Vado a denunciare un furtarello subito da mia madre. Mi guardano come dire: “ma perché vieni a romperci?”. Mi indicano, con aria scocciata, un modulo da compilare. Lo compilo in fretta, so ancora scrivere. Mi guardano come un alieno (un alieno alfabeta…). Mi strappano quasi il modulo di mano e lo gettano in un contenitore dove ce ne saranno altri cento. Non una parola, un segno, un’indicazione. Chiedo: “è tutto?”. Non c’è risposta, solo uno sguardo eloquente che mi invita a togliermi rapidamente dai piedi. Eseguo, dopo tutto è un Paese libero e democratico, e lo Stato è amico…
      Ricordo, parecchio tempo fa, reduce da un’esperienza in Svizzera dove la polizia mi aveva suonato al campanello e invitato – neppure troppo gentilmente – a non fare docce dopo le 22.30 perché i vicini avevano protestato, una mia visita analoga presso i vigili urbani di un Comune del Torinese per protestare contro un cane che abbaiava ininterrottamente tutta la notte. Mi risero in faccia e mi dissero che avevano cose molto più importanti di cui occuparsi. Siccome poi la giunta di quel Comune venne sciolta per mafia, mi immagino che stessero indagando… O almeno lo spero.
      Ricordo poi che, a seguito di un’aggressione subita da mia moglie davanti a un supermercato da parte di alcune “risorse”, mi venne detto dalle forze dell’ordine (perdonate l’eufemismo…) che i poveretti stavano solo esercitando il loro “diritto alla sopravvivenza” e che io dunque evitassi di rompere le scatole (testuale…).
      Non mi sorprendo, quindi, che le denunce della madre della ragazza uccisa nel Salento, siano cadute nel vuoto più assoluto. Allo Stato italiano interessa qualcosa di noi sudditi/schiavi? Nulla di nulla. Ovvio, interessiamo se si tratta di multe, ammende, imposizioni fiscali, balzelli vari e cose da pagare, per il resto siamo quantité négligeable. Manco ci vede e sa chi siamo. Poveri cristi da spremere. Gente che deve pagare e tacere. Se abbiamo diritti di sudditanza (non mi faccio più fregare a chiamarli di cittadinanza…), essi consistono nel tacere, pagare e subire sodomie, per ora metaforiche, ma non è detto che in futuro…
       Tempo fa, insieme ad un’amica amante di zingarate, avrei voluto che lei andasse in un posto di polizia a dichiarare di aver “perso due figli”. La scommessa era che – come in “Amico fragile”, di Fabrizio De Andrè – i baldi tutori dell’ordine le avrebbero risposto: “Signora, lei è una donna molto distratta“… Poi, pensandoci su, abbiamo preferito evitare di incorrere in guai e siamo tornati a goderci i nostri diritti di sudditanza/schiavitù: tacere, pagare, subire e ringraziare per le varie sodomie subite. Quanto è bello vivere nel “migliore dei mondi possibili”. Viva l’Italia!!
I diritti di sudditanza was last modified: settembre 15th, 2017 by Piero Visani

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