Aspasia e Pericle, di Fulvio Marino

José_Garnelo_y_Alda_-_Aspasia_y_Pericles

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Aspàsia, chi era costei? Ma lasciamo stare Manzoni (Carneade, chi era costui?) . Intorno al 450 a.C. arrivò ad Atene, provenendo da Mileto. Era, Mileto, la città più importante tra le città greche, che noi erroneamente chiamiamo “colonie”, che si trovavano sulla costa dell’Anatolia, oggi turca, nell’area mediterranea dirimpetto a Samo. La città odierna più vicina è Bodrum, nome turco dell’antica Alicarnasso. Mileto ha avuto un’importanza straordinaria nella storia della nostra cultura. Straordinaria. Ma questo è noto quasi solo a chi ha confidenza con gli studi umanistici.
Aspasia ad Atene trovò Pericle già in posizione eminente nella vita politica della città, e ne divenne amica, compagna e probabilmente moglie. Era una donna che incarnava un tipo femminile del tutto estraneo all’intera tradizione greca ed ateniese in particolare. In Atene il ruolo tradizionale era di figlia, prima, poi di moglie e “regina della casa”, fattrice ed educatrice dei figli del padrone di casa, destinata ad una vita da reclusa, essendole consentito di uscire solo in rare e determinate occasioni. Il matrimonio con una come Aspasia divenne pretesto di attacchi a Pericle da parte dei suoi avversari politici: una straniera! Ed una con quel cervello!! Pericle il centro di Atene, Atene il centro del mondo, quindi un Pericle al centro del mondo che divide lo spazio con una così! Che scandalo!!
Aspasia, infatti, partecipava ai simposi (così chiamavano i banchetti) quasi esclusivamente maschili, danzava cantava recitava esibiva la sua raffinatezza ed eleganza, e discuteva di tutto, tenendo testa agli uomini sapienti. E sì, che a casa di Pericle ne incontrava: Socrate, Anassagora, Alcibiade, Fidia, Ippocrate, Zenone di Elea………. Atene era la calamita dell’elemento intellettuale greco, in qualunque parte del mondo fosse nato. E fu inevitabile che Pericle ed Aspasia si incontrassero. Era qualificata come Etèra (=compagna), antenata di quelle che nel Rinascimento erano note come Cortigiane, anch’esse famose per cultura finezza ed eleganza, a volte poetesse. Poi la stirpe italica ha preso a decadere, ed oggi, al posto di etere e cortigiane, abbiamo le escort (alcune remunerate a carico dello Stato, cioè a carico nostro), che non esibiscono arte e cultura, ma parti anatomiche, partecipando alle cosiddette “cene eleganti” (?), travestite da infermiere suore poliziotte ed anche da Ronaldinho, per eccitare squallidi vegliardi bavosi, messi a governare l’Italia da un popolo disorientato e confuso. Un vero inno alla figura femminile!
E Pericle era l’interfaccia maschile di Aspasia: colto, raffinato, elegante nel manifestarsi, esercitava un fascino irresistibile sugli ateniesi, che finirono con l’affidarsi in tutto e per tutto a lui. Ma mica tutti tutti! La sua gestione politica riprendeva l’impostazione di Temistocle, ma la ingigantiva e portava alle estreme conseguenze. Favorì il mercato, dando forza ad una categoria sociale che chiameremmo noi “borghese”, suscitando quindi l’avversione degli aristocratici, economicamente e culturalmente legati alla centralità della terra e di chi la possedeva: cioè loro. Ed iniziò con loro un lungo braccio di ferro, attirandosi il favore delle masse. Il commercio produceva imponenti e rapide ricchezze, e la distanza tra ricchi e poveri andò crescendo e provocando così un atteggiamento di rivendicazione sempre più imperativa, da parte di chi si vedeva messo indietro.
Per prima cosa promosse riforme, che noi diremmo costituzionali, sottraendo potere agli aristocratici e trasferendolo al demos (=le masse). L’assemblea generale, da organo di indirizzo e verifica, nelle sue mani divenne organo decisionale, praticamente su tutto. Adottò un provvedimento che di sicuro ha una valenza democratica, ma, senza i necessari argini, si trasformò in un tragico danno: il gettone di presenza alle assemblee. L’intenzione, almeno quella dichiarata, era di impedire l’assenza dei cittadini alle assemblee per ragioni economiche, ma presto i cittadini lo trasformarono in una sorta di mestiere remunerato a spese pubbliche. Insomma si passò da una democrazia rappresentativa ad una democrazia assembleare e diretta, nella quale non si decideva in base alla logica e nell’interesse generale, ma sotto la spinta delle televisioni e dei giornali e dei capipopolo, chiamati da Aristotele “demagoghi”. Platone vide tutto ciò, e lo commentò nel Menesseno, come già esposto nel post precedente a questo.
Lanciò poi un piano di lavori pubblici (il new deal di allora), finalizzato a trasformare Atene in una città anche architettonicamente ed urbanisticamente superiore in assoluto. Ed in tale contesto si colloca anche la ricostruzione dell’acropoli, le cui rovine tanta emozione suscitano ancora oggi al visitatore. Salari per tutti! Le colonne del Partenone (come per tutti i templi antichi) erano colorate del colore dell’oro: i marinai che veleggiavano nel golfo Saronico (il mare di Atene), in certe ore vedevano gli sfavillanti bagliori del tempio colpito dal sole: e la suggestione stordiva gli astanti.
