La regola è primordiale: lavorare per vivere, per vivere (nel senso più stretto della parola) bisogna mangiare, per comprare da mangiare servono soldi e se vuoi i soldi devi lavorare. Questa è il principio base per cui lavoriamo. Prima c’era il baratto considerato la prima forma storica di scambio di beni: ad esempio il lavoratore arava il campo e in compenso il padrone del terreno dava al contadino generi alimentari con cui sfamare se stesso e la famiglia, poi la storia cambiò e subentrò “il vil denaro”: allo stesso modo il contadino arava il campo, il padrone pagava con sonante moneta e il lavoratore con quei soldi poteva comprare il suo cibo dove voleva. Questa sistema basilare vale per ognuno, a patto che il lavoro ci sia per tutti…Questo è il fatto per cui molti garfagnini emigravano verso paesi più ricchi e con maggiori possibilità di lavoro, generalmente è il solito motivo per cui anche oggi molti immigrati raggiungono le coste italiche. D’altronde i dati forniti dal “Rapporto sull’economia dell’immigrazione” a cura della Fondazione Moressa parlano chiaro: gli extracomunitari regolari che lavorano svolgono una mansione di media e bassa qualifica, il 74% dei collaboratori domestici è infatti straniero, così come il 56% delle badanti e il 51% dei venditori ambulanti e ancora il 39,8% dei pescatori, pastori e boscaioli e d’origine immigrata, così come il 30% dei manovali edili e braccianti agricoli. Ad oltre un secolo di distanza è interessante fare un parallelo con gli emigrati garfagnini di un tempo e vedere le differenze sui lavori svolti dagli attuali immigrati in Italia, vedremo poi che in questo senso le difformità non sono poi molte.

Figurinaio

Per gli uomini della Valle del Serchio il mestiere qualificato più praticato era quello del figurinaio. Siamo intorno al 1870, anno in cui fu svolta un’inchiesta industriale tra i lavori e i commerci degli italiani all’estero e appunto risultava al primo posto l’arte del figurinaio. A Parigi ad esempio ne esistevano una dozzina, con il tempo questi affinarono la loro arte diventando creatori di modelli, altri duecento circa erano operai figurinisti. A New York la cosa cambiava e vedeva la colonia garfagnina fatta prevalentemente da operai, furono circa undicimila che a a scalare diventeranno  agricoltori, muratori, scalpellini, marinai, pescatori, garzoni, cuochi, confettieri, figurinai in gesso, suonatori di organetto e commercianti. Una menzione particolare fra tutti questi lavoratori va ad Attilio Piccirilli, diciamo subito che con la nostra valle non ha niente a che fare, ma la vicenda va sottolineata perchè è poco conosciuta. I Piccirilli venivano da Carrara, dapprima erano impiegati nelle cave delle Apuane come cavatori, ma una volta emigrati in America si dedicarono alla scultura ornamentale.

La statua di Lincoln al Lincoln Memorial Washington

Il loro studio era a New York, nel Bronx, nel 1901 parteciparono ad un concorso con quaranta concorrenti dove si aggiudicarono il primo posto per scolpire la maestosa statua di Lincoln in quello che oggi è appunto il Lincoln Memorial a Washington. Una volta che fu realizzata l’opera arrivò la delusione più grande, il pregiudizio anti italiano colpì la commissione che aveva delegato i lavori, il nome dei Piccirilli non comparirà mai sul piedistallo della statua, ma verrà apposto solo quello del suo ideatore Chester French. D’altra parte era dura la vita dell’Italiano emigrato, nel 1889 il console italiano Giampaolo Riva di New York diceva: Al loro primo por piede sovra questo suolo americano; ignari della lingua e degli usi, privi di appoggio e di direzione, creduli e fidenti in questa terra da loro vagheggiata come la fine di ogni miseria, come la soglia dorata di ogni prosperità, essi cadono in potere di bassi speculatori che li ingannano…”. Chi riusciva a scampare al raggiro lo aspettavano comunque i lavori più duri. Dalla Garfagnana molti si adoperarono come sterratori, boscaioli, carbonai, minatori e tantissimi erano i contadini impegnati in lavori faticosissimi è il caso di Enrico Fiori che segui una colonia di abitanti di Piazza al Serchio e Giuncugnano, diretta negli anni ’20 del ‘900 in Australia, nello stato del Queensland a lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero.

