DALLA GRAMMATICA ITALIANA

grammatica

“Sapere e saper fare con le parole” di  Elena Daina e Teresa Properzi, Garzanti, MIlano, 2006

“Il pronome di 1° persona singolare “io”

viene talora sostituito dal plurale noi anche quando il soggetto della proposizione è singolare;

ciò si verifica:
– nei discorsi ufficiali di persone che rivestono alte cariche dello Stato o della Chiesa.

Questo particolare costrutto deriva dalla lingua latina e viene definito

“plurale maiestatis”(plurale di maestà):

(Noi) rivolgiamo un accorato appello a tutti i cittadini.
– nei casi in cui si vuole attenuare un’affermazione o conferirle un tono ironico.

Questo costrutto viene detto “plurale di modestia”:
(Noi) vorremmo che tutti voi rifletteste ancora su questa proposta.
– negli articoli giornalistici, nelle interviste televisive e nelle lettere commerciali     allo scopo di spersonalizzare il discorso:
(Noi) affronteremo l’argomento nella prossima puntata.
(Noi) rivolgiamo alla vostra cortese attenzione la seguente domanda.

I pronomi “tu”, “voi”, “lei”, “loro”, “Ella”,

definiti pronomi allocativi (dal latino “adloquor”, parlare a),

sono impiegati per rivolgersi ad un interlocutore.

L’uso di ciascuna di queste forme, che non è stato costante nel tempo,

dipende sia dal tipo di legame che intercorre tra i parlanti, sia dalla situazione comunicativa.
Oggi, nei rapporti informali si usa “tu”

per rivolgersi ad un interlocutore con cui si ha familiarità e confidenza;

“voi”, fare riferimento a due o più estinatari.
Nei rapporti formali si usa “lei”,

per rivolgersi ad una persona di sesso maschile o femminile;

“voi”, negli scritti di carattere commerciale indirizzati ad un ufficio o una ditta;

“loro”, in riferimento a più persone.
Nei discorsi molto formali e di carattere pubblico si usa “Ella”,

per rivolgersi a una persona di sesso maschi per le o femminile.

 

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