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Aspetti giuridici della Guerra Civile americana

Alcune precisazioni su aspetti giuridici della Guerra Civile americana

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       Come in tutti i conflitti, le ragioni dei vincitori hanno sempre la meglio su quelle dei vinti. Tuttavia, poiché proprio in questi giorni – sull’onda del gesto criminale di un folle – negli Stati Uniti stanno avendo luogo reazioni inconsulte e tutte tese a criminalizzare il ruolo della Confederazione sudista, deliberatamente schiacciandola su un’immagine infondata e negativa che assolutamente non le è propria, vorrei precisare quanto segue. Se si guarda alla storia americana, non è difficile notare che, in caso di guerra, il potere esecutivo si è sempre mostrato incline a cercare di acquisire tutti i poteri che gli era possibile acquisire, affrancandosi al tempo stesso da qualsiasi forma di restrizione da parte del potere legislativo e giudiziario [cfr. J. MARGULIES, Guantanamo and the abuse of presidential power, New York, Simon & Schuster, 2006, p. 13].
       Nel 1861, ad esempio, il presidente Abramo Lincoln sospese l’Habeas Corpus (una norma tipica del sistema anglosassone di Common Law, intesa a impedire gli arresti e le detenzioni di cittadini nel caso in cui fosse impossibile formulare, a loro carico, precisi elementi di accusa; cfr. A. ENGLISH FRENCH, Trials in Times of War. Do the Bush Military Commissions Sacrifice Our Freedoms?, in “Ohio State Law Journal”, Vol. 63: 1225 (20)), autoconferendosi il potere di arrestare i cittadini “sleali” (vale a dire i simpatizzanti della Confederazione Sudista), senza consentire loro di appellarsi ai tribunali per ricorrere contro il loro arresto [cfr. M. M. MATTHEWS, Restoring the Imperial Presidency: An Examination of President Bush’s New Emergency Powers, 23 “Hamline J. Pub. L. & Pol.Y.”, 455, 465 (2002)].
       La Corte Suprema degli Stati Uniti – vale a dire il massimo organo giuridico del Paese ritenne che questa gestione del potere da parte del Presidente fosseincostituzionale [cfr. Ex parte Merryman, 17 F. Cass. 144, 149 (C.C.D. Md 1861) (No. 9,487). John Merryman era un secessionista del Maryland, uno Stato rimasto nell’Unione, ma dove la presenza di simpatizzanti della Confederazione era molto consistente, il quale era stato arrestato per aver compiuto atti di violenza a carico delle forze dell’Unione],basando la propria valutazione sul fatto che solo il Congresso aveva il diritto di sospendere l’Habeas Corpus e che, con tale decisione, il presidente stesso era andato al di là dei poteri conferitigli in tempo di guerra [peraltro resterebbe sempre da stabilire – ed è una questione non da poco – se un conflitto civile possa essere considerato una guerra].

Lincoln, tuttavia, fidando di poter contare sul favore popolare, ne ignorò la decisione. Due anni dopo, il Congresso autorizzò analoghe future sospensioni dell’Habeas Corpus, senza stabilirne direttamente la legittimità, ma limitandosi di fatto a condonare le precedenti decisioni del Presidente [cfr. R. RAIMOND, The Role of Indefinite Detention in Antiterrorism Legislation, in “Kansas Law Review”, vol. 54, 2006, p. 518], dopo che quest’ultimo aveva spiegato di essere stato costretto ad agire come aveva agito per proteggere il Paese in un momento di gravissima crisi, in cui era messa a repentaglio la sua stessa esistenza.

2. Per dirla con la celebre affermazione di Carl Schmitt, l’unica cosa che emerge con chiarezza da tale questione è che “sovrano è chi decide sullo stato di eccezione“, e il presidente Lincoln riuscì ad esserlo. Ma affermare che, nel farlo, egli non abbia proceduto a numerose forzature del dettato costituzionale, è un autentico falso, visto che egli si mise addirittura in rotta di collisione con la Corte Suprema.
Per non parlare del fatto – il più decisivo di tutti – che, in uno Stato federale come gli USA, dunque basato su un patto (foedus) di adesione a una struttura comune, sicuramente esisteva il diritto dei singoli Stati contraenti di secedere dal medesimo, nel momento in cui tale struttura comune non era più ritenuta in grado di garantire i diritti e gli interessi dei singoli Stati. Ed è proprio la questione della legittimità del diritto alla secessione che, ancora oggi, non può che ribadire la fondatezza delle tesi degli Stati del Sud.
Tutto ciò non muta ovviamente una virgola della vicenda storica, ma chiarisce – una volta di più – che l’unica forza realmente decisiva, nella storia umana, è quella delle armi, non certo quella del diritto.

PIERO VISANI

http://derteufel50.blogspot.de/


 

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