ATTUALITA’ DE “LE NUVOLE” COMMEDIA DI ARISTOFANE

LE NUVOLE DI ARISTOFANE

Aristofane

Orazio, poeta latino del tempo di Augusto, del quale fu convinto sostenitore, ha scritto due libri di Satire.

SATIRA (satura), genere letterario tipicamente latino (non derivato, quindi, dal greco), con il quale si trattano tutti quegli argomenti, che sono privi di un genere letterario proprio. Il vocabolo, per metafora, dovrebbe derivare da SATURA LANX, il piatto votivo saturo, cioè PIENO, con il quale si offrivano agli dèi le primizie della terra, di genere vario. Quindi la Satira è un genere che tratta temi di varia natura. Quanto al tono, a volte è aggressiva (come per noi), a volte è discorsiva.

Nella quarta satira del primo libro dice: “I poeti Eupoli e Cratino ed Aristofane, autori della commedia (attica) antica, se c’era qualcuno, che s’era messo in mostra in modo criticabile, lo attaccavano con estrema libertà di parola.”. Dei primi due possediamo ben poco, mentre di Aristofane abbiamo undici commedie, che sono rappresentate anche al giorno d’oggi, nei suggestivi teatri greci o romani, all’aperto e nelle dolci serate estive, quando di dormire non si ha proprio voglia, dopo una giornata impegnativa ed estenuante di sole e mare, la doccia e la cena…….
Aristofane non si fa problemi nell’attaccare i personaggi in vista del suo tempo. Siamo nella seconda metà del V secolo a.C., nell’Atene egemonizzata da Pericle (su di lui vedi il post dello scorso anno). E’ iniziata la parabola discendente della democrazia greca, ma persistono alcune caratteristiche importanti, come la facoltà di parlare di tutto e di dire tutto. Ed Aristofane non si fa pregare: se la prende con Euripide, accusandolo di aver distrutto la tragedia; e con Cleone, il demagogo che ha preso il posto di Pericle, dopo che questi è morto. E nella commedia “Le nuvole” pare prendersela con Socrate. Ma, come tenterò di chiarire, non è proprio così, ed una lettura un pochino più attenta di quella di getto ci consente di scavalcare tutti i secoli e di giungere fino a noi, rendendo quanto mai attuale il testo di questo capolavoro teatrale antico.
Siamo nel periodo storico tra la fine delle guerre persiane (479 a.C.) e l’inizio della guerra del Peloponneso (431 a.C.) tra Sparta ed Atene, che uscirà sconfitta, ma sarà rovinosa per entrambi. Atene è diventata il centro del Mediterraneo: non c’è merce, sia pure prodotta nei territori più lontani (oriente asiatico ed occidente estremo della Britannia), che non transiti al Pireo; non c’è pensatore, scultore pittore o architetto, scrittore o poeta, insomma non c’è intellettuale che non soggiorni in Atene. I contatti con l’intero mondo producono un rapido cambiamento nella cultura ateniese; la quantità di ricchezza generale in transito comporta grandi ricchezze personali e benessere in alcuni, ed aspettative sempre più gridate negli altri. Pericle attira ad Atene i danarosi del mondo greco, con una politica di agevolazioni varie, perché vi impiantino attività produttive, creando così lavoro per masse larghe e reclamanti di cittadini, che pretendono la loro parte di benessere. In questo contesto si inserisce in politica estera una conduzione aggressiva ed anche avventurista, per l’acquisizione di risorse e mercati. In un magma così tumultuoso era inevitabile anche un mutamento della cultura condivisa, cioè del modo di vivere in Atene. Tramontano le tradizionali e secolari certezze, che avevano il pregio di essere condivise dal popolo in modo compatto, ed al loro posto convivono tendenze ed impostazioni contrastanti tra loro e non di rado mal digerite. La cultura antica compattava la città, quella moderna la disperdeva in mille rivoli, con conseguente disorientamento generale. Uno dei personaggi più in vista è il filosofo Anassagora di Mileto, sodale e protetto di Pericle. Tra le altre cose egli dice che la luna ed il sole non sono affatto delle divinità, ma costituiti di pietre e sassi, e terra e fuoco. Scandalo! Intorno a questi due corpi celesti, così presenti nella nostra esperienza, si erano costruiti miti e riti, templi e credenze, culti e collegi sacerdotali. Per Anassagora andava tutto cancellato: la Natura, che era stata divinizzata, era dissacrata per mezzo della natura stessa. La flotta stava per partire, ma ecco un’eclisse di sole: panico irrazionale, segno infausto, forse è meglio rimanere in porto! Ma Pericle, istruito da Anassagora, mette il mantello sulla testa del timoniere e gli domanda cosa veda. Nulla, è la risposta. E Pericle: “Nel cielo sta avvenendo la medesima cosa: la luna copre il sole, come il mantello la tua testa!”. Nasce un montone con un solo corno, e del prodigio si discute e se ne ricavano previsioni sul futuro. Ma il filosofo ionico fa uccidere la povera bestia, ne apre la testa e mostra a tutti che la sua particolarità era legata ad una malformazione del cranio. Stupore dei più, e stizza da parte di chi sulla persistenza della cultura antica basava l’ipotesi di potere, i conservatori. Il fatto è che sostituire la vecchia cultura con la nuova non è né facile né tanto meno automatico. Si praticano discipline le più varie, tutte con il minimo denominatore comune della logica: la medicina (Ippocrate), la matematica, la fisica. Ma soprattutto la retorica, strumento principe del vivere in società. L’abilità oratoria nell’argomentare affascina, stupisce, cattura. Ma tutte le discipline tendono a divenire specialistiche, e la gente comune ne coglie solo gli aspetti superficiali, realizzando con queste un rapporto prevalentemente d’uso. Insomma un’infarinatura, ma tanto basta per alimentare un atteggiamento di presunzione, che, come si sa, va a braccetto con l’ignoranza. Allora come oggi…
