Di alcune malattie si parla continuamente.

Di alcune malattie si parla continuamente. Tutti vengono informati dei potenziali pericoli dei danni che provocano, delle procedure medica di sicurezza. Di altre, invece, non parla mai nessuno. Eppure sono quelle che causano il maggior numero di morti. Forse nessuno ne parla perché sono malattie per le quali le cause, la profilassi o la cura sono ben note. Eppure la gente continua a morire di queste malattie.

Nelle scorse settimane, la Repubblica Democratica del Congo ha dichiarato un’epidemia di febbre gialla in tre province, inclusa quella della capitale Kinshasa. Il ceppo virale sarebbe originariamente esploso in Angola (dove da Dicembre sono stati oltre 300 i morti), come ha confermato il ministro della Salute Felix Kabange.

L’Organizzazione mondiale per la sanità (Oms) ha riferito che i casi sospetti in Congo sono già circa 1.400 e che sono già stati registrati un centinaio di decessi. Il timore è che l’epidemia possa diffondersi a Kinshasa, una città abitata da 12 milioni di abitanti ma dotata di servizi sanitari assolutamente insufficienti. Una situazione che aumenta il rischio di dover far fronte ad un’epidemia dalle dimensioni spaventose. A meno che, ovviamente, non si proceda con la vaccinazione di massa.

La febbre gialla è una malattia molto diffusa in Africa e nell’America del Sud. Solo in Africa i nuovi casi ogni anno sono circa 200.000. La malattia si trasmette soprattutto a seguito del morso di alcune zanzare del genere Aedes e Haemagogus. Il tasso di mortalità è altissimo: dal 20 all’80 per cento, in particolari epidemie e i pazienti, spesso bambini, di solito muoiono entro 2 settimane dalla comparsa dei primi sintomi. Eppure la febbre gialla è una malattia che si può prevenire e curare. Da anni esiste il vaccino, prodotto con lo stesso virus vivo ma attenuato, che consente, con una sola dose, di evitare il contagio per lunghi periodi (almeno 10 anni). Adottare questa profilassi significherebbe salvare migliaia e migliaia di vite umane. Basterebbe una sola iniezione, purchè fatta tempestivamente.

Peccato che ciò non potrà accadere. E certamente non con la rapidità necessaria. A confermarlo è stata la dichiarazione della portavoce delle Nazioni Unite in Congo, Eugene Kabambi, che ha riferito che la campagna di vaccinazioni non potrà cominciare prima di luglio. Non perché non sia disponibile il vaccino, ma perché nel paese mancano le siringhe. Le semplici siringhe. Quelle che in quasi tutti i paesi del mondo sono facilmente reperibili anche nei supermercati. Secondo la Kabambi, in Congo, sono disponibili solo 4 milioni di siringhe, mentre per le vaccinazioni ne servirebbero almeno dieci milioni.

Una carenza e ritardo ingiustificabili, che secondo la Kabambi potrebbero avere anche un altro effetto negativo: “Anche se ci si organizzasse solo a Kisenso, ci sarebbero folle enormi per ottenere il vaccino e [la situazione , n.d.r.] potrebbe diventare ingestibile”. “Per questo abbiamo intenzione di aspettare un po’ per ottenerne di più [siringhe, n.d.r.]”.

E mentre le NU aspettano di ricevere non si sa da chi sei milioni di siringhe e in Congo si profila una delle peggiori epidemie degli ultimi anni, governo e opposizione hanno deciso di portare la questione sul piano politico. In vista delle elezioni presidenziali di fine anno, la diffusione del contagio (insieme con la crisi economica causata dal crollo dei prezzi delle materie prime) sta mettendo a dura prova la già fragile stabilità del paese.

C.Alessandro Mauceri


C. Alessandro Mauceri
C. Alessandro Mauceri
Da oltre trent’anni si occupa di problematiche legate all’ambiente e allo sviluppo sostenibile, nonché di internazionalizzazione. È autore di diversi libri, tra cui Moneta Mortale e Finta democrazia. Le sue ricerche e i suoi articoli sono pubblicati su numerosi giornali, in Italia e all’estero. Articoli

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