Che senso ha incaricare numerosi esperti e ricercatori di effettuare una ricerca su un argomento e poi, dopo averne ricevuto i risultati, non pubblicarli? È quanto è avvenuto a Greenpeace Francia, che ha incaricato sette esperti (tre francesi, una tedesca, due britannici e un americano) di analizzare gli impianti per la produzione di energia nucleare in Francia e Belgio e di “identificare le falle nelle procedure e nei sistemi, lanciando un allarme ai poteri pubblici e a Edf” (l’azienda pubblica che gestisce le 19 centrali nucleari presenti in Francia).

Ma appena ricevuti i risultati delle ricerche, ci si è resi subito conto che diffonderle integralmente sarebbe stato troppo rischioso: le lacune nella sicurezza e le pecche nei sistemi di protezione delle centrali nucleari, se diffuse apertamente, avrebbero potuto essere uno strumento nelle mani sbagliate per compiere attentati dalle conseguenze disastrose. “Il nostro obiettivo è lanciare un grido d’allarme, non fornire idee a potenziali malintenzionati”, ha detto il responsabile campagna nucleare dell’associazione, Yannick Rousselet.

Per questo motivo l’associazione ambientalista ha pubblicato solo una sintesi (sono state rese pubbliche solo 5 pagine) e ha redatto solamente sette copie integrali del documento che come ha confermato il direttore generale dell’organizzazione non governativa, Jean-François Julliard, sono state consegnate ad altrettanti dirigenti di alcune istituzioni direttamente coinvolte nella supervisione del parco atomico francese (l’Autorità per la sicurezza nucleare (Asn), l’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare (Irsn) e il Comando speciale militare per la sicurezza nucleare, Cossen).

Gli attivisti di Greenpeace Francia hanno sottolineato che esiste “un deficit storico in materia di protezione delle infrastrutture”, dal momento che i sistemi “sono stati concepiti in un’epoca in cui i rischi erano sensibilmente diversi rispetto ad oggi”. A destare preoccupazioni non sono i reattori (generalmente protetti in modo adeguato) ma le piscine di raffreddamento. “Si tratta di strutture che contengono la maggior parte degli elementi radioattivi di ciascuna centrale”. Il combustibile che può essere stoccato all’interno di questi siti varia molto ma, molte volte è in quantità diverse volte quella presente nel reattore nucleare in esercizio. Un attacco terroristico a questi siti potrebbe avere conseguenze disastrose.

Ma gli attivisti non si sono limitati a lanciare l’allarme: questa mattina alcuni di loro sono entrati nella zona recintata della centrale nucleare francese di Cattenon (a cinquanta chilometri da Metz) e hanno avuto tutto il tempo necessario a scagliare alcuni fuochi d’artificio sulla vasca di raffreddamento prima di essere fermati. Una dimostrazione pratica che quanto riportato nel rapporto dagli esperti esterni commissionati è molto più che un rischio: è un pericolo reale. Le centrali nucleari francesi sono vulnerabili a possibili attacchi terroristici.

“Le centrali sono tanto vulnerabili che a Cattelon siamo riusciti a entrare”, ha detto Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, “è per questo che si è deciso di non pubblicare interamente le conclusioni del rapporto commissionato da Greenpeace Francia a un gruppo di esperti di sicurezza nucleare e terrorismo”. “Nel rapporto” ha aggiunto Onufrio “si affronta l’analisi di rischio in generale e poi nel dettaglio si parla di alcune centrali. I dati forniti non sono riservati, ma le analisi degli esperti in base a quelle informazioni potrebbero persino tornare utili a malintenzionati. E non è certo questa la nostra intenzione”.

A questo si aggiunge che come più volte ripetuto si tratta di strutture vecchie e che necessiterebbero di interventi radicali: “C’è un problema che riguarda le strutture perché alcune risalgono a 20, 30 e 40 anni fa, quando i rischi erano diversi rispetto a quelli di oggi e la minaccia terroristica non era certo una priorità. All’epoca l’unico rischio preso in considerazione era quello di un eventuale incidente”.

Ma gli esperti non si sono limitati a valutare i rischio: hanno anche calcolato i costi necessari epr mettere in sicurezza (per quanto possibile) le 62 riserve e le strutture intorno ai 58 reattori attivi in Francia. Per farlo sarebbero necessari tra 140 e 222 miliardi di euro.

C.Alessandro Mauceri

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Centrali nucleari in Francia was last modified: ottobre 12th, 2017 by C. Alessandro Mauceri

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