Attirò molti “capitalisti” ad Atene, perché andassero ad investirvi i loro capitali: la costruzione delle fabbriche, e la successiva produzione di beni, portarono altro lavoro e denaro nelle tasche degli ateniesi. Famosa la fabbrica di armi di Cefalo, un ricco siracusano, che si fece convincere da Pericle ad investire i propri denari ad Atene, con agevolazioni fiscali e trattamenti di favore, e lui costruì opificio e casa al Pireo, nella quale Platone ambienta il fondamentale dialogo intitolato “Repubblica”. Come si fa oggi. Cefalo, inoltre, era anche padre di Lisia, il futuro grande oratore.
Dovette poi lanciarsi, per accontentare le richieste sempre più pressanti del demos, alla conquista di sempre nuovi mercati, con le buone e spesso con le cattive, scatenando una serie di guerre, alcune sanguinose ed altre anche vergognose (come quella, dopo la sua morte, contro l’isola di Melo). Per arrivare poi alla più rovinosa delle guerre, quella contro Sparta, nota come “Guerra del Peloponneso”. Erano estranei a questa scelta bellica i produttori di armi, come Cefalo? La costruzione di armi si porta inevitabilmente dietro il loro uso, ovvero la guerra. Nel 1914 l’industria Ansaldo finanziò il Popolo d’Italia, giornale fondato da Mussolini, che era stato espulso dal partito socialista, per il suo interventismo. E grazie anche a lui la guerra ci fu, ed i padroni dell’Ansaldo si arricchirono producendo armamenti pesanti e leggeri, mentre 600000 italiani ci lasciavano la pelle.
Ma tutta questa politica rampante e frenetica aveva un costo. A chi farne pagare il conto? Mettere nuove tasse? Non era il caso: cento anni prima il tiranno Ipparco era stato ucciso, e suo fratello Ippia costretto all’esilio, anche per questa ragione, le tasse. E poi non puoi dare lavoro e salario con una mano, per poi sottrarlo con l’altra. Un po’ come succede tra noi oggi: mi togli l’ICI, ma poi mi fai crescere le imposte locali, al punto che pago oggi il triplo dell’ICI di ieri. Aridàtece l’ICI! Il conto Pericle lo presentò ai soci della Lega Delio-Attica. Questa era nata su impulso di Temistocle in funzione anti persiana, e vi avevano aderito quasi tutte le città rivierasche e le isole. Aveva sede nel santuario di Apollo a Delo, dove si conservava anche il tesoro alimentato dai contributi dei soci. Pericle, con un atto di imperio, trasferì sede e tesoro ad Atene, e con prepotenza usò quei fondi (versati – ripeto – per respingere eventuali attacchi persiani), per abbellire Atene, ricostruire l’acropoli, e dare opportunità di lavoro agli ateniesi. Il Partenone, dunque, è il prodotto di un furto!
I suoi avversari politici – gli aristocratici – non rimasero a guardare. Misero sotto processo il filosofo Anassagora, primo consigliere di Pericle, con l’accusa di empietà, cioè ateismo. E lo cacciarono da Atene. Misero sotto processo e in galera lo scultore Fidia, grande amico di Pericle: aveva scolpito la famosissima statua crisoelefantiva (=di oro ed avorio) di Atena Parthenos, che troneggiava nel Partenone, ma un bel po’ d’oro gli era rimasto attaccato ……alle mani; e poi mandarono sotto processo Aspasia, accusandola di scandalosa spregiudicatezza e corruzione dell’animo delle donne di Atene, e si salvò a stento e solo grazie all’appassionato intervento di Pericle. Insomma provarono a fargli terra bruciata intorno: colpivano quelli, ma il bersaglio era lui.
A quelle accuse io per parte mia ne aggiungerei una, la più grave, buona per riflettere un po’ anche sulla nostra situazione attuale: trasformò la democrazia ateniese, che da elettiva e rappresentativa divenne diretta, assembleare e plebiscitaria. Finché ci fu lui, uomo dotato di cultura e di grande ascendente, le cose più o meno funzionarono. Ma, morto lui, gli ateniesi ormai avevano fatto una lunga abitudine al regime assembleare e ad affidarsi ad UNO CHE METTE LE COSE A POSTO, troncando le estenuanti diatribe ed inconcludenti. Il suo posto fu preso da capipopolo, arruffapopolo, demagoghi, avventurieri senza scrupoli, che presentavano i loro avversari politici come nemici, li denigravano, li insultavano con grande godimento della plebaglia. E la vita politica di Atene virò verso l’imbarbarimento, fino alla tragedia della sconfitta con Sparta. Fine della democrazia originaria, lungo crepuscolo fino alla sottomissione ai macedoni prima ed a Roma poi. Platone dice che la DEMOCRAZIA E’ UN’ARISTOCRAZIA (di mente e di cuore) CON IL CONSENSO DELLE MASSE. Il consenso. Perché le decisioni, poi, spettano a chi ci capisce.
Nella lingua greca antica esiste un vocabolo, IDIOTES. Questa parola ha come primo significato “un cittadino mentre si dedica alle sue cose private”, ma il suo secondo significato è “idiota”. Qual è, se c’è, il nesso? E’ il seguente: “Colui che si astiene del tutto dalla vita politica, per pensare ai suoi fatti privati, è un idiota, perché gli altri decideranno anche per lui.”. Vedi le devastazioni della seconda guerra mondiale, che hanno coinvolto anche quelli che si ritrovarono in guerra “a loro insaputa”. Ma anche l’uomo della Provvidenza ed il regime plebiscitario sono qualcosa di antistorico: Pericle era un uomo di spessore, eppure ha fatto ciò che ho scritto. Vedete intorno a voi uno, uno solo, da paragonare a Pericle? Se mi si permette un’opinione, per me lo schema è quello di Platone: il potere affidato, temporaneamente, dal popolo ai migliori (al plurale). Grazie per la pazienza, e alla prossima… (toccherà ad Orazio, CARPE DIEM, che non vuol dire cogli l’attimo).

