Cassandra Crossing/ Siate i follower di voi stessi

Dove vanno a finire i palloncini, quando escono dalle dita dei bambini?

I 24 lettori di Cassandra (od almeno i superstiti) sono avvezzi alle periodiche crisi “esistenziali” della loro profetessa preferita; non faticheranno quindi a riconoscere qui uno di quei momenti.

La sopravvivenza dei bit, enunciata in varie forma dall’intimistico al globale, è stata oggetto di una numerosa serie di esternazioni passate di Cassandra, ad esempio qui e qui.

Scorrendole, si può notare che fino ad oggi Cassandra ha trattato la sopravvivenza delle informazioni da vari punti di vista: culturale, storico, tecnologico; mai dal punto di vista della vita quotidiana.

Certo, le considerazioni che seguiranno sono ovvie, ma non sono banali; probabilmente non sono né ovvie né banali per molte persone nate in mezzo al digitale, od approdate ad esso in maniera acritica.
In ambedue i casi si tratta di persone che non possiedono, per vari motivi, risorse concettuali per inquadrare i loro stessi comportamenti in Rete e le relative conseguenze.

Cassandra mantiene la speranza che le suddette persone (che non ha assolutamente intenzione di offendere) non siano ricomprese interamente nella classe di persone che di certi problemi se ne strabattono, quindi vi ruberà qualche minuto esternando a riguardo.

Vi capita mai di chiedervi cosa succederà domani di quello che scrivete oggi?

E tra un anno? Tra dieci? Quando non ci sarete più?

E se, come sospetto, quello che scrivete viaggia ormai soltanto su supporti immateriali, vi chiedete mail cosa succederà dei bit che codificano i vostri pensieri congelati?

E’ un problema con cui gli scrittori di ogni epoca, anche non informatica, hanno dovuto confrontarsi.

Ed oggi, quando chiunque usi la Rete, anche solo per i social, è diventato potenzialmente uno “scrittore” le cui “opere” potrebbero potenzialmente durare in eterno come i bit che le costituiscono, non è forse giunto il momento di pre-occuparsene?

Cassandra pensa di si.

Si è resa conto di quanto anche solo un post od una chat possa essere importante e quindi meritevole di conservazione; sia per questo che per una forma di autodisciplina, ha cominciato sistematicamente a correggere i propri errori di battitura (e qualche rara volta di grammatica) che vengono ahimè spesso tollerati quando di chat o simili si tratta.

La ragione, quasi banale, è il non voler seminare bit “brutti” o peggio errati, anche in posti così poco “durevoli” come una chat od un social.

Continuando a fare insomma quello che la signorina Pia alle elementari pretendeva; che qualsiasi cosa vergata su un foglio, anche una brutta copia, fosse corretta anche a costo, appunto, di correggere qualcosa di apparentemente inutile.

Lo si potrebbe vedere come una di quelle auto-discipline, come la calligrafia dei giapponesi, di cui persino la sottocultura hacker-nerd sente molto la mancanza.

Ma correggere gli errori di battitura in una chat è solo il primo passo in una direzione giusta.
Si, perché viene subito alla mente (almeno a Cassandra) che cosa succederà delle parole appena scritte.
Ed è immediatamente evidente che le parole, i pensieri delle chat durano quanto le parole pronunciate al vento.
Se la mente di qualche ascoltatore non le fissa, spariscono nell’entropia dell’infosfera “come lacrime nella pioggia”.

Allora cosa fare per le parole riversate in Rete, oltre che cercare di far durare i bit che le compongono?

Facile, evitare di riversarle dove la caducità è la regola.

E sopratutto, evitare di riversarle là dove non solo spariranno per la gente, ma resteranno solo per chi le riverserà nei propri tossici database, dove saranno utilizzate per la sorveglianza, per allevare AI dalla dubbia etica, o semplicemente per accrescere il proprio potere economico.

Una ricetta semplice: scrivere meno in chat e social, e più in maillist, forum ed articoli.

E se qualcosa di particolarmente meritevole è uscito dalle nostre dita, salvarlo anche in posti come Archive.org.

Se poi fosse del (buon) codice, la più pura espressione del pensiero, salvatelo nel GitHub Arctic Code Vault, se riuscite ad arrivarci. Se è veramente buon codice, forse qualcuno lo farà per voi

Ma intanto non buttate al vento delle chat e dei social tutte le vostre parole.

Custoditele, preservatele. Siate i follower di voi stessi.

Marco Calamari
Marco Calamarihttp://www.cassandracrossing.org
Cassandra ha iniziato a pubblicare videocommenti; anteprime di articoli in preparazione, commenti a quelli gia' pubblicati od al "fatto del giorno", persino storielle del mondo piccolo di Cassandra. Qualita' video molto bassa, niente green screen od animazioni, location dove capita, e cosi' via; speriamo che il loro contenuto giustifichi i minuti spesi per ascoltarli. Marco Calamari: ingegnere, classe 1955, talvolta noto come "Cassandra", a 18 anni dovette decidere se comprarsi una macchina usata od un pc. Scelse il pc e da allora non si e' ancora completamente ripreso. Lavora come archeologo di software legacy in una grande multinazionale, ma e' appassionato di privacy e crittografia in Rete, dove collabora a progetti di software libero come Freenet, Mixmaster, Mixminion, Tor & GlobaLaks. E' il fondatore del Progetto Winston Smith e tra i fondatori dell'associazione Hermes Centro Studi Trasparenza e Diritti Umani Digitali. Dal 2002 organizza il convegno "e-privacy" dedicato alla privacy in Rete e fuori, ed e' editorialista di "Punto Informatico" e "ZeusNews, dove pubblica la rubrica settimanale "Cassandra Crossing". Scrivere a Cassandra - @calamarim Le profezie di Cassandra: @XingCassandra Videorubrica "Quattro chiacchiere con Cassandra" Lo Slog (Static Blog) di Cassandra L'archivio di Cassandra: scuola, formazione e pensiero

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