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Droni e droga

I droni, i velivoli senza pilota, sono sempre più comuni e diffusi. Nel mondo della comunicazione e della cinematografia (per riprese, documentari e altro). In guerra: per spiare il nemico ma anche per compiere attacchi a sorpresa.

Anche la malavita organizzata sembra apprezzare le potenzialità dei droni. In settori come il traffico di stupefacenti e il contrabbando sono sempre più frequenti le intercettazioni di mezzi a controllo remoto utilizzare per trasportare merce illegale.

Recentemente, funzionari di frontiera della regione indiana del Punjab hanno dichiarato di aver intercettato, in un solo anno, ben 107 droni per il trasporto di droga. Velivoli radiocomandati utilizzati dai narcotrafficanti per trasportare droga attraverso il confine col Pakistan. È il numero più alto mai registrato in questa regione. Ma non è una novità assoluta: qualche tempo fa, il capo di un’unità narcotici della polizia di Lahore era stato licenziato perché sospettato di gestire un traffico di droga che utilizzava droni in India.

L’uso di droni per trasportare droga oltre confine è un fenomeno diffuso si scala mondiale. In Giordania le autorità hanno dichiarato di aver abbattuto alcuni droni che trasportavano metanfetamina proveniente dalla Siria. In Messico, sempre più spesso i “cartelli” attraversano il confine con gli USA utilizzando droni carichi di cocaina, metanfetamina ed eroina. Lo stesso avviene in Europa dove arriva la droga proveniente dall’Africa. Recentemente, la polizia spagnola ha sequestrato un drone di dimensioni notevoli: con un’apertura alare di oltre quattro metri in grado di trasportare fino a 150 chilogrammi. All’interno di uno scompartimento speciale nel muso, era nascosta droga proveniente dal Marocco e destinata al sud della Spagna. Il drone intercettato aveva una notevole autonomia: poteva volare fino a sette ore a una velocità massima di 170 km/h. Questo significa che un raggio d’azione “enorme” ha detto Antonio Rodríguez Puertas, ispettore capo responsabile dell’unità di criminalità organizzata UDYCO. “Non abbiamo mai visto un drone così grande utilizzato per questo scopo”, ha detto Pedro Luis Bardón, dell’unità di risorse aviotrasportate della Polizia Nazionale. “C’erano dei precedenti, ma non come questo. Questo è il più grande mai trovato in Spagna”.

L’utilizzo di droni ha un limite: possono essere rilevati dai radar. Anche le comunicazioni elettromagnetiche possono essere tracciate. Due fattori che la polizia spesso utilizza per intercettarli. Ma anche a questo la malavita pare avere trovato una soluzione. Nel 2022, la polizia spagnola ha intercettato alcuni droni “sottomarini” utilizzati per contrabbandare centinaia di chilogrammi di droga attraverso lo Stretto di Gibilterra dal Marocco alla Spagna.

A volte, i droni sono utilizzati non per superare un confine ma una recinsione. Ad esempio, quella di un carcere di massima sicurezza. È già avvenuto in molti Paesi: dal Brasile alla Francia, dall’Australia agli Stati Uniti d’America. In Canada, si stima che circa il 75% dei sequestri nelle carceri possa essere ricollegabile a lanci da droni. In due anni sono stati ben 700 gli incidenti legati ai droni. Lo stesso in Europa. Qui, a ottobre dello scorso anno, il governo del Regno Unito è stato costretto a introdurre delle zone di interdizione aerea intorno alle prigioni per limitare il “forte aumento” del numero di droni che trasportavano droga e telefoni cellulari nelle carceri.

Secondo Peter Warren Singer, autore di diversi libri sulla sicurezza nazionale e membro del think tank New America, non ci vorrà molto perché i droni diventino uno dei principali strumenti per lo spaccio di droga anche all’interno dei confini di un Paese. “Stiamo solo raschiando la superficie di ciò che è possibile, man mano che le consegne con i droni diventano sempre più comuni nel mondo commerciale, sarà lo stesso con la consegna di merci illecite”.

“I contrabbandieri cercano di usare i droni perché sono economici e facili da acquistare. Riducono inoltre i rischi connessi ad alcune transazioni, in quanto i contrabbandieri non devono essere fisicamente presenti durante le transazioni. Offrono opportunità per il contrabbando in aree in cui le rotte precedenti erano troppo rischiose, come le carceri e le frontiere”, ha dichiarato Liam O’Shea, ricercatore per il crimine organizzato presso il think tank di difesa e sicurezza RUSI.

Finora i droni sono stati utilizzati meno di quanto si pensava a causa della portata e del peso ridotto che possono trasportare. Spesso a scegliere questo mezzo di trasporto sono soprattutto piccoli contrabbandieri che hanno a che fare con quantità ridotte. I trafficanti di droga “all’ingrosso” hanno bisogno di utilizzare canali che permettano di trasportare volumi più elevati. Oppure “utilizzare droni per effettuare più viaggi, il che comporta rischi di essere scoperti”. Ma la situazione potrebbe cambiare “man mano che le nuove tecnologie miglioreranno la capacità di carico dei droni”. “La tecnologia ci semplifica la vita, ma finisce anche nelle mani dei cattivi”, ha detto qualche anno fa il capo della polizia di Malaga, Roberto Rodríguez Velasco. “Loro innovano e dobbiamo farlo anche noi”. Nella provincia di Malaga, l’anno scorso UDYCO ha individuato una nave semisommergibile lunga nove metri che sarebbe stata utilizzata per contrabbandare tonnellate di droga alla volta.

Il sotto delegato del governo centrale di Malaga, Teófilo Ruiz ha dichiarato che, nella provincia, nel 2020 la polizia nazionale ha sequestrato 27,5 tonnellate di stupefacenti, smantellato 55 gruppi criminali e arrestato 695 persone sospettate di essere coinvolte nel traffico.

 

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