Chernobyl 30 anni dopo…di Mirella Orsi

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Il 26 aprile del 1986 durante un test di “sicurezza”, il reattore numero 4 della centrale nucleare V.I Lenin a 3 km dalla città di Pryp’jat’ e 18 km da quella di Chernobyl, esplode. Vennero poi appurate gravi violazioni delle più banali norme di sicurezza, quel test definito di “sicurezza” era stato condotto non rispettando il protocollo ne  le più comuni regole del buon senso. Dunque un errore umano. Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore e ricoprendo vaste aree intorno alla centrale, questo rese necessario l’evacuazione di circa 336.000 persone. La nube raggiunse l’Europa Orientale perfino parti della costa del Nord America. Malgrado la gravità della situazione l’evacuazione venne ordinata solo 2 giorni dopo l’esplosione. I ritardi ingiustificabili, uniti al tentativo continui di celare informazione sull’entità del disastro ha portato e porta con se una scia infinita di polemiche.  In seguito all’incidente, fu istituita la Zona Di alienazione, che comprende approssimativamente tutta l’aria nel raggio di 30 km dal sito dell’ex-centrale nucleare, dove è vietata qualsiasi attività civile o commerciale, è anche la semplice residenza è legalmente proibita.  L’unica eccezione ufficialmente riconosciuta è il funzionamento dell’impianto nucleare e la presenza di installazioni scientifiche per lo studio della sicurezza nucleare.

Chernobyl, fu il primo incidente nucleare ad essere stato classificato come livello 7, il massimo livello della scala INES degli incidenti nucleari. Sono passati 30 anni da allora, le perdite in vite umane e i danni di tale disastro per quanto evidenti, non riescono ad essere quantizzati con precisione. La disputa sulle cifre è ancora in atto. Un rapporto del Chernobyl Forum redatto da agenzie dell’ONU (OMS, UNSCEAR, IAEA e altre), conta 65 morti accertati e più di 4000 casi di tumore della tiroide fra quelli che avevano fra 0 e 18 anni al tempo del disastro.  Greenpeace, che presenta una stima di fino a 6 000 000 di decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni, contando tutti i tipi di tumori riconducibili al disastro secondo il modello specifico adottato nell’analisi. 

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Mirella Orsi
Mirella Orsihttps://sciencewire.wordpress.com/
Freelance science journalist and a science communicator. I work in all aspects of the popularization of science, from writing to science exhibitions. I have a huge passion about science and I strongly believe that the communication is an important part of the scientific development. My main field is chemistry; however, my portfolio covers all branches of science.I am a member of the Association of the British writers (ABSW). My skills include understanding of and adherence to data privacy, copyright and the interpretation of formulas and technical chart. Someone said " Science is not finished until it is communicated " and it's definitely true. In fact, every great idea or discovery needs to be shared to have a real value. Therefore, one of my goals is to spread an accurate science knowledge, but always in a way easy to understand for a non- expert audience. Articoli

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