime “class actions”.

(Inciso: Cassandra si scusa per aver usato ben 5 parole inglesi nella frase precedente! Non fatelo a casa.)

Quindi dove sta il problema?

Sta nell’esistenza di spinte “estremiste” alla correttezza verso l’ideologia dominante, spinte che non si fanno scrupolo di arrivare alla caccia alle streghe, al revisionismo storico ed alla manipolazione mentale.

Cassandra è d’accordo con molte di queste posizioni, ma è totalmente in disaccordo su certi metodi con cui si cerca di promuoverle.

Parlare seriamente di censurare opere perché, figlie della loro, epoca dicono cose non allineate col pensiero dominante odierno, è revisionismo storico; riscrivere la storia è un’arma di controllo mentale, e per questo, e per altri altrettanto importanti motivi, non è accettabile.

Che sia la censura di un capolavoro cinematografico, oppure il linciaggio di un personaggio pubblico per una frase detta in un’email, queste manifestazioni perverse di “political correctness”, od in altri termini di adeguamento forzato ad una ideologia dominante, non possono essere accettate.

Purtroppo viviamo nuovamente in un mondo dove non solo si accetta la censura, ma addirittura ci si autocensura per paura delle conseguenze.

In un mondo dove questa deriva illiberale non viene percepita appieno, perché non è imposta da una polizia segreta, ma da uno strisciante condizionamento mentale causato principalmente dalle comunità sociali e dalla loro manipolazione.

Ci si autocensura non per paura che uomini in divise anonime sfondino la porta e ti portino via con un sacco infilato sulla testa, ma per paura di perdere popolarità e magari essere linciati sui social.

E sia per una multinazionale che per un individuo, non è una bella cosa.

Non fa ridere; è una tragedia per tutti.

Scrivere a Cassandra@calamarim

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