Ecco, allora, che ne “Le nuvole” il protagonista – Strepsiade – dà una evidente prova della sua superficialità ed ignoranza. In breve: lavorando la terra come un extracomunitario, si è procurato una certa agiatezza. Ambisce allora alla scalata sociale e sposa una donna della nobiltà più antica. Ma quando nasce il figlio, per lui iniziano i guai, a partire dal nome da dare al neonato: lui vorrebbe un nome del tipo di Fidonide (il verbo greco féidomai vuol dire “risparmio”), mentre la moglie un nome che contenga –ippo (il cavallo, roba da nobili), come Filippo, Santippo, Ermippo… Alla fine se ne conia uno, che contiene i due concetti: Fidippide. La creatura cresce, e di fatto pende tutto dalla parte dell’-ippo, esibendo una passione senza freni per cavalli, stallieri, carrozze e quant’altro legato all’ippica. Insomma il povero Strepsiade si ritrova ricoperto di debiti. E non sa come fare per pagare, ed allora pensa di rivolgersi a Socrate, perché gli insegni i trucchi del parlare, al fine di imbrogliare i creditori e non restituire nulla a nessuno.
Si reca allora alla scuola di Socrate, sulla cui porta campeggia un cartello indicativo, che dice “PENSATOIO”. E già questo fa divertire. Bussa e strepita per farsi aprire, e si affaccia irato Cherefonte, discepolo di Socrate: “Che confusione fai, o creatura effimera? Hai fatto abortire un’idea!”. Effimera, cioè che dura un solo giorno, contro le cose eterne del Pensatoio. Abortire, poi, allude a Socrate: era figlio di una ostetrica, la quale aiutava i bambini a venire al mondo, come Socrate faceva nascere le idee. “Raccontami qualche bella pensata della scuola.”. E l’altro: “Socrate ha misurato la distanza che una pulce copre con un salto. Come ha fatto? Semplice: ha squagliato della cera, vi ha immerso i piedini della pulce, poi, quando la cera si fredda, ai piedini della pulce si formano un paio di scarpette alla persiana. Gliele ha sfilate, e con quelle ha misurato la distanza, passetto dopo passetto.”. E poi ancora spiega che Socrate ha stabilito che il sibilo delle zanzare dipende dal loro intestino, che è stretto, ma finisce a forma di …. tromba. Stepsiade vede poi strumenti per la geometria teorica (diremmo alla Euclide) e per l’astronomia (di lì a poco i greci misureranno quasi esattamente il diametro terrestre, e si accorgeranno che il sole è fermo e la terra si muove, 2000 anni prima di Galileo). Ma strumenti e teorie astratte da Strepsiade sono rovinosamente ricondotte sulla terra, con un processo di banalizzazione ed un rapporto d’uso pratico.
Zeus è morto, ed al suo posto ci sono nuove divinità, le Nuvole: il vecchio Zeus era il dio della Giustizia, e la proiezione in alto e per sempre di una concezione netta e definita della Giustizia. Ma le Nuvole cambiano continuamente di forma e di posizione, quindi la giustizia è pensata con la minuscola, dunque tutto tranne che certa. E’ l’epoca in cui tutte le opinioni sono valide, una colossale fesseria tipica dei periodi di confusione e crisi. Come ai tempi nostri.
Insomma il Socrate della commedia non coincide per nulla con quello reale (che Aristofane conosceva molto bene ed apprezzava, essendo un suo frequentatore assiduo). Il Socrate in scena è quello che il pubblico immagina, nella sua banalità ed ignoranza. Ed infatti il bersaglio polemico della commedia è proprio il pubblico, ignorante e superficiale, che affolla la cavea del teatro, e ride, e non si rende conto che il ridicolo è proprio lui, il pubblico. Come spesso con Verdone, specie quando mette in scena i coatti, che fanno ridere, e ridono soprattutto loro, i coatti, che non comprendono, ma intendono la loro rappresentazione come consacrazione, invece è demolizione.
Anche oggi si viene in contatto con scoperte scientifiche ed invenzioni tecnologiche, di cui non si capisce la natura e la sostanza. Ma i nostri contemporanei si illudono di essere competenti, solo perché hanno letto o sentito qualcosina, non più che un’infarinatura. Ma tanto basta per sentirsi autorizzati a proclamare la propria verità (ricordo il mezzo subbuglio nazionale sulle staminali, su cui non mancò il parere incolto di quasi nessuno. E nessuno sapeva cosa fossero le staminali!). E ad altissima voce! Anche Renzi, per la “buona scuola” dice di aver sentito ben 1 milione e 600 mila pareri, per non dare agli esperti il compito di riformare la scuola. Dice, ma non si può verificare. Ed è come se, ammalandosi di tumore, non facesse ricorso agli oncologi, ma alla riunione di condominio! Ma un parere serio è figlio di studio ed esperienza. E di competenza. Se no, è demagogia, surrogato pericoloso della democrazia.

