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Della crisi in Grecia non si parla più

Forse il motivo è che i risultati promessi da molti (a cominciare dai vertici della Triade fino al premier Tsipras) non sono mai arrivati: nonostante i due “salvataggi” della Ue (che i cittadini dovranno pagare cari a colpi di interessi), il Paese ristagna.

Inutile parlare di scelte politiche sciagurate, del numero eccessivo di impiegati pubblici, di evasione fiscale alle stelle e di molto altro ancora. La situazione è sempre più drammatica.

A cominciare dagli stipendi da fame: un chirurgo guadagna circa 980 euro di stipendio fisso, più gli straordinari. Negli ospedali pubblici gli stipendi sono scesi anche del 42 per cento. Manca di tutto, ha denunciato il dottor Giorgos Sideris: “Certe volte non abbiamo il filo adatto per le suture, altre volte manca la rete per proteggere l’ernia dopo l’operazione. Mancano gli strumenti per la laparoscopia. Non ci sono fondi per acquistare la Tac. Siamo completamente sprovvisti di vaccino antitetanico. Delle sedici sale operatorie, ne funzionano otto. Abbiamo 730 posti letto ma altri cento pazienti sono ricoverati, proprio in questo momento, sulle barelle”.

E le misure imposte dalla Triade non sono servite a nulla: il debito pubblico non è diminuito. Per consentire l’accesso all’ultima trance di finanziamenti il FMI ha chiesto l’impossibile: un’ulteriore taglio alla spesa, a cominciare dalle pensioni. Ma anche un aumento del carico fiscale: nel paese l’evasione fiscale ha raggiunto livelli impossibili. C’è carenza di liquidità e la disoccupazione è ai massimi storici. Non sono solo i medici a protestare: a lamentarsi sono anche gli insegnanti, i vigili del fuoco e i contadini (che solo pochi giorni fa hanno dato vita all’ennesima protesta). Anni di posti di lavoro “pubblici” regalati a pioggia hanno prodotto una spesa per le pensioni enorme: oggi in Grecia vale il 9% del Pil (ma era dell’11%), contro una media dell’eurozona del 2,5%. “La crisi sta marcendo”, ha scritto nel suo ultimo editoriale il direttore di Kathimerini Nikos Kostandaras.

Il livello di povertà è così elevato che spesso gli eredi rinunciano anche all’eredità: “I cittadini non vogliono o non possono accollarsi gli oneri fiscali legati ai lasciti relativi, soprattutto, ad immobili urbani e a proprietà terriere”, ha detto il ministro della Giustizia Stavros Kontonis. Secondo i dati del Ministero della Giustizia greco “solo nel 2016 sono state 54.422 le persone che hanno rinunciato al patrimonio familiare con un aumento del 50% rispetto al 2015”.

Già da tempo, in Grecia era stato rilevato un drammatico calo nel ricorso a cure mediche. Ora la situazione è peggiorata: gli ellenici non vogliono più nemmeno fare figli. Sono molte le donne che hanno rinunciato alla procreazione assistita. A confermarlo è stata Minas Mastrominas direttore di Embriogenesi, un grande centro di fecondazione in vitro, che ha lanciato l’allarme affermando che sono sempre di più le donne che rinunciano a piani per concepire e chiedono di distruggere gli embrioni in vitro rimanenti. “La gente dice che non può permettersi più di un bambino, o non può del tutto,” ha detto la Mastrominas. “Dopo otto anni di stagnazione economica, stanno cancellando i loro sogni”. Le cause di questa tendenza sono tutte legate alla crisi economica in Grecia: bassa crescita, alta disoccupazione, lavoro precario e sforzi finanziari oltre il previsto.

La conseguenza è che oggi circa un quinto delle donne nate dopo il 1970 rischiano di rimanere senza figli in Grecia. Secondo il Centro Wittgenstein per la demografia e capitale umano globale, con sede a Vienna, si tratta di numeri che non si vedevano dalla prima guerra mondiale.

Il Grecia (ma anche in Italia e in Portogallo) il tasso di natalità è calato a circa 1,3: ben al di sotto del tasso di 2.1 necessario per mantenere una popolazione stabile, secondo Eurostat.

In Grecia anche coppie fertili hanno deciso di rinunciare ad avere figli perché non sono in grado di offrire loro un futuro stabile simile a quello che i propri genitori avevano offerto loro.

È questo è forse l’effetto più tremendo causato da questa crisi voluta e che nessuno ha fatto niente per fermare davvero: nel giro di un ventennio, i greci hanno perso la propria indipendenza, la propria autonomia monetaria, la propria economia, ma soprattutto hanno perso la fede nel futuro, non credono più nel domani.

Un problema che rischia di espandersi a macchia d’olio in tutta Europa: “Il problema veramente grave è che alcuni dei paesi più deboli sono quelli con i dati demografici sfavorevoli”, ha detto Simon Tilford, vice direttore del Centre for European Reform di Londra. “Il tasso di natalità più basso dei paesi del sud significherà crescita più debole e minore produttività; e restando il tasso di natalità basso aumenteranno i problemi fiscali”.

Con la conseguenza che, nel tempo, “i risultati economici già divergenti tra il Nord e il Sud dell’Europa potrebbero diventare strutturali piuttosto che ciclici”.

In alcuni paesi ci si è accorti di questo fenomeno e si sta già provvedendo: in Francia ad esempio i contributi familiari mensili sono di 130 euro per ogni figlio dopo il secondo figlio. In Grecia questo non è possibile: il governo non ha più soldi e quindi offre solo 40 euro. La crisi economica è diventata l’anello debole del paese e, per risollevarsi, il governo non può fare della fertilità una priorità assoluta: agevolazioni fiscali per i bambini e sussidi per le famiglie numerose sono diminuiti a causa delle politiche di austerity imposte alla Grecia che ormai ha il budget più basso dell’Unione europea per prestazioni familiari e figlio. Con il calo dei bambini anche l’economia ne risente: molte scuole materne ed elementari hanno chiuso i battenti e il numero di iscritti agli asili nido è crollato.

C’è addirittura chi finge di vedere il lato positivo di questa faccenda “Fino a quando la Grecia ha un alto tasso di disoccupazione, può essere buona fortuna che non c’è un baby boom”, ha detto Byron Kotzamanis, professore di demografia all’Università della Tessaglia.

Di parere diverso Karellas, funzionario pubblico: “Se non risolveremo questo problema, in 20 anni saremo un paese di vecchi”. “E’un disastro”. Un disastro che i mega esperti di economia e geopolitica della Troika avrebbero dovuto prevedere ed evitare. Del resto che questa sarebbe stata la conseguenza lo si sapeva da sempre dato che qualcosa di simile era già accaduta in Germania negli anni Settanta. Invece, stranamente, gli stessi che sono sopravvissuti a quella crisi non hanno fatto niente per evitare che accadesse di nuovo in altri paesi europei. Anzi.

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