Home POLITICA Democrazia o dittatura? La Costituzione è a rischio

Democrazia o dittatura? La Costituzione è a rischio

Nell’articolo 1 della Costituzione Italiana sta scritto che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti stabiliti nel medesimo documento fondativo della Repubblica. Con la controriforma varata dal trio di neo-padri costituenti, Renzi, Boschi, Verdini, il concetto di sovranità sarà quantomeno ristretto, nel senso che la sovranità sarà prerogativa del partito unico quale esso si materializzerà con la nuova legge elettorale varata dal trio medesimo e approvata definitivamente dai due rami del Parlamento. Quel partito avrà la possibilità di nominare senatori non più scelti dal popolo, ma da consiglieri regionali e sindaci. Stiamo assistendo ad un cambiamento epocale per quanto riguarda la forma di una democrazia, giacché essa rischia di essere esercitata da uomini di apparato che avranno la libertà di scegliere i propri accoliti e governare non seguendo le indicazioni del popolo sovrano. Con il superamento del bicameralismo perfetto il senato sarà ridotto a 100 senatori : 74 saranno eletti dai consigli regionali d’appartenenza,21 saranno sindaci eletti dai consigli regionali, 5 saranno di competenza del presidente della Repubblica, questi ultimi riconosciuti tra gli uomini migliori che si sono distinti per meriti nel campo sociale, artistico, scientifico e letterario. Questa favolosa trovata viene presentata come un risparmio che lo Stato realizzerà perché i senatori da 315 passeranno a 100. Ma sarà veramente così? E gli eventuali risparmi come saranno riutilizzati ? Posto che i sacrifici e l’impoverimento degli italiani, il vertiginoso aumento di tasse nel volgere di neppure un decennio, i tagli lineari alla spesa pubblica, il peso del debito pubblico non lo hanno neppure lontanamente scalfito. Anzi, quel peso s’è fatto sempre più grosso, perché non un solo centesimo è stato destinato agli investimenti e alla diminuzione delle tasse per far ripartire i consumi nel nostro Paese. Morale della favola: se ho un debito e mi privo di tutto per risanarlo e questo non accenna a diminuire, tanto vale che mi goda quanto mi resta da vivere, ovvero i residui spazi di democrazia che ancora caratterizzano e hanno caratterizzato la Repubblica Italiana dalla entrata in vigore della Costituzione a tutto oggi. Del resto, per dimostrare quanto sia male applicata e interpretata l’equazione tagli/ripianamento del debito pubblico, basti guardare a quanto è accaduto con la soppressione delle province: per rimediare al peggio che ne è derivato, sotto il profilo del governo del territorio, i costi per lo Stato sono addirittura aumentati e non si potranno nascondere a lungo con il ritardo dei trasferimenti alle amministrazioni periferiche. Mettiamo che l’Italia sia una foresta popolata da indigeni che non sanno come procurarsi il cibo, non è certamente un rimedio a quella incapacità appiccare fuoco alla foresta per mangiarsi poi qualche lucertola e animale abbrustolito. Ecco, è l’Italia che sta andando in fumo appiccandole il fuoco con la Carta più preziosa che essa possegga: la Costituzione. Sullo sfondo, la gravissima cessione di sovranità nazionale appare evidente, come appare evidente la strategia dei governi di nominati (Monti- Letta – Renzi) che si sono succeduti sin qui per favorirla. In questa logica è ben evidente che 250 senatori, tanto più se eletti dal popolo, sarebbero di troppo e troppo pericolosi, tanto quanto può esserlo il suffragio popolare, oggi inteso come populismo. In pratica, con il combinato disposto tra legge elettorale e riforma del Senato, viene tolta al cittadino la possibilità di scegliersi il proprio rappresentante in quella Camera tramite il voto popolare e tutto sarà convertito in scelte personali di politici che godranno anche dell’immunità parlamentare. Alla luce dell’alto tasso di “criminalità istituzionale” che si registra nelle assemblee regionali, taluni loro componenti, scelti come senatori, potranno tranquillamente pianificare il malaffare a Palazzo Madama, sotto lo scudo dell’impunità e al riparo da intercettazioni. Il Senato dunque, nella migliore delle ipotesi, diventerà un salotto o un circolo a cui avranno accesso un pugno di prescelti. E tutto questo viene presentato come un modo veloce di legiferare in quanto il Senato non ha più le stesse competenze legislative ed il loro ruolo è subalterno all’Assemblea di Montecitorio, cioè della Camera dei Deputati. Non è un caso che non sia stata lontanamente prevista la diminuzione del numero dei deputati;essi continueranno ad avere stipendi da favola, privilegi e vitalizi. I deputati dunque saranno i nuovi cortigiani che dovranno rendere conto al re che li avrà nominati. Tutto questo è un vero bluff presentato come la panacea di tutti i mali possibili, specialmente adesso che gli indici Istat mostrano un’Italia al palo in termini di crescita e di ripresa. Però c’è il rischio che gli italiani si siano resi conto di quanto antidemocratica sia questa ventata di riforme istituzionali; può darsi che dire non al referendum confermativo equivalga al giudizio universale sull’operato di Matteo Renzi. Può darsi, ma a temere il no e gli effetti del no alle riforme sugli equilibri dell’Unione Europea, sia dichiarati che occulti, adesso sono soprattutto gli osservatori internazionali. In sostanza, la chiamata alle urne degli italiani per il referendum sulle riforme costituzionali, potrebbe essere l’ultima volta che si vota in Italia. Il rischio sembra essere altissimo, la posta in gioco troppo importante; non è difficile immaginare che tra qui e il giorno del voto in Italia ci saranno degli avvenimenti che faranno passare in secondo piano la difesa della democrazia dall’attacco di revisionismo costituzionale sferrato da Renzi e dal suo partito. Avvenimenti cui gli italiani sono in un certo qual modo abituati, dopo aver vissuto gli anni degli opposti terrorismi e dello stragismo. Insomma, non sarà una passeggiata la strada verso il referendum costituzionale. Mentre gli italiani si dichiarano poco informati e indecisi, altrove si preannunciano decisioni; importanti e certamente non indolori. Frattanto il sistema della propaganda è stato riorganizzato in maniera scientifica; la Rai è divenuta vergognosamente il megafono del potere ed a settembre ce ne accorgeremo, nonostante il miracolo del ritorno di Michele Santoro.

Antonella Policastrese


Previous articleStrage di cani
Next articleInternaut Day: 23 agosto 1991
1995-1999 Redattrice della redazione giornalistica, con contratto di collaborazione libero-professionale presso “Radio Tele International” (R.T.I S.a.s) di Crotone. 1997-1998 Docente di Storia del Giornalismo nei corsi di formazione istituiti dalla Regione Calabria e svolti dall’Associazione “San Filippo Neri” O.n.l.u.s di Crotone. 1985-2000 Collaboratrice, con contratti di prestazione d’opera, presso le seguenti testate giornalistiche: “Calabria” mensile del Consiglio regionale della Calabria “Il Crotonese” trisettimanale di informazione della provincia di Crotone “Gazzetta del Sud” quotidiano di informazione della Calabria “Il Quotidiano” quotidiano di informazione regionale della Calabria. Apprezzate e recenzite inchieste giornalistiche televisive e a mezzo stampa per le testate per le quali ha collaborato e collabora. Suoi articoli e dossier sono stati riportati e menzionati da quotidiani e periodici di tiratura nazionale, quali Il Giorno, Stop, Raitre Regione e molti altri. Autrice inoltre di novelle e racconti. Articoli

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

error: Content is protected !!
Exit mobile version