di Fulvio Marino

Fulvio Marino

“Càpita nella vita sia personale che comunitaria di avere la sensazione di aver fatto una corsa troppo veloce, di esere andati troppo avanti, al punto di non percepire più dove ci si trovi. Allora è saggio fermarsi, sedersi, e parlare con se stessi. Ed in questo ci aiutano le voci dei grandi del passato, e qui da noi sono stati veramente grandi e veramente tanti. Si recuperano così le radici del nostro essere, e si riprende slancio, dopo aver meditato un pochino e riflettuto. Ed è questo ciò che intenderei fare, offrire a chi li apprezza spunti di riflessione, angoli di astrazione dal presente, che proprio gratificante non è. Spero di fare cosa gradita.” 

Fulvio Marino

il pifferaio tragico fulvio marino


 

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Fulvio Marino
Fulvio Marino
Ex insegnante appassionato di cultura, specialmente classica, attento alla politica, innamorato della democrazia.“Càpita nella vita sia personale che comunitaria di avere la sensazione di aver fatto una corsa troppo veloce, di esere andati troppo avanti, al punto di non percepire più dove ci si trovi. Allora è saggio fermarsi, sedersi, e parlare con se stessi. Ed in questo ci aiutano le voci dei grandi del passato, e qui da noi sono stati veramente grandi e veramente tanti. Si recuperano così le radici del nostro essere, e si riprende slancio, dopo aver meditato un pochino e riflettuto. Ed è questo ciò che intenderei fare, offrire a chi li apprezza spunti di riflessione, angoli di astrazione dal presente, che proprio gratificante non è. Spero di fare cosa gradita.” Fulvio Marino (autore del libro"Il pifferaio tragico" ) Articoli

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