All’indomani del referendum della Catalogna tutti stanno a chiedersi: “ed ora cosa succederà?” Dopo la violenza esercitata da Madrid sui Catalani per impedire il voto, la prossima mossa quale sarà? Mandare i carri armati. Diciamo subito che, dopo quanto successo, Rajoy avrebbe dovuto dimettersi ed invece continua a rimanere ben saldo sulla sua poltrona, perché evidentemente fa comodo così all’Europa dei burocrati che capisce soltanto il linguaggio della finanza, infischiandosene di quali siano le reali aspirazioni di un popolo. E seppur si parli spesso dell’Europa dei popoli, tutti a demonizzare la parola populismo, come se si trattasse di una bestemmia e di conseguenza da evitare come la peste. Nessuno lo dice, ma L’Europa ha fallito nel momento in cui ha aperto le porte dell’Unione ad  un’immigrazione selvaggia. La finanza la sostiene poiché serve manodopera a basso costo per produrre di più a minor prezzo. Nel momento in cui si propone un fritto misto, con la scusa della multiculturalità, ci si sente a rischio, in quanto c’è chi  avverte la percezione  di dover  rinunciare alla propria identità, ai propri valori ,alle proprie tradizioni a favore di chi arriva in Europa e chiede moschee e vuol mantenere intatte le propri costumi pretendendone la superiorità, vestendo il burqa e asservendo le donne, cedute per pochi soldi o qualche cammello. Sarebbe questa la nuova cultura d’importazione,  che sta minando alla base il sentire di un Occidente che pensava di aver risolto i problemi e che con la crisi si è ritrovato in un cul de sac, sempre più schiavo delle banche e della finanza?! Ciò che è successo in Catalogna una cosa la ripropone in tutta la sua crudezza e drammaticità: i popoli vogliono continuare ad esistere, chiedono di essere ascoltati e i bisogni non si possono negare per sopperire economicamente a chi arriva in massa da noi. Non è egoismo o gelosia nel difendere la propria ricchezza, ma conti alla mano stiamo perdendo ogni giorno che passa la nostra dignità di uomini e donne, trattate come un vecchio calzino non più riciclabile e che va buttato nell’immondizia. In questi anni abbiamo perso solo diritti. Non ci si crede più alle cifre strombazzate da statistiche anabolizzate. In Italia ci dicono che l’occupazione è aumentata, ma a parte lavori a termine ,basterebbe fare un giro a Locri, dove 300 persone di un call center stanno perdendo il posto, per non parlare di una fabbrica  a Volpiano, venduta ad un nuovo acquirente  che come al  solito licenzia e va altrove. Cosa si è fatto in questi anni per impedire situazioni di questo tipo? Si era troppo impegnati a risolvere il problema della banche e in Parlamento e in Europa non si poteva di certo pensare a leggi che bloccassero la delocalizzazione o impedissero a chi compra di andare altrove imponendo  la permanenza di almeno 10 anni nel territorio in cui si acquista. No l’Europa non è stata in grado di capire che in questi anni abbiamo perso la possibilità di curarci, perché i conti dovevano quadrare e “abolire gli sprechi” è  il mantra da recitare. Ed in tutto questo ospedali sono stati chiusi mentre i conti non solo non sono stati pareggiati, ma dove c’era un nosocomio è stata tolta la possibilità di accedere a cure essenziali per via di attività ridotte al lumicino. E mentre annaspavamo tra una povertà sempre più crescente ci siamo ritrovati con flussi migratori sempre più imponenti, grazie ad una Cina che in Africa è diventata padrona di tutto. Ma queste cose non si possono dire, dobbiamo tacere e in nome dell’accoglienza diventare i nuovi sudditi di un impero che non guarda in faccia i bisogni di nessuno. Da anni andiamo predicando che qualcosa non torna e se i migranti chiedono lavoro e casa ci si chiede dove mandare i nostri disoccupati cronici o chi perde il posto di lavoro. In pratica nascono i nuovi invisibili senza stato e senza terra, senza diritti e con una giustizia negata mentre i territori diventano appannaggio di chi vorrebbe avere diritti ma l’unica cosa  che trova nel lavorare è il nuovo caporalato, che in Occidente è sempre più vivo e vegeto. La situazione catalana pone numerose domande che a nostro avviso rimarranno inevase. Si tratta adesso di normalizzare la situazione anche con i carri armati se necessario. Intanto è così che muoiono le democrazie e si rottamano i popoli.

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Antonella Policastrese
1995-1999 Redattrice della redazione giornalistica, con contratto di collaborazione libero-professionale presso “Radio Tele International” (R.T.I S.a.s) di Crotone. 1997-1998 Docente di Storia del Giornalismo nei corsi di formazione istituiti dalla Regione Calabria e svolti dall’Associazione “San Filippo Neri” O.n.l.u.s di Crotone. 1985-2000 Collaboratrice, con contratti di prestazione d’opera, presso le seguenti testate giornalistiche: “Calabria” mensile del Consiglio regionale della Calabria “Il Crotonese” trisettimanale di informazione della provincia di Crotone “Gazzetta del Sud” quotidiano di informazione della Calabria “Il Quotidiano” quotidiano di informazione regionale della Calabria. Apprezzate e recenzite inchieste giornalistiche televisive e a mezzo stampa per le testate per le quali ha collaborato e collabora. Suoi articoli e dossier sono stati riportati e menzionati da quotidiani e periodici di tiratura nazionale, quali Il Giorno, Stop, Raitre Regione e molti altri. Autrice inoltre di novelle e racconti. Articoli

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