 

di Fulvio Marino

Fulvio Marino

Ex insegnante

appassionato di cultura, specialmente classica, attento alla politica, innamorato della democrazia.

“Càpita nella vita sia personale che comunitaria di avere la sensazione di aver fatto una corsa troppo veloce, di esere andati troppo avanti, al punto di non percepire più dove ci si trovi. Allora è saggio fermarsi, sedersi, e parlare con se stessi. Ed in questo ci aiutano le voci dei grandi del passato, e qui da noi sono stati veramente grandi e veramente tanti. Si recuperano così le radici del nostro essere, e si riprende slancio, dopo aver meditato un pochino e riflettuto. Ed è questo ciò che intenderei fare, offrire a chi li apprezza spunti di riflessione, angoli di astrazione dal presente, che proprio gratificante non è. Spero di fare cosa gradita.” 

Fulvio Marino


 

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Fulvio Marino
Ex insegnante appassionato di cultura, specialmente classica, attento alla politica, innamorato della democrazia.“Càpita nella vita sia personale che comunitaria di avere la sensazione di aver fatto una corsa troppo veloce, di esere andati troppo avanti, al punto di non percepire più dove ci si trovi. Allora è saggio fermarsi, sedersi, e parlare con se stessi. Ed in questo ci aiutano le voci dei grandi del passato, e qui da noi sono stati veramente grandi e veramente tanti. Si recuperano così le radici del nostro essere, e si riprende slancio, dopo aver meditato un pochino e riflettuto. Ed è questo ciò che intenderei fare, offrire a chi li apprezza spunti di riflessione, angoli di astrazione dal presente, che proprio gratificante non è. Spero di fare cosa gradita.” Fulvio Marino (autore del libro"Il pifferaio tragico" ) Articoli

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