Cultura: ahi quanto mi costi

Non si fa che riempirsi la bocca continuando a ripetere che “la cultura rende liberi”, “studiare è fondamentale per la formazione di un pensiero indipendente oltre che per la professione”, “la lettura è cibo per la mente”. Stando a quella che è l’esperienza di una studentessa con poche possibilità economiche, tutte le affermazioni di cui sopra altro non sono che belle parole e, tra l’altro, nemmeno tanto originali. Sì, perché in Italia studiare è un lusso per pochi, il diritto allo studio è negato ai volenterosi solo perché “pezzenti” e anche comprare un libro in cui rifugiarsi per evadere dalla cruda realtà è ormai un’utopia.

Quello che molti non sanno o fanno finta di non sapere è che i ragazzi desiderosi di proseguire negli studi nel Bel Paese non sono ben visti o, quanto meno, non sono certo agevolati nel percorso da loro scelto. Quel che accade in tutti gli atenei italiani, per cui i più fanno orecchie da mercante, è che aver conseguito una laurea magistrale “condanna” il malcapitato studente che decide di ampliare il proprio orizzonte iscrivendosi nuovamente all’università al pagamento del massimo ammontare delle tasse universitarie per tutta la durata del proprio percorso di studi. In soldoni questo significa che, pur provenendo da un nucleo familiare monoreddito e tra l’altro anche piuttosto sgangherato, il disgraziato che decidesse di proseguire i propri studi sarebbe costretto a corrispondere una cifra esorbitante per le proprie tasche (quella versata dai figli dei grandi professionisti), non conforme alla propria fascia di reddito solo perché in possesso di una laurea magistrale.

Si potrebbe contestare che gli studi universitari non fanno parte del “ciclo” della scuola dell’obbligo e che quindi una problematica del genere non può essere considerata alla stregua del diritto allo studio negato a un adolescente che non può comprare libri di testo, cancelleria e quant’altro. Tutto lecito, se non fosse che poi i datori di lavoro pretendono curricula spettacolari, con quanti più titoli accademici e competenze possibili per poi sottopagare anche il professionista più qualificato e acculturato.

Come se non bastasse, anche l’acquisto di un buon libro di narrativa o un classico della letteratura italiana e internazionale è appannaggio dei possessori del portafoglio di Zio Paperone. Passeggiando per gli scaffali della Feltrinelli o della Mondadori non si può che notare prezzi di copertina abbastanza esosi. Ci si ferma davanti a un titolo interessante, si legge la trama, si sfoglia qualche pagina, si scopre il prezzo ed ecco che il libro ritorna magicamente al suo posto a far compagnia alla polvere. La frustrazione di non poter comprare un libro che scatena una sana curiosità è un sentimento che non auspichiamo a nessuno. E’ come se qualcuno staccasse la corrente proprio nel vivo di una scena chiave di un film o, molto più semplicemente, significa negare a una persona di perdersi nei meandri della propria fantasia. E c’è poco da stupirsi se gli adolescenti di oggi non leggono più e non sono nemmeno lontanamente interessati alla lettura, dal momento che i pochi spiccioli che mettono da parte nemmeno basterebbero a comprare “Delitto e Castigo” o “I Promessi Sposi”; meglio un big Mac o una pizza, così che se uno non può cibare la propria mente, almeno si riempie la pancia!

Siamo davanti alla morte della cultura e del sapere: la scuola è stata spogliata delle sue vesti, del suo ruolo, i libri di narrativa esistono solo per far arricchire gli editori e iscriversi e terminare l’università è un percorso più impervio di quello che si potrebbe fare in una Jungla! Il risultato è quello di avere delle nuove generazioni apatiche, attaccate solo ai social e la cui massima ambizione è quella di diventare blogger, modelle, attori.

Se l’ignoranza avesse un volto, probabilmente sarebbe quello dell’Italia.

 

Antonella Policastrese
Antonella Policastresehttp://blogdiantonella.altervista.org
1995-1999 Redattrice della redazione giornalistica, con contratto di collaborazione libero-professionale presso “Radio Tele International” (R.T.I S.a.s) di Crotone. 1997-1998 Docente di Storia del Giornalismo nei corsi di formazione istituiti dalla Regione Calabria e svolti dall’Associazione “San Filippo Neri” O.n.l.u.s di Crotone. 1985-2000 Collaboratrice, con contratti di prestazione d’opera, presso le seguenti testate giornalistiche: “Calabria” mensile del Consiglio regionale della Calabria “Il Crotonese” trisettimanale di informazione della provincia di Crotone “Gazzetta del Sud” quotidiano di informazione della Calabria “Il Quotidiano” quotidiano di informazione regionale della Calabria. Apprezzate e recenzite inchieste giornalistiche televisive e a mezzo stampa per le testate per le quali ha collaborato e collabora. Suoi articoli e dossier sono stati riportati e menzionati da quotidiani e periodici di tiratura nazionale, quali Il Giorno, Stop, Raitre Regione e molti altri. Autrice inoltre di novelle e racconti. Articoli

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1 Comment

  1. L’educazione “di Stato” e’ diventato uno schifoso business il cui unico scopo e’ quello di massimizzare il profitto monetario. Tutta l’educazione pubblica andrebbe bruciata, con enorme risparmio di tempo e denaro per le famiglie degli studenti.

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