Nel mentre stavo scrivendo il capitolo 11 (incentrato sull’attacco americano all’Iraq del 2003 e la guerra asimmetrica) del mio nuovo libro, dedicato alla Storia della guerra nel XX secolo (Oaks Editrice, Milano), di prossima pubblicazione, mi sono imbattuto in una frase del generale dei Marines James Mattis, ex-segretario alla Difesa dell’amministrazione Trump. L’avevo già letta da qualche parte, ma me l’ero dimenticata. La frase suona così:
Be polite, be professional, but have a plan to kill everybody you meet“.
       Questo è quanto egli insegnava ai suoi Marines, ma devo dire che, come principio, non è male in assoluto. Non è aggressivo, non è offensivo, semmai è rigorosamente difensivo. Non nega la possibilità di istituire legami di vario genere con il prossimo, ma sottolinea l’estrema importanza, nel mondo contemporaneo, di stare in guardia, di essere pronti a difendere se stessi e i propri spazi, in forma auspicabilmente risolutiva.
       Mi sono appuntato la frase, se non altro perché detesto il “buonismo” e amo invece il realismo politico/militare.
       Considerato un intellettuale, proprietario e avido lettore di una biblioteca di studi militari composta da parecchie migliaia di libri, “Mad Dog” Mattis ha ai miei occhi un altro grande merito: considera le presentazioni in “Power Point” (di cui molti ambienti, non solo quello militare, vanno pazzi) una colossale stupidata, superficiale e scioccamente prona alle esigenze della cultura visiva, che non consente – in quanto tale – di approfondire niente e di capire meno. So che piace a molti, in molti ambienti, e la cosa non mi sorprende, visto il livello complessivo…

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