Tagliatori di canne di zucchero in Australia

Stessa sorte toccò ad Angelo Fenili, lui andò a lavorare alla costruzione delle linee ferroviarie brasiliane nell’impresa dei fratelli Baccili originari di Vagli. Non furono comunque solo operai i garfagnini, molti si dedicarono anche al commercio. Nell’aprile del 1900 “La Domenica del Corriere” dedicò ampio spazio alla comunità italiana emigrata a Londra che risiedeva nel quartiere “italiano” di Saffon Hill, chiamato in modo spregiativo dagli inglesi “l’Abissinia“, oltre a descrivere lo stato di degrado del quartiere il giornale diceva che oltre 2500 venditori ambulanti partivano di li ogni mattina per vendere la loro merce in centro città, molti di questi erano per appunto emigrati dalla Valle del Serchio che vendevano le castagne arrosto o i gelati. Da un rapporto della polizia di Coventry al viceconsole italiano si parla di un certo Giannotti di Castiglione Garfagnana, trovato morto d’infarto in giovane età nella sua casa inglese dove abitava da solo, oltre al povero cadavere gli inquirenti rinvennero anche il testamento, dove oltre a “due para” di mutande ed a un orologio in argento lasciava ai suoi cari, residenti nella lontanissima Garfagnana, anche un carretto per la vendita del gelato, uno sbatti uova e un mescolatore…tutto frutto del suo lavoro. Ci sono stati anche coloro che furono più fortunati, da semplici commercianti con il tempo passarono ad essere dei veri e propri industriali.

Il “forno” Gonnella a Chicago

Questo infatti è quello che successe alla ditta alimentare Gonnella. Alessandro Gonnella arrivò a Chicago nel 1886 e li riprese l’attività che aveva abbandonato a Barga, infatti riapri in città un piccolo forno in cui lavorava da solo. L’azienda cominciò a svilupparsi quando gli venne la brillante idea di consegnare il pane a domicilio. Agli inizi del ‘900 gli vennero in aiuto i fratelli della moglie e nel 1915 fu costruita in Erie Street, quella che ancora oggi è la sede principale del gruppo industriale. Attualmente è fra le migliori cento panetterie americane.
Destini e storie che s’intrecciano con il passare dei secoli, oggi sui giornali sembra leggere le solite cose scritte su questo articolo: lavori duri, umili, pesanti, talvolta si sente parlare di migranti raggirati o truffati…insomma le storie purtroppo non cambiano, ma i protagonisti si…

 

 

 


Bibliografia

  • Rapporto annuale sull’economia e l’immigrazione 2017 Fondazione Leone Moressa
  • “Storie di ieri, storie di oggi, di donne di Uomini. Migranti” Fondazione Paolo Cresci
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Paolo Marzi
Mi chiamo Paolo Marzi sono nato a Barga il 2 settembre del 1971, sono sposato ho due belle figlie e vivo da sempre in Mologno, un piccolissimo paese nel comune di Barga nella Valle del Serchio. Il mio paese è una “terra di confine” solamente un chilometro (nemmeno) e un ponte (il ponte di Gallicano) mi divide dalla Garfagnana (così come geografia dice) Oltre al mio paese sono legato molto a Gallicano, il luogo dove è nata la mia mamma e dove ho vissuto la mia bella infanzia. Non ho diplomi ne tanto meno lauree,ho solo la grande passione per lo scrivere e per la Storia, in particolare della Nostra Storia, la storia della nostra valle, della nostra Garfagnana.Questa passione mi porta a fare continue ricerche,verifiche,visite,viaggi e foto. Tutto questo materiale ho cercato di raccoglierlo in questo blog,nella speranza che possa diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono informarsi su tutto quello che era il nostro passato. Partecipo poi con il comune di Gallicano nell’organizzazione di eventi storico-culturali (l’ultimo in ordine di tempo “La Grande Guerra, storia e memoria del fronte alpino”). Faccio poi parte dell’istituto storico lucchese e collaboro con i miei articoli su “Il Giornale di Castelnuovo Garfagnana” e sulla testata on line “Lo Schermo”,inoltre ho contribuito con testi e foto alla bellissima opera “I luoghi del cuore”(un componimento fotografico e scritto sui luoghi più suggestivi di Lucca e la lucchesia), pubblicazione a dispense sul quotidiano “Il Tirreno”,in più sono uno dei vicepresidenti dell’Associazione culturale gallicanese “L’Aringo”, che ci ha visti uscire nel 2015 con una nuova pubblicazione trimestrale.Questo nuovo giornale si chiama anch’esso “L’Aringo” e si occuperà di storia, tradizioni e cultura e sarà il primo giornale ufficiale nel comune di Gallicano e mi vedrà oltre che “giornalista” anche nel comitato di redazione,mi occuperò della sezione storica.Da aggiungere che le mie ricerche storiche effettuate sul canale irrigatorio Francesco V di Gallicano, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, rivolte alla Sopraintendenza della Belle Arti, hanno contribuito al finanziamento per restaurare la bellissima opera dell’architetto Nottolini. @ Articoli

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